L'IMPEGNO DI PADRE FABIO DANESI: UNA MISSIONE FINITA CON "IL MASSIMO DEI VOTI"
"Ricordo ancora l'entusiasmo che provai per quei sacerdoti che si opponevano ai ricchi in difesa degli Indios". 

Padre Fabio Danesi è nato ad Alzano Lombardo il 9 febbraio 1955 ed è morto il 7 marzo del 1990, quando aveva da poco compiuto i 35 anni. Entrato nella Compagnia di Gesù, ha svolto la sua attività a Roma, a Milano e a Taiwan. Gli ultimi periodi della sua vita li ha trascorsi insegnando fisica a Torino. "Appariva - dice di lui un allievo - spoglio di intenzioni dogmatiche, anzi così completamente disponibile da capovolgere un normale rapporto verticale insegnanti-studenti".
"Quando se ne è andato - scrive Veronica, un'allieva - non ho capito come mai una persona "modello" come lui avesse dovuto avere questa sorte. Poi Padre Boschi, nella messa che doveva dire Padre Danesi, ha fatto capire a me e anche ai miei compagni che aveva finito la sua missione, diciamo con "i massimi voti". Aveva ragione!".

Padre Fabio Danesi aveva le sue radici a Parzanica (il padre Giovanni è nato a Parzanica il 4 marzo 1922) (1) e come appartenente alla comunità dei Parzè lo vogliamo ricordare. Lo facciamo attraverso le sue parole di presentazione di sè e del suo cammino in occasione della sua partenza per Taiwan e per l'ordinazione sacerdotale.
"Sono nato a cresciuto ad Alzano Lombardo, alla periferia di Bergamo. Ricordo molto positivamente la mia infanzia e la mia giovinezza, trascorse nel sereno ambiente della mia famiglia profondamente cristiana. E' stato quindi spontaneo, per me, crescere nella fede della mia famiglia, seguendo tutto l'itinerario di formazione predisposto dalla mia parrocchia, dove, fin dall'adolescenza cominciai anche a vivere il servizio e la donazione agli altri.
Ho incontrato il Signore sulla mia strada, però, solo il 15 agosto 1975. Ero in un periodo di crisi di crescita: avevo iniziato da due anni l'Università (Facoltà di Fisica, Università Statale di Milano) e, benchè l'argomento di studio mi appassionasse, non mi ritrovavo in ciò che facevo, mi sembrava tutto vuoto, privo di un significato valido per me. Quel 15 agosto ero in vacanza con il gruppo giovanile della mia parrocchia, a Pizzino, nelle Prealpi Bergamasche. Durante la serata in allegria con canti, balli e scenette varie, mi sentii chiamato a mettermi in preghiera nella cappellina della casa che ci accoglieva e... dovettero venire poi gli amici a cercarmi, preoccupati perchè non mi vedevano più.

Di per sè c'è stato solo lo spazio di recitare alcune preghiere e di rendermi conto della situazione di crisi in cui versavo dopo il passaggio dal liceo all'Università e dall'ambiente del paese a quello di Milano. Era soprattutto una crisi di impostazione di ciò che volevo dalla vita, in quanto avevo dato uno spazio eccessivo al lavoro e allo studio della Fisica, facendo di tutto questo il nucleo dominante la mia esistenza.
In quel momento ripercorsi un po' tutta la mia storia e, con l'aiuto del Signore, mi sembrò di capire che la mia situazione fosse simile a quella del Ribadeneira, quando S. Ignazio lo salva dalle strade di Roma, così come l'avevo letta nel libro di P.L. Del Zanna "Il capitano di fuoco". Ciò per me voleva dire che la mia situazione era una crisi vocazionale, almeno in senso lato e che da solo non mi ritenevo in grado di fare tutto il cammino necessario per venirne fuori. Mi fu però cbiaro fin dall'inizio che, se ciò che il Signore voleva da me era il vivere solo per Lui, questo voleva dire, per me, diventare gesuita.La decisione l'ho presa il l∞ novembre 1976, mentre il sacerdote recitava il canone prima del Padre Nostro. E' stato il momento finale del mio cammino. Dopo cinque giorni di esercizi spirituali con P. Natalino Spaccapelo e dopo averci riflettuto un mese da solo, giunsi alla conclusione che dovevo quanto meno sperimentarmi all'interno della vita religiosa e quindi chiesi di entrare nella Compagnia. Ho finito l'università e sono entrato in Compagnia nel gennaio '79, altri due anni di noviziato e l'11 gennaio '81 ho fatto i voti.
Don Fabio qui fotografato con la famiglia

Perchè proprio la Compagnia? Veramente, è stato Dio a scegliere per me! Prima di tutto c'è stato un programma televisivo che ho visto alle medie sui gesuiti in America Latina, ricordo ancora l'entusiasmo che provai per quei sacerdoti che si opponevano ai ricchi in difesa degli Indios.
Poi durante il Liceo, a Roma, quando ero ospite di un mio zio, scalabriniano, lessi per caso la vita di S.lgnazio e mi appassionò tantissimo.
Sono episodi, però quella sera del 15 agosto, quando potevo contare solo sulle mie forze, mi è rivenuta in mente la vita di S. Ignazio e un paio di mesi dopo, a Milano, invece di andare all'Università, sono andato a S. Fedele a chiedere se c'era qualcuno che si occupasse di vocazioni, per avere un aiuto.
Una cosa mi ha toccato in particolare, a livello personale, ed è stata la scoperta dell'importanza che la Compagnia dà all'apostolato culturale come forma di evangelizzazione. Questo mi ha colpito profondamente perchè ho sempre dato peso alle forme di cultura anche a livello scientifico.
In Compagnia, poi, dopo il Noviziato fatto a Frascati, ho studiato filosofia a Napoli; poi venni inviato in magistero a Taiwan dove rimasi un anno e poi a Palermo, al collegio Gonzaga, per un altro anno. Tre anni fa, infine, ho iniziato la Teologia.
Apprestandomi ormai a ricevere l'ordine del presbiterato nella convinzione che questo sia ciò che il Signore si aspetta da me, penso che lo stato d'animo in cui mi trovo sia ben espresso dall'ultimo periodo della formula dei voti ".
"Domando, quindi, umilmente, alla tua immensa Bontà e Clemenza, per il Sangue di Gesù Cristo, di voler accettare la consumazione di questa offerta come sacrificio a te gradito e come mi hai dato grazia di desiderarlo e di offrirlo, così concedimela ancora più grande per portarlo a compimento ".


(1) Giovanni Danesi è a sua volta figlio di Giovanni, anch'egli nato a Parzanica.

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