| Il cancello che dà sulla corte del santuario,
nel sospingerlo, cigola e fa un rumore quasi sinistro, ma il sole
sorride al volo degli insetti e fa arroventare i tavoli e le panche
di legno. Le lucertole schizzano via e il cortile si anima di mille
sensazioni. La salita per la Santissima Trinità, su per il
sentiero romano, ti spezza subito il fiato e quando sei in prossimità
dell’acquedotto ti dai forza, arrancando verso la meta. La
Santissima ti accoglie con la sua quiete, i profumi del bosco che
la circondano e i suoi rivoli di vento a guardia di tanta sacralità
e pace. Alessandra è già lì, dentro alla chiesa,
che armeggia con i suoi arnesi da lavoro: un’enorme siringa
piena di un liquido color latte, martello, scalpello, bisturi, secchi
e cazzuole. Il lavoro di restauratrice ha sempre avuto un fascino
particolare su di me, ho sempre invidiato quella pazienza e quell’incedere
flemmatico attorno ad ogni minimo particolare, ad ogni angolo delle
cose, quasi a carpine l’aura. Qui a Parzanica il compito iniziale
è quello di consolidare l’affresco dell’abside
della chiesetta, lavoro che si traduce in iniezioni di materiali
atti al consolidamento. Alessandra però è curiosa
e quasi fosse guidata dall’energia che in quell’eremo
si respira, inizia a tassellare una parete d’angolo, accanto
all’ingresso secondario, là dove è posto il
battesimale. Piccoli colpi di martello, sicuri e delicati, staccano
l’intonaco dipinto di giallo, il bisturi fa leva e spezza
lo scialbo ed ecco, come per incanto, trasparire una sorta di cornice
affrescata sotto il livello visibile e poi una scritta e poi ancora
una chioma bionda. “Ecce agnus dei”... É un san
Giovanni Battista della stessa epoca degli affreschi dell’abside.
Alessandra era esile e delicata, a vederla non avresti mai pensato
che potesse muoversi con tanta agilità tra quegli arnesi
da cantiere e tra i ponteggi portati su a braccia, ti veniva voglia
di proteggerla e di gridare: - Eih, stai attenta con quel martello
tra le mani!- Alessandra amava il suo lavoro e lo faceva con scrupolo
e tenacia teutonici, come amava tutte le cose che la circondavano,
sorrideva incurante, con fare leggero e un po’ distaccato.
Quel giorno era felice della sua scoperta, era orgogliosa di aver
ridato luce a quel piccolo affresco nella Santissima Trinità
di Parzanica. Pochi mesi dopo, Alessandra scoprirà che dentro
al suo corpo esile, sotto il livello della sua bellezza delicata,
si è instaurato un male tremendo, che non si può restaurare
e che non ti dà scampo. |
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Continuerà a sorridere, continuerà a lottare, continuerà
a sperare di tornare a respirare la quiete dell’eremo di Parzanica,
che aveva amato dal primo giorno che salimmo con Silvano, Battista e
altri. Non potrà più specchiare i suoi occhi azzurri in
quel lago, appiccicato ai dirupi, e talmente càlmo, quando lo
vedi da lassù, d’apparirti irridente. Alessandra, non ce
l’ha fatta. Il 31 luglio del 2004, a soli 39 anni, se n’è
andata. Per questo tutti noi e Annalisa, sua amica e collega dello “Studio
per il Restauro”, di Brescia, gli dedichiamo l’affresco
di questo piccolo Santo, che regge tra le braccia l’agnello di
Dio. In quell’agnello, nel suo sacrificio, continuiamo a respirare
la sua dolcezza.
Giuseppe Romano
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