Il giglio
"Il giglio è in araldica il più nobile di tutti i fiori", scrisse il Crolialanza, e tale lapidaria affermazione, sostiene in proposito Alberto Lembo, è veramente espressione di una realtà incontestabile. I motivi di tale giudizio si fondano su due elementi: l'antichità, in quanto le prime rappresentazioni dei giglio come simbolo risalgono ad epoche remote, in qualche caso addirittura pre-araldiche, e l'importanza, in quanto il giglio fu strettamente legato al regno di Francia, la prima monarchia
nazionale europea, ed alla sua milienaria dinastia di Sovrani".
E' stato ipotizzato che, in origine, i Franchi portassero come insegna tre rospi (o tre rane) e che questi venissero poi mutati in gigli d'oro dopo il battesimo di Ciodoveo, nel 481, a Reims da parte dei vescovo di Tours e dopo che lo stesso Ciodoveo aveva messo, per l'occasione, il suo regno sotto la protezione di San Martino (altri dicono che le rane fossero, in realtà, tre corone od anche tre crescenti di luna).
"E' certo - ricorda Alberto Lembo - che dai tempi più remoti i re Carolingi e Capetingi portarono un manto ornato di gigli, ripetendo l'uso di un simbolo ritenuto regale, il giglio, appunto, che fu trovato effigiato sul mausoleo di Childedco, padre di Ciodoveo, a Toumay. Altri gigli compaiono, e numerosi, nei cosiddetti "arazzi di Bayeux", che rievocano coi loro ciclo di immagini la conquista dell'Inghilterra da parte di Guglielmo di Normandia nel 1066. Altre rappresentazioni risalgono ai secoli XI e XII; a volte i gigli compaiono con una lunga appendice che li qualifica come parti terminali di uno scettro; in ogni caso si tratta di un simbolo di potere regale. E' storicamente provato che Luigi VII (1137-1180) fu il primo re di Francia a fare ufficialmente uso dei gigli, che furono posti in uno scudo nella forma araldicamente nota come "seminato di Francia" che è d'azzurro, seminato di gigli d'oro (arma detta anche "di Francia antica"). Così fu fino al regno di Cado V (1364-1380) che nel 1376 ridusse i gigli a tre soli, dando loro la disposizione definitiva nell'arma detta "moderna" della monarchia francese che è: d'azzurro, a tre gigli d'oro. Quest'arma nella sua rappresentazione "piena", cioè integra, senza alcun tipo di "brisura", poteva essere portata dal solo re di Francia, maschio primogenito della discendenza di Ugo Capeto e di S. Luigi. Questo giglio simboleggiava, in origine, la speranza, la purezza, la giustizia, concetti sublimati dall'uso congiunto dell'oro, il più nobile dei metalli, e dell'azzurro, il più nobile degli smalti araldici: per quanto riguarda la simbologia dei numero dei gigli (tre) e delle sue punte (sempre tre) c'è da perdersi tra le più complicate elucubrazioni".
 
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