L'Ara perduta del tempio di Bacco
"...di forma triangolare piramidale"
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In una lettera inviata il 23 aprile del 1853 dall'ingegner Pietro Filippini allo storico Federico Odorici[1], si trovano importanti notizie relative all'area sacra di S. Eufemia. Il documento, che riportiamo nelle sue parti riguardanti l’area presa in esame, è stato trascritto da Battista Bonometti, infaticabile ricercatore della storia di S. Eufemia. "Potendo le seguenti notizie forse non essere giunte fra le di lei vaste cognizioni mi faccio un dovere di parteciparlene perché nel caso servano a quell'uso che la crederà farne. 1. Nell'anno 1830 a S. Eufemia fuori e precisamente vicino alla Santella detta della Madonnina attigua all'ex Monastero sulla Postale Veneta in occasione di costruire una ghiacciaia alla profondità di circa due metri sotto il piano della strada si rinvenne un pavimento a mosaico, e su d'esso una specie di ara di pietra di Bottecino dell'altezza di circa un metro di forma triangolare piramidale tronca a faccie curve e spigoli smuzzati, sovra l'una delle quali faccie stava scritto in bassorilievo un bacco o baccante col tirso. lo sollecitamente allora ne avvertiva Ottavio Fomasini che assieme al fu Cav. Sabatti venne fuori a vederla, ma questi dichiarando la fosse opera di bassi tempi, non trovolla meritevole d'esser raccolta; non fui in tempo di sottrarla alle mani del proprietario che la fece in pezzi per servirsene nella muratura. Del pavimento ha da esservi un saggio al patrio Museo, dove fin d'allora consegnai anco due pezzi di bronzo, l'uno dei quali sembravami un istrumento da sagrificio in questa forma. L’ara pressappoco era così (vedi disegno). Il lapiolo citato anco dal Rossi e il Nazzari; come ella sa bene meglio di me, accomunano al tempio di Bacco in S. Eufemia. 2.
Come ella ieri mi disse delle lapidi a Mercurio trovate a S. Eufemia,
ho da ricordarle che non so quanti anni sono a cura del sig. Luigi Basiletti
fuori del capo di mattina di S. Eufemia e precisamente nell'orto della
casetta isolata detta dei Pedercini si fecero degli scavi, e vi si rinvennero
al loro posto le traccie di un basamento di tempietto; giorni or sono
io ho misurato un pezzo di esso basamento che giace all'ingresso della
casa, colle facce verticali curve e di tal curva che importerebbe a quel
tempi etto un diametro interno di metri 8.50. Il sig. Basiletti mi disse
esso pure che le lapidi con iscrizioni furono raccolte dai sig.ri Piccinardi
di Cremona". |
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Note
[1] (BQ MS O.VII.29) - vedi anche Odorici, Storie bresciane, vol. III