| IL
BASILISCO DI CORTINICA |
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A
gennaio, secondo le tradizioni, nelle valli e nelle campagne
bresciane, in modo particolare in Val Saviore e in Franciacorta,
si fa vivo il basilisco, un serpente che la leggenda vuole
di aspetto tozzo, munito di corna di mucca e con il capo di
pelle di capra, nato da un uovo deposto da un vecchio gallo
e covato da un rospo velenoso. In alcune raffigurazioni il
asilisco ha una testa di gallo e una coda di serpente.
Interessante, a questo proposito, ricordare che il celtico
Cernunno (una delle forme del dio Lug), le cui raffigurazioni
sono ben presenti in Val Camonica, è rappresentato
con corna di cervo, accompagnato da un serpente con la testa
.
Interessante anche il riferimento alle divinità originarie
del popolo basco, che popolò, alla fine della glaciazione,
anche le zone circostanti il Sebino e la Val Camonica. Tra
queste troviamo il basilisco.
Nei bestiari medievali il basilisco (da basilìskos,
piccolo re – il re dei serpenti) compare come un serpente
coronato, ossequiato dai suoi sudditi. Tuttavia alcune interpretazioni
vogliono il serpente cornuto come simbolo della lussuria,
tant’è che nel 1.400 la lue veniva chiamata il
“morbo del basilisco”. In Val Saviore rimane il
ricordo di antichi riti pagani del “divin biscio”
e a Cevo si conserva memoria di una leggenda che vorrebbe
il “serpente dell’anello” custodito in un
antro da una genìa di streghe.
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Angelo
Moreschi,
ricordando il rito che al 5 di gennaio si svolge a Andistra,
frazione di Cevo, parla del “Badilisc” come di un
serpente peloso, con una grossa testa, due enormi occhi ed una
bocca gigantesca. Bocca dalla quale escono, dopo una processione
che porta il “mostro” per le vie del paese, i fatti
salienti dell’anno, offerti al pubblico ludibrio (il “discorso
del Badilisc”).
G.P. Salvini (Giornale di Brescia) descrive il misterioso animale
come “corto e tozzo come un salame, con o senza zampe”
e ricorda come il suo sguardo incanti e il suo alito velenoso
“strini” l’erba: “tutto l’aspetto
fa raggrinzire la pelle, riduce i capelli irti come il riccio
di un castagno”. Le
denominazioni del Basilisco sono fra le più diverse:
Bés fuì, Bés Galilì (in Franciacorta),
Carbon (in Carnia), Talzelwurm o Stollwurm (in Austria e in
Svizzera) e, in termini scientifici, “Eloderma europaeum”,
parente dell’Eloderma sospectum, un lucertolone velenoso
dei deserti americani, altrimenti chiamato Gila. Un nome, quello
scientifico, che fu attribuito al Basilisco da uno zoologo austriaco,
dopo che i giornali degli anni Trenta ne avevano parlato descrivendolo
come lungo dai 50 ai 90 centimetri, con una coda corta e brevi
zampe, tozzo, dal carattere aggressivo e dallo sguardo malevolo.
Dell’animale si dovette interessare, ricorda il Salvini,
anche il ministero dell’Agricoltura austriaco e nel testo
di Willi Ley, “Leggende e storie di animali”, edito
da Bompiani nel 1951 (la citazione è del Salvini) vengono
riportate le testimonianze di chi il Basilisco lo avrebbe visto
e fotografato per davvero.
Noi lo abbiamo fotografato; non dal vivo, ovviamente, ma così
come appare in un’incisione antichissima, con tutta probabilità
pre romana, che è stata raccolta nell’Ottocento
a Cortinica (tra Vigolo e Tavernola Bergamasca) e incastonata
nella parete della Cascina Copiana di Cortinica, dove ancora
oggi fa bella mostra di sé. |
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