Proposta
di realizzazione di un percorso archeologico-tadizionale |
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Il recente ritrovamento di una stele con iscrizioni in alfabeto nord-etrusco a duemila metri di quota, in località Dòs del Curù a Cevo, rappresenta la possibilità di concepire in modo unitario la presenza umana in Val Saviore nel primo millennio avanti Cristo. L'Età del Ferro è largamente presente, con il suo mondo simbolico, sulle rocce di Capo di Ponte e di Sellero; è facilmente immaginabile che la prossimità della Val Saviore a questi luoghi e la sua naturale funzione di collegamento con l'Est attraverso il lago d'Arno e il Passo di Campo, l'abbiano resa importante ed anche abbastanza popolata.
Primo percorso (vedi la mappa) Il dosso dell'Androla a Cevo è un notevole punto di osservazione della media Valcamonica e tappa di partenza ideale per la parte di percorso che si svolge nell'età etrusco-celtica. La posizione di porta naturale verso l'alta Val Saviore, insieme al vasto panorama di vette e valli che offre, permette una prima presa di visione complessiva, morfo-geologica, certo, ma anche culturale. La presenza, poche decine di metri sotto la sommità del dosso, di un'area con incisioni rupestri a ideogrammi nord-etruschi (di datazione, però, ancora incerta), rende ancora più interessante il luogo. Nelle leggende e nelle "storie" di Cevo, l' Androla è come la scena di un teatro e questo legame antico, rinnovato per molte generazioni, è la cosa che conta di più. Scendendo verso la frazione di Fresine, lasciato Cevo e superato il cimitero si incontra il sentiero che porta alla località Molinello. Alcuni cerchi megalitici, una sorgente di acqua ferruginosa ed alcune pietre a testa di serpente, hanno da tempo attirato l'attenzione su questo luogo, che andrà studiato a fondo, ma che presenta caratteristiche inequivocabili di luogo di culto (è stato mèta delle "Rogazioni"annuali anche in tempi recenti).
Secondo percorso A questo punto, risaliti all'abitato di Cevo si proseguirà per Saviore dell'Adamello dove, attraversando il paese, si potrà visitare il Dòs Merlin, interessante per la posizione che consente una panoramica a 360 gradi sull'Alta Val Saviore e per la presenza di mura e di un cerchio megalitici. Lasciato l'abitato si prenderà il sentiero per la valle di Brata fino a raggiungere, nei pressi del "Put dei Buldì", sul torrente Salarno, un riparo sotto-roccia molto caratteristico e che porta incisa una figura antropomorfa probabilmente appartenente alla Media Età del Ferro (80-50 secolo A.C.). Da alcuni anni nel riparo sotto-roccia di Brata si svolgono incontri e cerimonie ad opera di Nativi nordamericani che l'hanno riconosciuto come luogo sacro.
Terzo percorso Si tratterà poi di tornare a Saviore dell'Adamello e salire alla località detta del "Plot della Campana", dove alcuni monoliti ed i resti di un castelliere dell'Eta del Bronzo (2° millennio a.C.) testimoniano un'antica presenza umana. Interessanti le serie di coppelle incise o rimodellate sul Plot Campana e su alcuni massi limitrofi.
Quarto percorso Inizierà la salita al Dos del Curù, che attraverso il "Sentiero dei partigiani" e la Malga Corti rappresenterà la quinta e ultima tappa. Lì è stata ritrovata la stele che è all'origine della nostra idea; ad una quota superiore ai duemila metri ed in una posizione dalla quale lo sguardo può prendere il volo e cogliere tutta insieme la media Valcamonica e le due montagne che la racchiudono: il Pizzo Badile Camuno e la Concarena. Da tempo è noto e riconosciuto il grande significato che negli ottomila anni di preistoria camuna hanno avuto la Concarena ed il Pizzo Badile, ancora oggi conservano, l'una, un nome femminile e l'altra un nome maschile. Erano montagne sacre e sacro era lo spazio che contenevano; solo questo può spiegare gli straordinari cicli delle incisioni rupestri camune. E' parte dell'eredità culturale mondiale per l'Unesco, è parte anche della nostra eredità. |