Armonium |
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Lavorava
alle superstringhe da mesi. Il computer macinava equazioni in silenzio,
con discrezione, proiettando la sua immagine luminescente sulla vetrata
azzurra. I numeri si susseguivano tracciando sullo schermo geroglifici
animati. Gli archeologi del quarto millennio avrebbero avuto la loro
stele di Rosetta, un codice da decifrare per comprendere una civiltà
della quale Bartholomeus costruiva il futuro: geroglifici elettronici,
segni di un mondo scomparso, con i suoi segreti racchiusi nei chips. Superstringhe di entità matematiche costituivano i mattoni dell'universo: una teoria vecchia di molti secoli, intuita e mai provata. Scienziati e poeti avevano pensato ad armoniche universali, a corde di un'arpa cosmica capaci di suonare un'armonia celeste. Suggestioni del secondo millennio messe in riga dalla logica silicea dei banchi di memoria, nei quali gli algoritmi frustravano ogni evasione fantastica. L'Armonia per essere ammessa al Canone doveva essere riproducibile e costruire l'Armonium era compito suo, di Bartholomeus. Impresa ardua e arida, mentre oltre la vetrata, nel prato, le margherite muovevano i petali bianchi inorgoglite dalla brezza. Correva con il fiato rotto e lo sguardo volto all'indietro per cogliere ogni movimento utile al decollo. L'aquilone lo seguiva saltapicchiando sull'erba umida come un passero uscito dal nido troppo presto. La punta si immergeva tra i fili verdi, grattava il terreno, tentava con un sussulto di cavalcare l'aria. Ricadeva. Si rialzava. Strattonava il lungo filo di cotone. Bartolomeo era incerto se respirare, buttarsi sul prato, piangere o correre ancora. Una cosa non riusciva a fare: mettere in aria quell'ala di carta velina. Era quasi giunto sul dosso, faccia a faccia con il prato, quando sentì il filo tendersi. Diede dei piccoli colpi e sentì l'aquilone scivolare verso l'alto. Lasciò che il filo si srotolasse lentamente, mentre tratteneva l'affanno per non interrompere la lenta ascensione. L'aquilone prese quota, volteggiò nel cielo e si adagiò sulle onde del vento. Il rombo rosso si stagliò nel cielo tendendo il filo che teneva stretto in pugno. Bartolomeo lo sentiva come una sua estensione, ne avvertiva gli impercettibili sussulti, ne condivideva l'abbandono alla corrente ascensionale, ne cavalcava le evoluzioni; sentiva vibrare dentro di sè l'Armonia dell'universo, che risuonava attraverso il filo, entrava nel suo corpo, gli pervadeva la mente. Sulle margherite ad un tratto l'acqua cominciò a scendere fitta. Le gocce si muovevano sulla vetrata, si riunivano e formavano piccoli rivoli che si perdevano oltre il davanzale di marmo verde. La stampante cominciò ad animarsi. Il computer le stava inviando messaggi: catene di bit che si trasformavano sulla carta in una serie di numeri e di grafici. Bartholomeus ebbe un fremito. Sul video, guidato dalla mano invisibile del computer, un pennello di elettroni stava tracciando il profilo dell'Armonium: un rombo rosso, forse un'ala tesa nel vento. |