La sabbia imbarcata al porto di S.Polo
Dalle sablonere a Brescia sulle onde del Naviglio
Il legname da Gavardo in navigazione verso il porto di S.Matteo

"Molto presto l'abate di S.Eufemia mette gli occhi sul Naviglio per il trasporto dei generi alimentari da e per Brescia, non solo, ma anche per la sabbia necessaria alle costruzioni. Così documenti del 1071 accennano al "portizolo" di S.Polo, in prossimità delle "sablonere", che l'abazia cercava di controllare"[1].
Il riferimento di Giancarlo Piovanelli e Piercarlo Morandi è, come spiegano i due autori in una nota, al piccolo porto sul Naviglio che serviva a caricare la sabbia da portare a Brescia via acqua.
Da non dimenticare – sottolineano i due autori gli scavi del 1958-'60, che misero in luce un porto romano-medievale in prossimità del condominio K2, non lontano da Piazza Arnaldo. C'era anche un piccolo ospizio affidato alle cure dei monaci di S.Eufemia fino al '500. La zona era chiamata "pratum episcopi", vasta proprietà del vescovo e del capitolo della cattedrale[2]. Questo prato si estendeva da Santa Maria Bambina a San Polo. Il Mommesen vi trovò una lapide romana e un cippo[3].
Il porticciolo in prossimità di Piazza Arnaldo nella zona di Torlonga era dunque affidato alle cure dei monaci di S.Eufemia, i quali controllavano il Naviglio che arrivava dalla Valle Sabbia e che da Torlonga raggiungeva San Zeno, passando per San Polo, dove un porto serviva all'imbarco della sabbia proveniente dalle sablonere.
Questi i dati, dai quali si evince, sia pure indirettamente, la presenza di un'attività escavatoria antica, quantomeno millenaria. Un argomento, questo, del quale si occupa lo studio di Franco Robecchi, che pubblichiamo in questo stesso numero di Apiarium vedi (www.api.bs.it )
Noi ci occuperemo, con brevi notazioni introduttive, del Naviglio, del quale i due rami tracciano i due lati di angolo il cui vertice era nel porto romano-medievale del porto di S.Matteo. L'area compresa tra i due navigli, ossia il "pratum episcopi" è quella dove è sorto negli scorsi decenni S.Polo Nuovo e dove attualmente si trova la sede dell'Api.
Il Naviglio, canale navigabile, come evidenzia il suo nome, trae le sue acque dal fiume Chiese nella zona di Gavardo. Le sue origini sono incerte, ma la sua costruzione, comunque, a parere di Pier Aldo Zanelli[4] andrebbe "attribuita all'iniziativa o del potere pubblico o, quantomeno, di istituzioni come gli ordini monastici, aventi titoli ad una giurisdizione territoriale".
Enrico Balestrieri[5] ricorda come una memoria certa dell'esistenza del Naviglio si trovi nel "Liber Potheris Civitatis Brixiae", dove è conservata un'ordinanza del 1253 della Comunità di Brescia, diretta al maestro muratore Barlino da Goione (ora Prevalle), con la quale questi viene incaricato della riparazione delle Arche di Gavardo, all'inizio del canale. Pier Aldo Zanelli sottolinea come nell'ordinanza venga usato per il letto del Naviglio l'aggettivo "antico", quindi di parecchio preesistente al 1253.
"Atteso, dunque, che il canale possa risultare anteriore anche al XIII secolo – osserva Pier Aldo Zanelli – v'è da chiedersi se non vi abbiano piuttosto contribuito i monaci benedettini, la cui influenza sull'agricoltura e sull'economia del territorio bresciano, nei primi secoli attorno all'anno Mille, è storicamente accertata"[6].
L'avvocato Reggio, citato da Pier Aldo Zanelli, scrive in proposito: "I possedimenti episcopali a Gavardo e a Rezzato, i possedimenti benedettini estesissimi del Monastero di S.Eufemia e di S.Pietro al Monte a Serle, che si estendevano nel territorio di Nuvolento, Nuvolera e Virle, fanno ritenere che il canale Naviglio sia stato fatto scavare da ecclesiastici, per ridurre a cultura proficua quelle terre pedemontane".
Nel 1288 – scrive Balestrieri – il vescovo Berardo Maggi, Signore della Città di Brescia, faceva escavare il Canale Naviglio, così come risulta da una incisione in rame già di proprietà dell'antica famiglia Cigola e conservata presso l'Archivio di Stato di Brescia"[7].
"Al suo inizio del Fiume Chiese, il canale – scrive il Balestrieri – è scavato nella viva roccia e le Arche sopracitate costituiscono un caratteristico manufatto in pietra viva di costruzione romanica, munito di saracinesche per la presa e la regolazione delle acque. Che il Naviglio fosse scavato al preminente scopo della navigazione è indubbio, sia per il suo stesso nome, sia per manufatti che ancora esistono dopo sette secoli di sua vita; sia, infine, perché della medesima epoca sono il Naviglio di Cremona, il Naviglio Pavese, vari Navigli di Milano"[8].
Il Naviglio da Gavardo raggiungeva Brescia, toccando i territori di Prevalle (già Goglione Sopra e Goglione Sotto), Paitone, Nuvolento, Nuvolera, Bedizzole, Mazzano con Molinetto, Ciliverghe, Rezzato, Castenedolo, Botticino Sera, Caionvico, S.Eufemia, Brescia, Borgosatollo, Montirone, Poncarale. I ponti di Gavardo, di Bolina e di Pradavaglio e di S.Giacinto in S.Eufemia della Fonte erano ad arco a tutto sesto, per consentire il passaggio dei natanti.
Raggiunta Brescia, al Canton Mombello, in località una volta chiamata Porto di S.Matteo, il canale piegava verso San Zeno Naviglio e raggiungeva la località Chiaviche di Bagnolo; proseguiva poi attraversando il territorio di Ghedi e di Isorella e, raggiunto Canneto, si gettava nell'Oglio. Tuttavia la parte più a sud era considerata una tratta a sé.
Nel 1866 in località Bargnana di Piffione, frazione di Borgosatollo, per indicare con precisione i confini del Naviglio Grande, venne messa un lapide con la scritta "Termine del Naviglio Grande Bresciano" sopra la faccia a est e "Inizio del Naviglio Inferiore" su quella ad ovest. Il confine del Naviglio Grande Bresciano, dunque, non superava Piffione.
Nato come canale per la navigazione, il Naviglio vide restringersi questa funzione, come scrive Balestrieri, alla semplice "fluitazione dei legnami, servienti al graduale ampliamento delle costruzioni nella Città di Brescia". Fluitazione che veniva fatta nella stagione invernale, e fino a marzo, con "zattere trascinate da cavalli sulla strada alzaia". Le zattere "traducevano i legnami provenienti dalla Val Sabbia e dalla Valle del Caffaro", che venivano scaricati alle varie razziche di Rezzato, S.Eufemia e di S.Polo, ed infine al Porto S.Matteo. "La fluitazione dei legnami – scrive Balestrieri - ebbe termine nell'anno 1841"[9].
Sin qui i tratti principali, storici e geografici, del Naviglio.
Va aggiunto che un collegamento traversale, quasi la base di quel triangolo isoscele formato dai due rami del Naviglio, con vertice a Canton Mombello, esisteva tra Sant' Eufemia e San Polo. In un documento del 1628 del "Consiglio speciale" si parla della "Rassega fuori la terra di S.Eufemia per cui si conducono le borre alla rassega di S.Polo".
"La delibera citata si riferisce, evidentemente, - fa osservare Pier Aldo Zanelli – al fosso denominato tuttora Rassegotta, o anche vaso Cerca, che in località S.Eufemia, all'altezza del pastificio Rapuzzi, si stacca dal Naviglio per raggiungere il territorio di S.Polo, dove esisteva un antico opificio, animato dalle acque di quel canale".
E a proposito di opifici, va ricordato che le acque del Naviglio non servirono, nei secoli, solo alla navigazione, ma all'irrigazione dei territori attraversati e come forza motrice per numerose attività: mulini di grano, magli di ferro, segherie di legnami e di pietre, torcitoi e filatoi di seta.
L'uso delle acque, acquisite attraverso le "bocche" era regolamentato. Già nel "Registrum Contarenum" del 1462 veniva normato il "modo" di accedere alle bocche e l'elenco degli intestatari.
Nello Statuto del 1846 vengono indicate, tra le altre, la "Bocca della Razzica" a S.Eufemia, che fino a qualche anno fa animava il Pastificio Rapuzzi ed il Cotonificio Schiannini a S.Polo. Le acque di questa bocca contribuivano alla portata delle bocche "S.Pola", "Piffiona", "Calcagna", "Serioletto" e "Avogadra" sino ai territori di S.Zeno Naviglio e di Poncarale. Anche in questo caso si può valutare l'importanza di questo collegamento trasversale, che regimentava le acque e consentiva, tra l'altro, di scaricare le piene che, provenienti dalla Val Carrobbio e dalle valli di Botticino, angustiavano le locali popiolazioni.
Le bocche "Musia", "Musiolo" e "Colpana", dopo essere state di vari assegnatari, tra i quali i Colpani, vassalli a S.Eufemia dei Benedettini, erano passate, come tutte le proprietà del Monastero, all'Ospedale Civile di Brescia. Infine, va ricordato che a seguito dell'opera di tombinatura del Naviglio da S.Eufemia a Brescia le bocche "Filatoio" a mattina e "Filatoio" a sera, che animavano due filatoi nell'abitato di S.Eufemia sono state soppresse.


Note

[1] Giancarlo Piovanelli – Piercarlo Morandi – Il monastero benedettino e la parrocchia di S.Eufemia della Fonte dalle origini ad oggi". Brescia - 1985

[2] Confrontare il Chronicon di Jacopo Malvezzi per l'anno 1320.

[3] Confrontare Mommsen 242-4436 e 575-4769 e Bottazzi – Le chiusure di Brescia e la Bassa Val Trompia a pag.21 e don Antonio Masetti Zannini,- Numero unico su S.Polo – 1954 a cura della locale parrocchia.

[4] Pier Aldo Zanelli – Il Naviglio Grande – Dalle acque del Chiese al più antico canale del Bresciano – edizione per iniziativa del Consorzio di bonifica Università del Naviglio Grande Bresciano 

[5] Geometra Enrico Balestrieri – Memoria sulle origini e le vicende del canale Naviglio Grande Bresciano – Edito a cura del Collegio dei Geometri della Provincia di Brescia 

[6] Zanelli, op.cit. 

[7] Zanelli, op.cit.

[8] Balestrieri, op. cit. 

[9] Balestrieri, op. cit.


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