Nella
parte orientale di Sant’Eufemia, accanto all’antica “Aqva
funtis”
Una domus romana sotto la corte dei Colpani?
L’indizio? Una lapide trovata nel “castello”
L'abitato
di Sant'Eufemia, come risulta evidente dalla cartografia e dai reperti archeologici,
si è sviluppato in due nuclei, a est e ovest, in prossimità delle
due fonti antiche.
Ancora ai giorni nostri gli abitanti del borgo usano i termini: "co dè
ché" e "co dè là", ossia "capo di qua"
e "capo di là" per indicare i due nuclei principali, uniti
dall'antica pista preistorica che correva al pedemonte, successivamente trasformata
dai Romani nella via Emilia Gallica, poi divenuta, durante il dominio della
Serenissima, parte della via postale di collegamento tra Brescia e Venezia.
A proposito della pista preistorica, va ricordato che questa, accostata al pedemonte
(attuali vie Guerini, Pila, Noventa, 28 marzo e Parrocchia), dopo aver superato
S.Eufemia, si avvicinava alla città, mantenendosi sempre ai piedi dei
Ronchi, fino alla località dove si trova la Casa di cura S.Camillo, attraversava
l'attuale via Turati e si raccordava, alla scaletta di testa di via Musei, con
il tracciato del decumano massimo. All'altezza della Chiesa della Carità,
la pista scendeva in Largo Martiri di Belfiore, attraversava Via Mazzini, entrava
in Broletto e, facendo centro dove c'è la fontana nel mezzo del cortile,
piegava a nord-ovest per Porta Bruciata e via S.Chiara e si dirigeva (Goletto,
Costalunga) verso Mompiano.
Il nucleo occidentale di Sant’Eufemia è fortemente contraddistinto
dalla presenza del monastero benedettino, costruito sulle rovine di un precedente
insediamento romano.
La parte meno studiata del borgo e probabilmente la più antica è
quella a est. Prendiamola, dunque, in esame.
Gli elementi essenziali da prendere in considerazione sono:
In via Guerini la domus di M.Nonio Assio Paulino Aspo?
Vediamo
ora di approfondire l'ipotesi di Bonometti.
I resti della torre medievale sorgono lungo il muro di cinta della proprietà
Provezza, già proprietà dei Colpani, ossia dei vassalli del monastero
benedettino.
E' possibile che la dimora dei Colpani e le relative pertinenze, racchiuse da
un muro turrito, quindi fortificate, siano state costruite quasi contemporaneamente
all'edificio del Monastero (1008) e che, come questo, siano state edificate
su costruzioni più antiche, nel frattempo andate in rovina?
In proposito Isidoro Bianchi, nel suo testo sui "Marmi della collezione
Picenardi" scrive: "Il dottor Prospero Martinengo citato dal Rossi
ci fa sapere che dove ora si vede la Chiesa di s.Pietro in Oliveto vi fosse
un giorno la casa degli Arrii e, lo prova con documenti, che si conservano nell'archivio
del monastero de' P.P. Benedettini di s.Eufemiae. Lo stesso Rossi poi da una
iscrizione trovatasi in Castello s.Eufemiae (la corte dei Colpani? ndr), che
incomincia Genio Arvorum Arrii, congettura che gli Arrii possedessero in questo
luogo. Con tutto che la nostra iscrizione, trovata pure nel Castello s.Eufemiae,
sia inedita, pure il nostro M.Nonio Arrio Paulino Aspro è molto noto
in Brescia per altri suoi monumenti, dai quali si deduce ancora che egli ebbe
molte cariche pubbliche. Primeramente da una di lui inscrizione portata dal
Rossi pag. 51 si vede, che egli era molto divoto a Mercurio, avendogli dedicata
un'altr'ara, sulla quale in allora gli piacque di indicare il motivo del suo
voto, che fu la sua salute.
DEO.
MERCURIO
M.NON.ARR
PAULINUS
APER.C.V.
PRO. SALUTE. SUA
V.S.L.M.
Quanto
scrive il Bianchi lascerebbe pensare che la dimora fortificata dei vassalli
del monastero benedettino sia stata costruita sulle rovine di una precedente
domus romana: quella di M.Nonio Assio Paulino Aspo, il quale, essendo molto
devoto a Mercurio, può ragionevolmente aver costruito la sua villa di
campagna in un luogo ben ventilato, assolato, coltivato a vite e ulivi, alle
pendici della montagna, accanto ad una fonte e, cosa più importante,
nelle immediate vicinanze dell'area sacra a Mercurio.
Ma andiamo oltre.
Isidoro Bianchi, nello scritto citato, parla di un "castello s.Eufemiae".
A S.Eufemia, dunque, c'era un castello? O si trattava, come ipotizza Bonometti,
di un "castrum"?
La domanda per ora è senza risposta certa. Si dovrebbe indagare, "scavare".
Tuttavia un ragionamento analogico ci può aiutare.
Nei territori assoggettati al monastero benedettino, gli abati, ad amministrare
e controllare i loro beni e interessi avevano insediato dei gastaldi, ossia
dei fattori-castellani.
A Rezzato, ad esempio, un castello, della cui esistenza v'è testimonianza
sin dai tempi di Papa Innocenzo III (1113), era stato edificato a guardia e
difesa del territorio circostante ed era abitato da un gastaldo, che amministrava
le tenute degli Aabati di S.Eufemia.
Nel suo lavoro "La storia di Rezzato", Domenico Piccinotti, in merito
scrive: " Nel 1019 Landolfo II vescovo-conte di Brescia acquista dall'arcidiacono
Milone i territori di Botticino, Virle, Rezzato e Caionvico e li dona al monastero
di S.Eufemia da lui fondato nel 1018. Contro l'abate di S.Eufemia si ribellò
Lanfranco di Botticino che rivendicò la proprietà di alcuni territori.
A sanare la vertenza intervenne allora nel 1022 Enrico II, imperatore di Sassonia,
il quale tenne dieta (assemblea) nel territorio di Botticino non lontano dalla
chiesa di S.Maria in Valverde confermando la proprietà dell'Abate Giovanni
di S.Eufemia. Erano presenti il figlio dell'imperatore Corrado, i vescovi di
Parma, di Traietto e di Cremona ed altre importanti personalità. I diritti
di proprietà sul territorio di Rezzato venivano confermati allo stesso
monastero da Papa Callisto II nell'anno 1123 e riconfermati da Papa Urbano III
nel 1186. Nei due documenti si citano per quanto concerne Rezzato, la chiesetta
di S.Pietro e il castello. ….. Per quanto riguarda il castello si è
più certi della sua esistenza che della sua ubicazione. Della sua esistenza
vi è testimonianza di Papa Innocenzo III nel 1133. Doveva trovarsi sopra
la montagnola che sovrasta la parrocchia di S.Giovanni Battista. Era stato costruito
a guardia e difesa . Erano tempi di continue lotte. Non doveva essere un gran
maniero come se ne vedono sul lago di Garda o lungo le nostre vicine valli.
Più piccolo ancora di quelli che sorgevano a Botticino ed a Virle ricordati
nel placito (sentenza) di Enrico II. Il castello era abitato da un gastaldo,
specie di fattore, che amministrava le tenute degli Abati di S.Eufemia. Ciò
avverrà fino al 1299, anno in cui Rezzato si costituirà in libero
comune. Pure a Virle nel 1150 c'era un gastaldo. Si chiamava Martino ed era
figlio di Gherardo. Abitava nel castello di Virle ma probabilmente non dipendeva
dall'Abate di S.Eufemia. L'Abate di S.Eufemia in qualità di feudatario
esercitava quasi un potere assoluto civilmente mentre dal punto di vista religioso
destinava il clero alle varie cappelle e le dotava di beneficio, vigilava su
di esse con visite pastorali, ne fissava i regolamenti liturgici sostituendo
quasi del tutto l'autorità vescovile e creando una diocesi nella diocesi.
Lentamente l'Abate si arrogò una autorità che era superiore a
quella che il vescovo-conte gli aveva concesso. Oltre alla chiesa di S.Pietro
sopra il colle essi curavano il mantenimento della chiesa di S.Maria in Valverde
e più tardi quella di S.Giovanni Battista. …. L'opera dei benedettini
contribuì ad elevare le condizioni sociali ed economiche della popolazione.
Con l'aiuto della popolazione contribuirono alla bonifica della Valverde, curarono
l'assistenza spirituale negli Ospizi, fondarono ospedali. Quanto i benedettini
hanno fatto a S.Giacomo è la testimonianza più evidente della
loro opera in quel territorio".
Da notare la descrizione che il Piccinotti fornisce del castello di Rezzato,
laddove dice che non doveva essere un gran maniero come se ne vedono sul lago
di Garda o lungo le nostre vicine valli. Piccinotti sottolinea che dovrebbe
essere stato più piccolo ancora di quelli che sorgevano a Botticino e
a Virle.
Il castello inoltre era abitato da un gastaldo a fattore, che amministrava le
tenute degli Abati di S.Eufemia.
L'immagine del castello che emerge dalla descrizione è più simile
a quella di una corte fortificata, abitazione di un fattore e dunque punto di
riferimento dei contadini, deposito dei raccolti, area di lavorazione degli
stessi: spremitura dell'olio, vinificazione, panificazione, ecc.
Il “castello”, ovvero la corte dei Colpani
In questo
senso troviamo molte possibili similitudini con la residenza dei Colpani, quell'area
a est di S.Eufemia che ancora oggi è interamente circondata da un muro
e la cui entrata principale (attualmente in via C.Guerini, 20) era difesa da
una torre: quella i cui resti sono stati scoperti da Battista Bonometti.
Dietro la "corte fortificata" o "castrum" o "castello"
dei Colpani si trova una serie di case che termina in un cortile, indicato nelle
mappe napoleoniche e austriache, come corte comune delle costruzioni che vi
si affacciano.
Le case e il muro di cinta della "corte fortificata" si stringono
a formare uno stretto vincolo (attuale via Guerini, già vicolo dell'Aia).
Le abitazioni, per quel che è possibile ancora vedere, danno l'esatta
sensazione di costruzioni un tempo adibite alle lavorazioni dei prodotti della
campagna e alla macellazione. Nel cortile, un pozzo è ancora ben visibile
e la vera è costituita da una pietra di frantoio. Costruzioni e corte
interna erano, seppur non del tutto chiuse, evidentemente ben difendibili, dato
lo strettissimo accesso ed erano evidentemente di pertinenza della "corte
fortificata" dei Colpani, come indicano, del resto, le attestazioni di
proprietà ancora presenti nell'800.
L'area a ridosso del pedemonte che si estende dall'attuale via Indipendenza
fino all'imbocco della val Carrobbio era sostanzialmente di proprietà
di poche famiglie. La proprietà più vasta era quella dei Colpani,
dei quali abbiamo già fatto cenno. A nord la "corte fortificata"
confinava, sostanzialmente, con le proprietà dei Moneghini.
I Colpani e i Moneghini sono menzionati nel "Registrum Contarenum"
( registro delle 99 bocche) del 1462, relativo alle bocche del Naviglio Grande.
Oltre ai R.R. Monaci di S.Eufemia, troviamo il signor Elogio Moneghino, M. Pietro
Colpano e M. Francesco Colpano.
Ritroviamo i Colpani alla fine del Settecento ancora citati come mugnai e vassalli
del monastero.
Interessante notare che Colpani e Moneghini sono due cognomi (Gabriele Colpani
e Eulogio Moneghini) che troviamo tra i firmatari di un documento del 20 febbraio
1628 relativo all'erezione della caserma – quartiere militare ad uso cavalleria
in via Grapello (attuale via Pila, sede dell'Asl).
Nel testo di Giorgio Orlandi, "La Tela della pietà – Nella
santella di Via Pila a Sant'Eufemia della Fonte" edito da "Amici dell'Arte
– Sant'Eufemia della Fonte", è riprodotta la dedica alla "Tela
della Pietà" del sergente maggiore Antonio Missichd … Balich:
"Sergente maggiore Antonio Missichd … Balich e sua compagnia fece
erigere l'anno 1707".
Dalla dedica si evince che nell'acquartieramento militare c'era una compagnia
di cavalleria comandata da un sergente maggiore. E' possibile notare la sopravvivenza
del ricordo della postazione militare nella denominazione dell'osteria "Forte",
aperta fino alla fine dell’ultimo decennio del secolo scorso (1990 circa)
pochi a pochi passi dall'edificio che ospitò la caserma.
"Alla fine del '600 – scrive G.C.Piovanelli – abbiamo notizia
di una cosa molto interessante, e cioè che a S.Eufemia della Fonte c'è
una stazione permanente del cambio dei cavalli che deve servire alla scorta
militare dei corrieri da e per Venezia"[2].
Tra i firmatari del documento relativo ell'erezione della caserma, al quale
abbiamo accennato poch'anzi, c'è Alessandro Forlani.
Nel 1673 Giacinto Monighino fu Terzio, ricco commerciante, con suo testamento,
istituisce un legato (Legato Monighino) a favore della popolazione povera e
tra gli esecutori del testamento ci sono Giovanni Forlani (zio) e Alessandro
Forlani (nipote). In un documento del 1816 si richiama la Cappellania Forlani
(probabilmente del Seicento)[3].
Le famiglie Colpani, Moneghini, Forlani sono dunque tra quelle ascrivibili alla
categoria dei maggiori estimati e inoltre risultano legate strettamente alla
comunità religiosa.
S.Eufemia – Dipartimento del Mella - Catasto napoleonico – Mappa napoleonica 1810 – centro urbano
Numero di mappale |
Indicazione proprietà | tipologia | note |
| 82 | Colpani Teresa fu Francesco | casa di proprio uso | |
| 86 | casa di proprio uso | ||
| 90 | Filippini Faustino, Colpani Angelo, Magro Giovanni, Rè Giovanni, Moneghini Giuseppe, Piozzi Francesco | Orto | |
| 91 | Colpani Angelo fu Francesco | Nel 1812 risulta tra gli amministratore di S.Giacinto | |
| 92 | Piozzi Francesco fu Saverio | Casa d'affitto - zerbo con moroni | |
| 93 | Piozzi Francesco fu Saverio | Casa d'affitto | |
| 94 | Moneghini Giuseppe fu Pietro | Casa d'affitto e fienile | Nel 1812 risulta tra gli amministratori di S.Giacinto |
| 95 | Rè Giovanni fu Pietro | Casa di propria abitazione | |
| 96 | Magro Giovanni Battista fu Giuseppe | Casa d'affitto | |
| 97 | Colpani Angelo fu Francesco | Casa d'affitto | |
| 98 | Filippini Faustino fu Paolo | Casa d'affitto | |
| 107 | Caterina Marchetti Maddalena fu Angelina | zerbo con moroni – casa e corte di proprio uso – orto – brolo- |
L'attuale via Lovatini non c'era e il muro segnava il confine con Caionvico. Il vicolo pertanto risultava senza sbocchi a monte.
Catasto austriaco 1852 Asb busta 2708
Numero di mappale |
Indicazione proprietà | tipologia | note |
| 84 | Volpi | Pascolo vitato forte | |
| 85 | Volpi Pietro fu Francesco | aratorio vitato forte | |
| 86 | Volpi | Casa | |
| 90 | Corte unita | ||
| 91 | Volpi Pietro fu Francesco | casa con porzione di corte al numero 90 | |
| 92 | Gorrini Pietro di Giuseppe | zerbo | |
| 93 | Gorrini Pietro di Giuseppe | casa con porzione di corte al numero 90 | |
| 94 | Moneghini Benedetta q. Pietro, vedova Volpi | Casa con porzione di corte al numero 90 | |
| 95 | Ariazzi Luisa q. Celio | Casa con porzione di corte al numero 90 | |
| 96 | Carlassari Giuseppe q.Angelo | Casa | |
| 97 | Volpi Pietro q. Francesco e figli Giuseppe, Angela ed Elisa | Casa | |
| 98 | Minoni Giuseppe q. Francesco | Casa | |
| 107 | Marchetti | Casa |
Conclusioni provvisorie
L’insieme delle ricostruzioni storiche lascia pensare, con buona approssimazione alla realtà, che l’attuale casa Provezza, con ampio brolo, delimitata a ovest dalla via Cesare Guerini e a est dalla via Lovatini, fosse il “castello” di S.Eufemia, ossia la corte fortificata dei Colpani, gastaldi o fattori del Monastero benedettino e che questa sia stata edificata sui resti della domus romana di M.Nonio Assio Paulino Aspo.
Note
[1] "Comunitύ", mensile della Comunità di S.Eufemia n.6 Giugno-Luglio 2001"
[2] Gian Carlo Piovanelli Piercarlo Morandi Il monastero benedettino e la parrochhia di Sant'Eufemia della Fonte dalle origini ad oggi" Brescia 1985 Edita da Parrocchia di Sant'Eufemia.
[3] Vedi in proposito Rossana Prestini Sant'Eufemia della Fonte tra Settecento e Ottocento Note di storia religiosa e civile Brescia 1990 Ed. Parrocchia di S.Eufemia