Buchi
neri, minuscoli come punte di spillo. Stupefacente! L’universo
gli sembrava un immenso colabrodo, dove i mondi passavano da una dimensione
ad un’altra per sottilissimi pertugi.
Bartholomeus guardava fisso il monitor dove la notizia della nuova
scoperta appariva in evidenza, lampeggiando.
Dall’ampia vetrata il cielo stellato irrompeva nella stanza
appena illuminata da un chiarore diffuso, azzurrognolo, quasi irreale.
Una vecchia lampada a luce gialla, stile secondo millennio, riscaldava
i colori della scrivania ingombra di fogli, di vecchi libri, di calamai.
Bartholomeus aveva scoperto antiche formule per confezionare inchiostri
e si divertiva, in barba ai trasferimenti quantici delle informazioni
e ai dittafoni multilingue, a scrivere con un arcaico pennino, tracciando
segni sui fogli di carta bianchissima con una calligrafia che nessuno
avrebbe saputo decifrare. Le pagine erano piene di sinuose righe nere,
sottolineate da tratti retti rossi e verdi: una sorta di codice segreto
per mettere in ordine le idee, fissarle, dar loro vita propria.
Pratica rischiosa la scrittura. Giudici modernizzanti la ritenevano
attività occulta, degna di sanzioni penali. Il Senso Comune
induceva i più a rifuggirne ogni contatto, spesso con terrore,
comunque con sospetto.
Bartholomeus l’aveva appresa sfogliando antichi libri, ricostituendone
i segni sul computer, scomponendo e ricomponendo le linee, le grazie
dei caratteri a stampa e le grafie di sconosciuti lettori che a margine
del testo avevano annotato le loro impressioni.
Con sorpresa, con stupore, era entrato in un mondo per lui nuovo e
affascinante; aveva imparato a navigare in uno spazio senza tempo,
abituato com’era a vivere in un tempo senza spazio. Il passato
per lui era presente e il futuro non lo angosciava più.
Spazio e tempo erano concetti relativi. L’universo respirava
senza sosta, compreso nella sua esistenza e il modo con il quale si
rendeva palese a se stesso era l’entrare e l’uscire incessante
in quell’immensa quantità di buchi neri.
La materia, lo spazio, il tempo si comprimevano sino a scomparire
ed entravano nel buco nero per manifestarsi in nuove forme in un Aldilà
che era al tempo stesso un Aldiqua. Nell’attimo infinitesimale
nel quale la massima compressione dell’Aldiqua si trasformava
nell’esplosione dell’Aldilà, l’IN-SÈ
si contemplava nella sua eterna immobilità e l’Uno si
riconosceva.
Bartholomeus era affascinato dalla teoria dei buchi neri, scomparsa
dai testi da millenni, obnubilata dall’irrompere di una compressione
virtuale dello spazio e del tempo ottenuta con la comunicazione quantica
e scoperta con immensa gioia tra quelle righe, divenute incomprensibili,
stampate su antichi fogli di cellulosa impastata.
Ora, quasi per incanto, gli strumenti del mondo virtuale gli mettevano
davanti e in evidenza lampeggiante il suo segreto sotto forma di una
nuova teoria.
Bartholomeus alzò gli occhi dalla scrivania, guardò
oltre la vetrata e affondò lo sguardo nel cielo stellato. Aveva
la sensazione esaltante d’esser giunto ad una svolta della sua
vita.
Lucia leggeva sussurrando a se stessa le parole; produceva un bisbiglio
melodico, quasi una cantilena in sordina. Doveva mandare a memoria
nel loro ordine e nei loro rapporti ossa, muscoli, vasi sanguigni.
Anatomia!
L’uomo visto dall’ottica di una futura anatomopatologa
non era un aspetto poetico del creato e considerato come elemento
di studio per un esame era decisamente una gran rottura di scatole.
Andrea si era laureato a giugno con una tesi sulle reti neurali per
l’interazione informativa di sensori intelligenti. Il sussurrio
della lettura di Lucia lo ipnotizzava. Le mise una mano sulle ginocchia;
colse un leggero fremito e un’impercettibile interruzione della
cantilena. La guardò mentre il libro si abbassava e gli occhi
di lei incrociavano il suo sguardo. Il testo di anatomia scivolò
sul tappeto assieme ai collant.
Nell’immensa profondità del cielo Bartholomeus ebbe la
sensazione di vedere una stella brillare più delle altre. La
pensò come una supernova, la fine della compressione spazio
temporale e l’esplosione di un nuovo mondo. Si sentì
attratto da quello spazio senza fine, risucchiato dal nulla; invaso
dal panico, da un terrore incontrollabile.
Il baratro lo assorbiva. Vide dall’alto la scrivania rischiarata
dalla calda luminosità della vecchia lampada che gli era stata
per anni compagna di studi. Dall’ampia vetrata affacciata sull’universo
una forza irresistibile lo attraeva a sè. Scivolò nel
nulla. Si avvitò in un turbine senza colori. Si sentiva scoppiare.
Il buco nero lo stava afferrando e lo trascinava nell’immobile
nulla senza spazio e senza tempo. La vetrata si infranse in mille
pezzi.
Riprese coscienza cullato dal battito ritmico che lo avvolgeva. Intorno,
il buio si muoveva con lui e la sensazione di terrore era svanita
lasciando il posto ad una calma calda e rassicurante. Cominciò
a seguire quel ritmo avvolgente: gli pareva il respiro dell’universo.
Lucia strinse Andrea con tutte le sue forze. "E’ stato
meraviglioso - disse trattenendolo dentro di sè -. Ho sentito
esplodere la vita. Se nasce, lo chiamiamo Bartolomeo".