A
sostenere maggiormente l'ipotesi che vuole derivare il nome di Parzanica
dalla residenza del bargello, troviamo la sopravvivenza, riscontrabile
negli stati d'anime della Parrocchia S.Colombano, di soprannomi come
Pörge. Inoltre, gli abitanti della frazione Acquaiolo, ancora
oggi, vengono definiti Bargiöi, ossia Bargelli. Il termine, per
inversione del significato, come spesso accade, da quello di funzionario
e, per estensione, di guardiano, è passato a quello di briccone
(1). Nelle dispute tra gli abitanti di Parzanica (Guelfi) e quella
dell'Acquaiolo (Ghibellini) e nella rivalità di contrada che
è durata sino ai nostri giorni, il termine di Bargiöi
ha assunto un tono canzonatorio, ma rivela appieno la propria origine,
sottolineando la funzione di Parzanica come sede del Barigildo di
Carlo Magno.
Vediamo, in ogni caso e per completezza di analisi, altre possibili
derivazioni. Da escludere il latino partiarium, indicante colui il
quale lavora i poderi altrui. Interessante e romantico il bretone
Barzh (bardo, poeta, menestrello) e Barzoneg (poema). Il bretone parzh
significa luogo, paraggi. In questo caso avremmo: parzh (luogo) ica
(luogo). Ci troviamo di fronte ad una ripetizione che rende improbabile
la derivazione. Più interessante è il bretone porzh,
porzhad, che può significare sia corte di giustizia,
sia porta, valico, accesso. Porzhan, infine, significa accesso. |
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Ambedue le possibili
etimologie di Parzanica si attagliano alla conformazione dei luoghi e
alla loro storia: corte di giustizia, in quanto sede del barigildo (la
börgia) e valico, porta di accesso alla Valcamonica.
Tuttavia, a farci propendere per la prima interpretazione c'è la
storia, che ci riporta alla donazione del territorio da parte di Carlo
Magno all'abbazia di Tours e il cognome di una delle famiglie più
numerose a Parzanica sin da tempi antichi: i Danesi, in origine Daneis,
versione francese dell'anglosassone denisc, probabilmente soldati di Carlo
Magno e di Uggeri il Danese, ovvero Vikinghi, venuti a controllare le
terre lasciate in feudo all'abbazia di Tours. A sostegno della derivazione
dei Danesi di Parzanica da uomini legati alle truppe di Carlo Magno e
di Uggeri, ci soccorrono il simbolo di clan e i soprannomi ancora in uso
nel 1.700: Dandanes, Purja, Burja e nell'Ottocento: Pörgia, Pörge.
La j viene pronunciata come la g e, dunque, Purja, Burja e Pörgia
o Pörge si equivalgono.
Nello stemma attribuito ai Danesi, vediamo un cane che tiene la zampa
alzata a protezione del giglio, simbolo della monarchia francese.
Il cane nel mondo celtico e norreno è associato al guerriero. I
termini di origine celtica ki, gi, kon, cù entrano nei cognomi
dei guerrieri. Konan Mariadeg è il fondatore leggendario della
Bretagna. Quello di "cane" è un appellativo elogiativo
per i guerrieri che dimostrano di avere l'ardore dei cani da combattimento.
C'è ancora chi, nei giorni nostri, chiama i Danesi Candanés.(2)
Il "cane" guerriero Danese ha la zampa alzata a protezione del
giglio, simbolo dell'Imperatore Carlo Magno e, più in generale,
delle case regnanti di Francia. Lo stemma indica pertanto lo status del
Daneis: guerriero valoroso al servizio di Carlo Magno.
In Bretone, lingua celtica continentale, Dandan significa rosso (dandan
en oabl = il cielo rosso all'orizzonte). Quindi Dandanes può ben
siginificare Daneis il rosso.
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Purja (Pörgia
o Börgia) lo troviamo nel Bretone purj, purjan, dal significato
sufficientemente chiaro: purgare, scontare una pena. E' facile, ancora
una volta, l'associazione con la prigione, la Börgia, residenza
del Bargello (Bargileus).
In un documento dell'archivio parrocchiale di Sarnico, datato 1 agosto
1461, si trova testimonianza della presenza di " ... Augustino
filio Bartholomei olim altrius Augustì de Castello sive Civitatis
Parzani, omnibus habitantibus decti loci de Sarnici et omnibus pergamenibus
notis et Daneis ...". (3) (si tratta dunque di un Augustino figlio
di Bartolomeo, altrimenti detto Augustì de Castello, cittadino
di Parzanica, noto come Daneis).
"Dagli atti parrocchiali a nostra disposizione - scrive in proposito
Albino Bordogna - già nel 1.500 le famiglie degli Zanni, dei
Tonni, dei Danesi e dei Cristinelli avevano possesso dei campi, dei
boschi e soprattutto del numeroso bestiame, in particolare pecore,
che nei tempi antichi significavano potenza". (4) |
Nelle ricerche effettuate dal Comune di Parzanica e pubblicate in un
libro edito dal Comune stesso, si fa risalire l'origine più antica
dei Danesi all'ottavo secolo (700), allorquando i Danesi di Parzanica
giunsero nell'area sebina dopo che le terre di Valle Camonica e dell'Iseo,
per decreto reale di Carlo Magno, furono assoggettati al monastero di
Tours.
Nel saggio storico del Comune di Parzanica si fa esplicito riferimento
ad "abati e monaci, alla testa di soldati", che "vennero
a combattere l'arianesimo longobardo, tutti provenienti da Nord, per cui
l'appellativo di danesi".
I Danesi vengono inoltre definiti: "discendenti di quei frati o soldati
provenienti dal Nord Europa".
Nel testo di Parzanica si fa anche riferimento al monaco Colombano, il
quale, nel 600, seguito da compagni Irlandesi e Danesi, si stanziò
in Italia, nel monastero di Bobbio, per combattere l'arianesimo che negava
la Trinità. Tra il S.Colombano che giunse a Bobbio nel 600 e il
monastero di Tours ci sono legami profondi, se si considera che il monaco
irlandese, nipote di S.Columba di Jona, prima di arrivare in Italia si
recò a rendere omaggio alla tomba di S.Martino, assieme al suo
confratello S.Gallo e a Tours soggiornò per un certo periodo. Ma
questo è un altro capitolo.
Torniamo ai Danesi, o meglio, ai Danése (il cognome volge verso
questa forma all'inizio del 1.700) o Daneis (come nel documento del 1.400).
Nel "Dizionario dei cognomi italiani" di Emidio De Felice, si
legge: Danése. Varianti: Danési, Danise e Danisi, Dainése
e Dainési. Alterati: Danesini e Danésin. Cognome diffuso
in tutta l'Italia peninsulare, con più alta frequenza in Lombardia
e nel Veneto (dove è specifico Danésin): la variante Danise
è propria del Sud. Ha alla base il nome Danése, documentato
e frequente già nel XII secolo, introdotto e affermatosi in Italia
con la letteratura epica francese del ciclo carolingio e, specialmente,
con i poemi "La chanson de Roland" e quindi "Ogier de Danemarche",
che ebbero larga diffusione, anche in adattamenti e rielaborazioni locali,
specie in Lombardia, nel Veneto e in Toscana. L'eroe di questi poemi è
Ogier o Oger de Danemarche o li Daneis, denominato anche "li Daneis
Ogier", italianizzato in Uggeri il Danése, un vassallo di
Carlo Magno, figlio del re di Danimarca, che passò dalla parte
del nemico di Carlo, Desiderio, re dei Longobardi. In qualche caso isolato
Danése può riflettere direttamente anche il patronimico
di Danimarca, cioè Danése, "abitante, oriundo della
Danimarca".
Interessante, nella descrizione di Emidio De Felice, non solo la forma
arcaica Danése, intesa come originaria, ma anche il riferimento
ad Uggeri il Danése (Daneis), per il suo legame con Desiderio e,
dunque, con l'area bresciana.
In ogni caso, sia l'abazia di Tours, sia Uggeri il Danése erano
vassalli di Carlo Magno e hanno avuto legami con aree geografiche tra
loro molto vicine, come la bresciana, la camuna e la sebina.
Chi
erano i frati di Tours?
Nella "Guide du pèlerin" edita nel maggio del 1996
da Denis Jeanson, a Tours, in occasione della visita del Pontefice
e distribuita nell'attuale basilica di San Martin (quindi testo ufficiale),
a proposito della comunità dei monaci si legge: "Lo statuto
della comunità resta molto impreciso sulle sue origini. L'abate
di cui parla Gregorio di Tours (nella sua storia dei Franchi, ndr),
sembra essere un semplice servente la tomba del vescovo e della chiesa
nella quale egli si trova. Anzitutto, gruppi di clerici sottomessi
a questo abate martyraire, prima del 640, ricevettero l'ordine dalla
regina Batilde di adottare la regola benedettina. Al IX secolo si
dicevano talvolta monaci, talvolta canonici, talvolta né l'uno
né l'altro.
Carlo Magno incaricò Alcuino di riportare questa comunità
nella regola comune, ma egli fallì. Dall'806 la lettera di
papa Leone III all'abate Wilfardo, suo successore, prova che i monaci
avevano cessato tutta la vita in comune. Il diploma di Luigi il Pio
dell'818, sotto l'abate Fridugise (807-834) indica che San Martino,
rimanendo abbazia reale di nome, di fatto era una collegiale di 200
canonici secolari,
formazione intermedia tra i monaci e il clero secolare. Nell'848 tutti
i membri si dichiarano di diritto canonici secolari. |
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Dopo la ricostruzione della
basilica (5), la comunità si compone di un rettore e di cappellani,
il cui numero varia seguendo i bisogni pastorali dei pellegrini".
I monaci di Tours, dunque, erano dei canonici che operavano nell'ambito
di un'abbazia reale. E' da presumere che i Danesi venuti a Parzanica facessero
parte delle truppe di Carlo Magno e di Uggeri il Danese (Daneis) e che
siano rimasti a presidio delle terre donate all'abazia reale di Tours.
Chi era Uggeri il Danese?
Uggeri il Danese, Ogier o li Danéis, denominato anche li Danéis
Ogier, nella Chanson de Roland è un personaggio eminente: se non
figura fra i dodici Pari che cadono a Roncisvalle, è però
ancora a fianco di Carlo Magno nel grandioso scontro finale con l'emiro
di Babilonia. Meglio ancora, è protagonista di una delle più
belle canzoni della cosiddetta "gesta dei vassalli ribelli":
vittima di un'ingiustizia da parte di Carlo Magno, lo combatte con disperato
eroismo, prima di giungere alla rinconciliazione finale. Uggeri, infatti,
figlio del re di Danimarca e vassallo di Carlo Magno, si alleò
con Desiderio, re dei Longobardi.
La forma arcaica del cognome Daneis, oltre a trovare riscontro nell'appellativo
di Ogier, è vicino alla forma bretone (quindi di derivazione celtica):
Dan o Daniez al maschile e Daned Daniaza al femminile.
A maggiore sottolineatura della derivazione dei Danesi di Parzanica da
uomini legati alle truppe di Carlo Magno e di Uggeri, ci soccorrono, come
abbiamo già visto, il simbolo di clan e i soprannomi ancora in
uso nel 1.700 e nell'Ottocento.
Discendenti di un Konan vikingo.
I Danesi, dunque, sono probabilmente tutti discendenti da un "Cane"
vikingo, ossia da un valoroso guerriero rosso di capelli (Dandan), nominato
per meriti da Carlo Magno Barigildo (Börgia) delle terre che poi
assumeranno il nome di Parzanica; o forse, da più di un soldato
danese, giunto nelle terre sebino-camune al servizio dei Franchi.
Non dobbiamo tuttavia scartare, a proposito del soprannome Purja,
anche l'ipotesi di uno o più Daneis imprigionati, in quanto fedeli
a Uggeri e, pertanto, passati dalla parte dei Longobardi ariani. Va sottolineato
che i Longobardi sono popolazione di origine danese e che, pertanto, non
deve essere stato difficile per le truppe danesi trovare con loro intesa
negli usi e nei costumi.
Il soprannome Purja potrebbe pertanto riferirsi a qualche Daneis incarcerato
a Parzanica (nella sede del barigildo c'era anche la prigione), in quanto
passato (come Uggeri il Danese) dalla parte dei Longobardi (Desiderio).
Il soprannome potrebbe dare sostegno alla vox populi, che ancora oggi
parla di Danesi fuggiaschi. La pena, ovviamente, si sarebbe estinta con
il ritorno di Uggeri (e di conseguenza dei suoi fedeli) nelle file di
Carlo Magno. Ribadiamo, comunque, che Purja e Pörgia o Pörge
si equivalgono, rendendo debole questa ultima interpretazione relativa
a Danesi imprigionati.
La storia della Valcamonica e del Sebino ci dice che ben presto l'occupante
Daneis si è accasato e amalgamato con la popolazione locale. Dopo
200 anni di dominazione Longobarda la Valle Camonica e il Sebino furono
occupati, nel 764, dalle truppe dei Franchi di Carlo Magno, che ottennero
un vittoria sui Longobardi. Dieci anni dopo, nel 774, lo stesso re franco
affidò le terre conquistate, come feudo, all'abbazia reale di Tours.
I privilegi di questo grande monastero durarono incontrastati e più
volte vennero riaffermati dai successori di Carlo, fino all'anno 837.
In quell'anno, poco tempo dopo la morte di Carlo, si erano già
rapidamente indebolite le strutture centraliste del suo vasto ma composito
Impero e i suoi successori diretti e i grandi feudatari avevano di fatto
già dissolto il Sacro Romano Impero in tanti piccoli regni, ducati,
contee e marchesati, quando, in seguito ad un contrasto politico-religioso-territoriale
tra Ludovico il Pio (protettore dell'abbazia di Tours) e Lotario, alcuni
possedimenti camuni vennero rivendicati da quest'ultimo al Monastero di
San Salvatore di Brescia. La diatriba continuò a lungo e solo cinquant'anni
dopo, nell'887, Carlo il Grosso riconfermò a San Martino di Tours
il possesso, i privilegi e l'infeudamento delle terre camuno-sebine. Tale
conferma fu poi rinnovata, il secolo dopo, nel 998, da Ottone III.
Tuttavia, ormai il dominio della potente e ricchissima abbazia francese
sulla valle stava per terminare, sia per la lontananza geografica, sia
perché gli inviati e delegati del monastero erano divenuti essi
stessi "camuni" a tutti gli effetti, sia perché i rapporti
tra i vari monasteri satelliti sorti nelle terre date in feudo e la casa
madre si erano, poco per volta, resi aleatori e poi completamente spezzati.
note
1 Barbara Colonna, Dizionario etimologico della lingua italiana, Newton.
2 Testimonianza del sindaco di Parzanica, Battista Cristinelli.
3 Archivio Parrocchiale Sarnico 1/8/1461
4 Parzanica, volume curato dal dottor Albino Bordogna e edito dal Comune
di Parzanica
5 La prima basilica (437) era di legno. Nel 470 l'abate Perpetuus la costruisce
in pietra. Nel 481 Clodoveo, fondatore della dinastia merovingia, dopo
essere stato battezzato a Reims dal vescovo di Tours, mette il suo regno
sotto la protezione di San Martino. La basilica subisce incendi nell'853,
903 e 997. Nel 997 viene abbattuta e rifondata. Nuovo incendio nel 1096.
Ricostruzione essenziale tra il 1096 e il 1190. Nel 1175-80 rimaneggiamenti
e ampliamenti nello stile dei Plantageneti. Ampliamenti e miglioramenti
nei secoli XII, XIV e XV. La basilica viene saccheggiata dagli Ugonotti
nel 1562 e trasformata in scuderia durante la Rivoluzione francese. Oggi
restano poche rovine.
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