Realtà
ologrammatica
Alzò la testa lentamente, distogliendo lo sguardo dai fogli
con fastidio. Avvertiva una sorda sensazione di dolore, come se si
fosse risvegliato in quel momento e stesse assistendo al riemergere
della coscienza dagli abissi dell'inconscio, dall'oceano della memoria
dell'universo, nei quali era sprofondato qualche ora prima, quando
aveva finalmente deciso di affrontare la questione del tempo.
Il tempo ... circolare, lineare, reversibile, irreversibile, storico,
scientifico; il proprio tempo e quello degli altri. Prendere tempo
... ma in che modo? E poi, il tempo esisteva davvero o era solo l'illusione
di una dimensione virtuale che consentiva agli umani di sentirsi,
vedersi, concepirsi come esistenti?
Bussavano alla porta.
Gli vennero in mente i primi passi della Bibbia, quando il primo uomo
e la sua compagna erano stati cacciati dal giardino che sta in Eden
perchè avevano mangiato i frutti dell'albero della conoscenza.
Il morso dato alla mela li aveva fatti uscire dall'eternità
inconsapevole. Coscienti di sè, liberi, partecipi del gioco
di Dio, attori sulla scena del mondo con facoltà di cambiare
il copione, erano sottoposti al vincolo del tempo. La vita, come ogni
recita, finisce. Il pubblico applaude e il sipario cala. Finito. C'è
un prima e un dopo; c'è uno spazio. I letterati ne avevano
fatto oggetto di studio: unità di luogo, di tempo, di azione,
ossia lo spazio, il trascorrere misurabile delle ore, dei minuti,
dei secondi, dei secoli e la volontà degli uomini.
Uomini liberi entro i vincoli della nascita e della morte e di una
vita spazio-temporale. Il limite del tempo era il tratto distintivo
della coscienza e quindi della libertà.
Ora che hanno mangiato i frutti dell'albero della conoscenza, aveva
comandato Dio ai cherubini, impedite loro di avvicinarsi a quelli
dell'albero della vita, perchè "non siano simili a noi",
ossia coscienti ed eterni.
Bussavano ancora.
Bartholomeus ebbe un moto di stizza. Chiese a Eudora di aprire. La
giovane segretaria smise di sbrigare la posta, si girò a gambe
unite sulla sedia e salì sui tacchi di un paio di scarpette
azzurro cielo. Il suo corpo armonioso, appena velato dalla tuta d'ordinanza,
induceva pensieri non propriamente consoni con l'algida austerità
dell'asettico ufficio di comando del centro di calcolo.
Bartholomeus indugiò sui fianchi, accarezzò le curve
delle natiche con uno sguardo avvolgente, poi pronunciò ad
alta voce un imperioso e rimproverante: "Avanti!". Veronica
Gopher entrò lasciando Eudora ad accompagnare la porta. Il
suo profumo, amaro al primo impatto, ne introduceva perfettamente
il carattere: secco, volitivo, mascolino; ma a ben sentire, dopo qualche
tempo lasciava il campo a tonalità flessuose, accomodanti,
calde ed accoglienti.
Viso dai tratti acuti, capigliatura nera dai riflessi color tiziano,
occhi profondi come l'universo, bocca ben fatta ma sottile, annunciante
un eloquio tagliente, Veronica incedeva in tutta la sua contorta bellezza
verso il tavolo di cristallo, sul quale Bartholomeus aveva appoggiato
le dita delle mani, arcuandole come la schiena di un gatto quando
è costretto dagli eventi e dalla mancanza di vie di fuga ad
incrociare un cane solo apparentemente festante.
"Missione compiuta", disse enfaticamente Veronica mentre
assestava l'ultimo colpo d'anca prima di accomodarsi sulla sedia di
pelle con le gambe leggermente inclinate sulla sinistra, per mettere
in evidenza il volant che chiudeva il tubino amaranto nel quale erano
costrette due cosce invocanti sguardi non ufficiali. Un secondo volant
avvolgeva la vita e sbocciava verso l'alto con due coppe piene di
un "bendidio" ben incorniciato da due spalle abbronzate,
sulle quali Bartholomeus appoggiò lo sguardo un attimo, prima
di fissarlo negli occhi di Veronica, già pronti a reggere l'impatto.
"Missione compiuta? Cosa significa?".
"Nell'archivio dell'Opera ho trovato la chiave del segreto: due
files del vecchio Dos, un sistema operativo del secondo millennio.
Si chiamano Zip e Unzip".
"Zip e Unzip?".
"Si. Compatta e scompatta. Nel linguaggio di quegli anni lontani
esprime concetti primordiali, universalmente validi: l'in-sè
e il per-sè. L'universo senza tempo che si scompatta nella
realtà dei mondi. Un modo criptico per dire, con il linguaggio
degli iniziati del XX secolo, verità tramandate dai padri sin
dalla notte dei tempi".
"Zip e Unzip!".
Bartholomeus pigiò sulla tastiera una successione di tre lettere:
z, i, p. Zip. L'ologramma di Veronica implose in un puntino sullo
schermo luminescente.
Bussavano alla porta.
Eudora premette sulla maniglia e sussurrò un cortese: "Avanti".