La tolleranza dell'imperfezione

Mancanza, masochismo, morte ... memoria ... mercoledì.
Non ricordava da dov'era partito e perchè.
Dal basso saliva l'aria di un flamenco: conturbante, erotica e struggente. Pensò che portasse sfortuna. Anzi. Ne era certo.
Le dita correvano sulla tastiera pigiando escrescenze del subconscio, tentativi di razionalità.
Qual era il problema? Ah! Si. Definire la mancanza.
L'idea gli era venuta all'improvviso, mentre stava seduto sul prato, accarezzando l'erba infreddolita e guardando la luce scendere le scale del cielo.
Vivere la mancanza. Anzi, circoscriverla con la sua definizione, imbozzolarla nell'ipostasi e trasmutarla in volontaria privazione.
M..... . Pigiava da cinque giorni e non era riuscito a far altro che a mettere in fila una serie di parole senza senso.
Il vocabolario del computer aveva risposto sarcastico: "Mancanza, sinonimo di insufficienza e di privazione; anche: motivo di colpevolezza".
Maledetto, ci aveva azzeccato.
Sostituire la privazione all'insufficienza, togliendo di mezzo il motivo della colpevolezza. Perfetto!
Ma che cos'era l'insufficienza?
"Valore relativo riguardo alla distanza residua da un punto definito d'arrivo".
Anche questa volta l'algido aveva segnato un punto a suo favore.
Il procedimento era logico, perfetto. Il punto d'arrivo. Ecco il problema. Tu lo fissi e crei l'insufficienza, ossia la sofferenza della mancanza. Finalizza e vivrai l'insufficienza. Sostituisci la meta al viaggio e ti assalirà l'angoscia della mancanza.
Meglio, dunque, la privazione, la mancanza totale.
Masochismo. Memoria.
Eliminare il viaggio e l'agire per annichilire il motivo di colpevolezza. Anche questo aveva una sua logica ... perfetta, silicea.
"Perchè mi guardi con quell'occhio fisso? Credi di aver fatto una splendida azione?".
Bartholomeus si strinse la testa tra le mani. La Bestia aveva vinto.
Si lasciò andare nella poltrona e fissò a lungo un punto nel muro: una macchia rotonda, grande come una moneta rugginosa.
"E' proprio quello che si vuole: moneta rugginosa è più preziosa".
Talete gli era scoppiato in testa all'improvviso.
"L'osservazione paradossale di Talete, che sia soltanto la ruggine a dar vero valore alla moneta, è una specie di parafrasi alchimistica - aveva detto, forse invano, Jung, un saggio del secondo millennio, ormai quasi completamente dimenticato - e nessuna totalità psichica era senza imperfezione. La vita, per comporsi, ha bisogno non della perfezione, ma della completezza. Di questa fa parte la "spina della carne", la tolleranza dell'imperfezione, senza la quale non c'è progresso né ascesa".
La tolleranza dell'imperfezione.
Bartholomeus tolse la spina, uscì sul prato e si stese nell'erba; ne respirò il profumo, ne bevve la rugiada, mentre questa evaporava ai primi raggi del sole. Amava Talete. Amava la ruggine.