Gli
affreschi di S.Paterio e della casa dell'abate testimoni della storia dell'antica
abbazia
Nel 2008 il monastero compie mille anni
Dipinti da scoprire nella chiesa parrocchiale e il mistero della
tomba degli abati sotto la sacrestia
Di Silvano Danesi
| Affreschi,
dipinti nell'arco di un periodo che va dal mille al 1.400, emergono, in
stato di cattiva conservazione e bisognosi di interventi conservatiti e
restaurativi, dalle pareti della chiesa di S.Paterio e dalla casa dell'abate
del monastero di S.Eufemia, ora, in gran parte, destinato al museo delle
1000 Miglia. Gli affreschi sono documentati dal paziente lavoro, durato oltre quarant'anni, di Mario Bertoli, di volta in volta coadiuvato da Luigi Sportelli, Arturo Crescini, Angelo Caravaggi. Il monastero è composto di vari corpi di fabbrica, i più antichi dei quali riguardano la chiesa di San Paterio (XI secolo) e la casa dell'abate (XI-XIII secolo). Queste due parti, che si affacciano sul Parco delle rimembranze, sono quelle più a est dell'intero complesso e attualmente non sono ancora state interessate ai lavori di sistemazione intesi a creare i locali per il museo della storica corsa bresciana. Della chiesa abaziale di San Paterio rimane la sola abside, alla quale, nel 1477, fu aggiunta una "ecclesiola nova" di 32 pertiche di muro costruito sulle rovine. La costruzione fu decisa per proteggere le spoglie mortali del santo, che riposavano nella cripta e che furono traslate in S.Eufemia entro le mura della città nel 1478. Il crollo della chiesa abaziale è probabilmente dovuto ai terremoti che devastarono S.Eufemia: uno del 1064, del nono grado della scala Mercalli; l'altro del 1197. Nell'abside Mario Bertoli ed il gruppo degli appassionati ricercatori di S.Eufemia hanno scoperto e documentato, ancora molti anni fa, la presenza di importanti affreschi che datano dall'XI al XIII secolo. Particolarmente interessante una soasa del '400 con l'immagine del Cristo attorniata da angeli. |
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| Per quanto riguarda
la casa dell'abate, questa ha già riservato gradite sorprese, con
la scoperta di un manufatto circolare in pietra situato a est della cappella
che dà sulla via Indipendenza. Manufatto che è stato risepolto
dopo il ritrovamento (forse valeva la pena di restituirlo alla vista, inserendolo
nel contesto museale). Nello stesso luogo, nell'Ottocento, era stata rinvenuta
un'ara di Bacco. Da fotografie degli anni Sessanta, scattate in bianco e nero da Mario Bertoli, emergono affreschi sia all'esterno, sia all'interno della casa dell'abate. Affreschi che altri quarant'anni di incuria hanno ulteriormente danneggiato e che, tuttavia, non sono del tutto persi. La parte più antica del monastero, dunque, ci regala sprazzi di luce della sua storia. Sprazzi che andrebbero conservati, per riportare alla memoria le vicende del monastero benedettino, voluto dal vescovo Landolfo II nel 1008 e del quale, fra poco, si dovrebbe (è sperabile) celebrare il millennio con adeguate manifestazioni. Ma le sorprese non sono finite. Qualche tempo fa nella chiesa parrocchiale di S.Maria ad Elisabetta (anch'essa chiesa del monastero, costruita in sostituzione di quella di San Paterio, crollata) sono stati ritrovati dei pregevoli affreschi. Negli scorsi anni, accanto all'organo, ne era stato individuato uno di notevole interesse, del quale era stata riportata alla luce una parte raffigurante un frate. La scoperta è documentata da una fotografia di Mario Bertoli, mentre il frate è stato rimesso in sonno sotto una mano di pittura. Forse varrebbe la pena di andare a vedere. Così come varrebbe la pena di andare a vedere sotto la sacrestia, dove, negli anni Sessanta, un'ispezione sommaria, fatta con torce elettriche e senza nulla toccare, ha identificato un'interessante sepoltura: cadaveri sepolti seduti, così come si usava per gli abati. Il 7 marzo del 1580, in occasione della visita pastorale di S.Carlo Borromeo a S.Eufemia venne inviato quale convisitatore il suo vicario, canonico Luigi di S.Pietro. Nel suo verbale egli scrive, tra l'altro, del cimitero, che dice essere ubicato presso la chiesa e recintato. Il cimitero dei monaci sarebbe, dunque, sotto il piazzale antistante la chiesa parrocchiale e non è improbabile che a est dello stesso, sul suo confine, ma dentro le mura della chiesa, fossero sepolti gli abati. Il monastero, dunque, a mille anni di distanza, continua ad essere un insostituibile punto di riferimento per Sant'Eufemia, ma sarebbe interessante riscoprirne l'importanza (e non fu poca) che ebbe nella storia di Brescia e della sua provincia. In questo senso, la chiesa di San Paterio (quantomeno quel che ne resta) e la casa dell'abate si propongono oggettivamente come un museo nel museo. |
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