Seduto
sull'orlo dell'infinito Nero, osservava i pianeti danzare.
Si era espanso nell'ologramma della quarta dimensione da "poco
tempo", ma già sentiva la nostalgia del mare fluttuante
di colori e di armonie, delle forme cangianti, degli attimi sfuggenti
che aveva da poco lasciato e che erano assai più vicini all'oceano
quantico del campo zero di quanto non lo fosse la densa fissità
cui andava incontro.
In quella camicia di forza tridimensionale si sentiva stretto e il
"tempo che scorre" lo turbava. Eppure c'era poco da recriminare.
Lì doveva andare e lì sarebbe andato.
Se misurato con il metro della quarta dimensione il suo mondo era
infinitamente piccolo, più piccolo di quella misura di Planck
che gli scienziati del secondo millennio del pianeta Terra, dove era
diretto, avevano scoperto.
Terra: terzo pianeta di un sole giallo nei pressi della Cintura di
Orione, posto nella periferia di una galassia senza grande importanza,
in prossimità del superammasso della Vergine.
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Bartolomeo era affascinato dagli attrattori di Riemann e ancora più
dalle teorie del campo zero: un oceano di vibrazioni microscopiche.
Sarebbe mai stato possibile sintonizzarsi? Gli umani, pacchetti di
energia quantica racchiusi nella rigidità tridimensionale,
ossessionati dal trascorrere del tempo, avrebbero mai avuto accesso
a mondi che la matematica aveva calcolato e che la fisica andava ipotizzando
come realtà prossime a dischiudersi alla comprensione? Forse,
pensò, era necessario cominciare cambiando il punto di vista
e ammettendo l'impossibile. La scienza aveva fatto passi avanti solo
quando aveva cambiato il punto di vista, ammesso l'impossibile, dato
cittadinanza all'invisibile, all'impalpabile e, prima ancora, alla
rotondità della terra, nonostante i roghi incombenti. Il punto
di vista. Ecco cosa bisognava cambiare. Nulla era stato più
nefasto, nei secoli, delle ideologie e delle opinioni vincenti assurte,
per amore o per forza, a verità, a dogmi di fede.
Nulla di più sbagliato che applicare il metodo di una scienza
ad un'altra. Come misurare le angosce di un individuo o le sue dissociazioni?
Eppure Freud e Jung erano stati finalmente accettati e la loro disciplina,
dove il misurabile e il ripetibile non sono sempre di casa, si insegnava
nelle università con la dignità di una branca scientifica.
Ogni volta c'era voluto uno sforzo immane per rompere le certezze
acquisite, le incrostazioni di potere, le ansie di legittimazione
e far transitare la nave dei folli sull'oceano dei geni.
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Cambiare il punto di vista. Da quando Methodius gli aveva portato
quell'interrogativo di zaffiro, trovato in una custodia antica quanto
il mondo, Bartholomeus era stato contagiato. I punti esclamativi vacillavano.
Nella Sala del Calcolo il ronzio del computer era incessante. Era
grazie al suo lavoro e a quello di uomini come Bartholomeus che l'umanità
era riuscita ad esplorare le galassie e a raggiungere i confini dell'infinitamente
piccolo. Da tempo la fisica aveva invaso gli spazi della metafisica,
occupando concetti e mutando teorie considerate immutabili, ma i censori
non avevano smesso di operare; instancabili, vietavano ora le ricerche
sul passato, non potendo influire su quelle volte al futuro. Eppure
Bartholomeus sapeva che senza una piena coscienza dei passi compiuti
l'ideologia rimane in agguato e i sacerdoti del conformismo mantengono
il loro potere. Per questo motivo aveva stretto alleanza con Methodius,
che nel passato marciava con passione, con le sue scarpe sempre impolverate
e con l'animo incurante dei "Custodi della Negazione".
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Raniel si stava chiedendo se sarebbe mai stato capace di adattarsi
a quel corpo tridimensionale. Eppure stava planando tra i mondi, si
stava immergendo nella densità, stava progressivamente perdendo
fluidità nei movimenti. Cominciava ad avvertire il trascorrere
del tempo. E così, mentre entrava nella pelle, perdeva il contatto
con la quinta dimensione; la vedeva svanire ai suoi occhi, non ne
percepiva più la musica, non avvertiva più il fluire
dei colori; rimaneva solo il contatto mentale. Era tutto quello che
gli era stato concesso, per non turbare il mondo nel quale doveva
operare. Un mondo enorme, immenso, se visto dal suo orizzonte dell'infinitesimamente
piccolo e, proprio perché esteso, rigido, insopportabilmente
denso. Era lì che doveva andare e lì sarebbe andato:
nel regno di Thoth, il Signore delle Misure. Il misurare collassa
le particelle quantiche in entità stabilite. Era dunque la
misura la causa di quella fissa densità nella quale stava entrando?
Thoth era anche il dio della conoscenza e la mente, pensò Raniel,
libera dai vincoli della materia, poteva andare oltre, anche tornare
a casa.
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Methodius entrò con fare concitato. Sotto il braccio aveva
un libro antico, scovato chissà dove: fogli di pergamena e
rilegatura in pelle. Guardò Bartholomeus con uno sguardo ammiccante
e disse. "E' del primo millennio. Tratta di angeli. A proposito,
mi sapresti dire quanti angeli ci stanno sulla punta di uno spillo?".