Descrizione
La chiesa sorge su una roccia a picco sul Lago d’Iseo ed è
raggiungibile soltanto a piedi, attraverso una mulattiera che parte
dal paese di Parzanica. Datata da Albino Bordogna all’800- 900
d.C., essa sorge probabilmente sulle rovine di un antico luogo, denominato
“Castel dei Pagà”. Gabriele Rosa, a tale proposito,
cita un documento del 1050 che ricorda come sul “Mut dei Pagà”
si ritirassero gli ultimi ariani che contestavano l’invasione
da parte delle autorità cattoliche, che con la conquista dell’Italia
ad opera di Carlo Magno, s’imposero sulle popolazioni locali,
trasformando i centri religiosi “pagani” in chiese.
Esterno
La chiesa della
SS. Trinità ha pianta rettangolare, culminante a Nord in un abside
semicircolare. Ha due ingressi, uno opposto all’abside, l’altro,
più piccolo situato ad Est. Entrambi gli ingressi sono sopraelevati
rispetto al terreno circostante e vi si accede attraverso una scalinata.
L’unica finestra esistente si apre sull’abside, in direzione
Nord-Est e è leggermente strombata e chiusa da ante a vetro.
Il tetto è a capanna con copertura in tegole. Ad una prima osservazione
la struttura appare divisa in due corpi: il primo, più antico,
comprende l’abside e le pareti laterali fino alla metà
circa della struttura; il secondo - probabilmente aggiunto nel ‘700
- è costituito dall’altra parte delle pareti attuali e
dall’ingresso principale. Questo secondo corpo è sopraelevato
rispetto alla pendenza del terreno e al disotto di esso si trova una
struttura che veniva utilizzata come “Romitorio”, con relativo
accesso, ora murato, all’interno della chiesa stessa. Del secondo
corpo fanno parte anche il campanile e l’adiacente piccola sacrestia.
Interno
Abside
A quanto è dato di sapere l’esistenza dell’abside
è stata scoperta una quindicina di anni fa con la rimozione di
una tramezza, sulla quale poggiava la pala dell’altare, purtroppo
rubata. Al di sotto di uno scialbo sono stati trovati i dipinti attualmente
visibili. Sebbene largamente ridipinti, nel corso di un intervento di
restauro, piuttosto dubbio, essi sembrano eseguiti ad affresco e databili
intorno al 1400. L’abside, come detto, di pianta semicircolare,
è separata dall’unica navata da un arco trionfale, leggermente
ribassato rispetto al catino absidale, che poggia su due pilastri quadrati
con relativi capitelli. Questa struttura decorativo- architettonica
è in malta cementizia e attualmente tinteggiata di giallo. All’interno
dell’abside si trovano: un semplicissimo coro ligneo, fissato
alla muratura; due nicchie di piccola dimensione rettangolari; una finestra,
leggermente strombata e chiusa da vetrata. Al centro è dipinta
una grande raffigurazione della SS. Trinità, secondo un tipico
schema iconografico. Dio Padre, descritto come un vecchio patriarca
con la barba, tiene le braccia aperte e regge, con entrambe le mani,
la traversa della croce, su cui è inchiodato il Redentore. Lo
Spirito Santo, in forma di colomba, è posto sopra la Croce. La
rappresentazione è inscritta in una grande cornice a forma di
Mandorla, composta, nella parte più interna, da un coro angelico
di Cherubini e nella parte esterna da foglie di alloro. All’esterno
della Mandorla, stanno tre grandi figure maschili, due di queste indossano
la mitra. Ciò fa supporre che essi siano i Dottori della Chiesa
e che in origine sia stato presente una quarta raffigurazione, poi andata
perduta con la costruzione e l’ampliamento della finestra. Simmetricamente
disposte, rispetto alla Mandorla, vi sono due figure alate, una delle
quali priva del capo. In prossimità dell’arco trionfale
si trova una fascia decorativa che prosegue al di sotto di esso, mentre
in basso il dipinto si conclude con un panneggio drappeggiato nei toni
del rosso e del giallo oro, interrotto all’altezza della struttura
lignea del coro. La strombatura della finestra è decorata a finto
marmo e su un lato di essa campeggia uno stemma, molto poco leggibile.
Sotto e a lato della finestra si trovano due riquadri contornati da
cornici geometriche. Nel primo riquadro è raffigurata Santa Caterina
d’Alessandria, riccamente vestita, che regge in una mano un libro
e la “palma del martirio”; nel secondo è dipinta
una figura maschile, inginocchiata, identificabile in San Rocco.
Navata
L’unica
navata ha il pavimento ad un livello leggermente più basso di
quello dell’abside ed è più larga rispetto a quest’ultima,
la navata è inoltre separata dall’abside da un gradino
e dall’arco trionfale. Divisa a metà da due spalle in muratura,
che sorreggono un grande arco ogivale, è molto semplice e priva
di decorazioni. Attualmente è tinteggiata di un colore giallo
uniforme.
Stato di
conservazione
Abside
Gli affresci hanno subito, nel 1993, un intervento di discialbo e di
“presentazione estetica”. Lo strato di intonaco e le scialbature
che li ricoprivano sono stati malamente rimossi.Numerosissimi ed evidenti
su tutta la superficie sono i residui di uno scialbo chiaro, ridipinti
ad imitazione dell’originale. Si notano, inoltre, alcune grosse
stuccature, eseguite sopra livello rispetto all’intonaco, intonate
a neutro e altre malamente ridipinte. Particolarmente evidente il rifacimento
della testa del Padreterno e di parte della Mandorla. Tutta la superficie
pittorica appare largamente velata e ridipinta. Le ampie fessure tra
i pilastri, il ribassamento dell’arco e l’intonaco originale,
lasciano intravedere la prosecuzione della decorazione al disotto di
queste strutture. Sono diffusi e abbastanza estesi, i distacchi d’intonaco
dal supporto murario.
Navata
La tinteggiatura gialla della navata è stesa in modo uniforme
sopra uno strato di intonaco color grigio. Questo intonaco, pur resistente,
è poco adeso rispetto a quello sottostante, che è molto
liscio. Si notano alcune piccole cadute di malta e alcune stuccature.
In prossimità del campanile e della volta si notano alcune macchie
di umidità, dovute ad infiltrazioni di acqua attraverso i coppi.
Questo problema è però già stato parzialmente risolto
con un intervento esterno sulla copertura.
Tasselli
Osservando l’interno della chiesa ed in particolare la zona in
prossimità dell’abside, si poteva supporre la presenza
di altri dipinti al di sotto dell’ultimo strato d’intonaco.
Quest’ultimo è con evidenza uno strato di manutenzione,
probabilmente a base di cemento, steso sopra ad altri strati d’intonaco
liscio e ben più antico e ad essi poco aderente. Inoltre, osservando
i molti punti di distacco tra il ribassamento dell’arco trionfale,
i pilastri ed il catino absidale, si notava immediatamente la prosecuzione
dei dipinti quattrocenteschi, al di sotto di quest’apparato decorativo-
architettonico. Di conseguenza sono stati eseguiti tasselli in profondità,
in varie parti della struttura, che hanno confermato la presenza di
altre zone affrescate.
Alessandra Boldorini
Studio per il Restauro,
anno 2003