Il cane e il mito
Il cognome "danése", secondo i dizionari etimologici, viene indicato come derivante da: agg. e s. m. "della Danimarca" (sec. XIV, La Spagna: LN XIII (1952) 76), "alano tedesco" (danesino: 1710, L. Magalotti; cane danese: 1846, Carena I 297). Fr. ant. danoise "danese" (sec. XIII), dal francone danisk; danois "cane danese" (1753).
É evidente l'accostamento con il cane e il suo uso simbolico.
Il cane è il più antico animale domestico dell'uomo e rappresenta simbolicamente innanzitutto la fedeltà e la vigilanza (due attributi che ben si addicono, tra l'altro, a chi, abate, frate o armigero che fosse, per funzione è rimasto a guardia dei territori infeudati al monastero di Tours).
Non di rado il cane viene considerato guardiano dell'aldilà (Anubis), oppure viene sacrificato ai defunti per poter servire loro da guida anche nell'altro mondo.
Vediamo la funzione del cane, in parallelo, all'interno dei miti di due grandi civiltà: la tibetana e l'egizia. Nella versione tibetana a firma di dPa' -bo-gtsung-lag, il re Gri-gum possiede una cagna (in tibetano khyi-mo) ovvero "orecchio segreto che ascolta", che inviÚ alla corte del fratello e avversario Lo-ngam, affinché carpisse segreti fondamentali riguardanti l'imminente scontro. In altri testi, la cagna rappresentava una delle manifestazioni dello stesso re Gri-gum e, dunque, era una sua magica apparizione. In ambito egiziano la figura dei canidi ricorre sovente (sciacallo), come simbolo dell'intuito, un attributo che veniva impiegato per esprimere il titolo ufficiale di magistrato incaricato di condurre le indagini. Il dio Anubi dalla testa di sciacallo aiuta Horus e Iside nella loro missione di salvezza e in alcune tradizioni viene addirittura identificato come miracolosa manifestazione dell'anima di Osiride, proprio come avviene per Gri-gum. Pertanto, come vendicatore di sé stesso in forma di cane e come aiutante di Horus, sconfigge Seth (in questa accezione è narrato nel I Libro della Biblioteke Historike da Diodoro, il quale ci informa che in epoca romana i cani guidavano le processioni in onore della dea Iside.

I cani sono considerati in grado di "vedere gli spiriti" e quindi di salvaguardare dai pericoli invisibili. In alcune culture primitive il cane, a causa della sua intelligenza e della facilità di apprendimento, viene considerato portatore di beni per la civiltà umana.

Esculapio ed Ermes (equivalente di Mercurio e di Thoth) erano accompagnati da cani, come più tardi i santi Uberto, Eustachio e Rocco.
Non va dimenticata la costellazione del Cane (Canis maior) la cui stella principale, Sirio, ha rappresentato per i popoli antichi un punto di riferimento essenziale.
Presso i Celti, cultura della quale è interessante notare la contiguità e l'assonanza con quelle norrene, il cane era accompagnatore di Epona, dea dei cavalli e della caccia in relazione al dio Nodens/Nuadu.
L'eroe delle leggende irlandesi dell'Ulster porta il nome di Cu Chulainn, il Cane di Culann. Cu Chulainn, figlio del dio Lug e di Eithne. La sua nascita terrena è il risultato della convivenza del re Conchobar con sua sorella Deichtire durante un viaggio nell'altro mondo. Ha, come padre putativo, Sualtam e come padre adottivo il poeta Amorgen.
Queste quattro paternità lo rendono un'eroe comune all'interno dell'Ulster. Il suo primo nome è Setanta ("colui che è in cammino"); egli deve il suo nome definitivo alla sua prima impresa giovanile, l'uccisione del cane da guardia (o da combattimento) del fabbro Culann.
Cu Chulainn è il protagonista del grande racconto di Tain Bo Cualnge, che descrive diffusamente i duelli sostenuti dall'eroe nella difesa dei confini dell'Ulster.
Cu Chulainn impedisce il passaggio alle schiere delle altre quattro provincie dell'Irlanda, coalizzate contro l'Ulster e capeggiate dalla regina Medb.
Il popolo dei Danesi (i Vichinghi) si consideravano figli del dio Dan, figlio di Dana. "I Danesi, che rivelano moltissimi aspetti matriarcali ‚ scrive Margarete Riemschneider - fanno risalire" a Dana, "il loro padre capostipite Dan". Dan è dunque legato ai Tuatha dé Danann, la stirpe della Dea Dana (Tuatha dé Danann = Gente della Dea Dana), la quale è indicata anche con il nome di Ana o Anu, denominazione simile a quella della massima divinità sumerica: Anu.
La dea Dana
Rimanendo in ambito celtico, è interessante anche il fatto che "Ö con l'andar del tempo, i druidi persero alcune delle loro funzioni, che passarono ai brithem, sorta di giudici di professione incaricati di dirimere le dispute, e si fusero poi nella casta dei fili, che comprendeva anche i bardi e gli scienziati delle varie discipline, vale a dire gli Aes Dana, la classe dei sapienti e di coloro che possedevano un'arte".
Aes Dana, per inversione ermetica, è Dana aes, ossia Danés.
Protettore degli Aes Dana è Lug, il Mercurio Gallo-Romano, l'Hermes greco, dio di tutte le arti; Lug Samildanach, "abile in molte tecniche", dio estraneo a ogni classificazione e a ogni funzione perché le trascende tutte. Mercurio è l'egizio Thoth, la "lingua di Ra", ossia l'aspetto del divino in manifestazione.
 
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