L’asse
del mondo |
| Il frassino
(Nion), l’albero della rinascita, il mitico Ygdrasill, è preposto,
nel calendario arboreo, al periodo che intercorre tra il 18 di febbraio
e il 17 di marzo. Al frassino è dedicata un’ara romana, scoperta nel 1959 a Volpino e trasferita, come testimonia Giuseppe Bonafini, nell’Accademia Tadini di Lovere. Scolpita in un marmo simile al Botticino, l’ara, della misura di 40 centimetri di altezza e di 29 di larghezza, è stata dedicata da Lucretana (o Lucretiana) Pauma, probabilmente una liberta adottata dalla Gens Lucretia, ad Aburno e Aburna, ossia alle divinità del frassino. Nella religiosità precristiana delle genti che popolavano la Valcamonica, così come in quelle celtiche che abitavano le terre bresciane, alberi, fonti, fiumi e laghi erano animati da uno spirito, in quanto espressioni di quello stesso Dio innominabile ed ineffabile che costituiva “l’Essere” di tutto l’universo. Quest’unico Dio abitava uomini e donne, alberi e animali, cosicchè l’insieme del mondo aveva un’anima, che assumeva di volta in volta l’aspetto di una fata, di un fato, di una ninfa o di un’ondina. Le querce, ad esempio, erano abitate dalla Fate Dervone e gli alberi del frassino dal fato Aburno e dalla fata Aburna. I fati e le fate erano gli angeli custodi dei nostri antichi progenitori e non è quindi per nulla strano constatare che una liberta, quindi una camuna romanizzata, dedicasse un’ara ai suoi protettori quotidiani. La dedica ad Aburno e Aburna testimonia la sopravvivenza di una religiosità celtica radicata e ben viva anche in epoca romana. Il frassino, presente ancora oggi nelle valli bresciane, nella specie “fraxinus ornus” forniva, attraverso l’incisione della sua corteccia, una sostanza purgativa dolce, detta manna, che lo colloca tra le piante curative. I Druidi, i sapienti celti, erano degli ottimi erboristi e dei valenti farmacisti; conoscevano le molteplici qualità terapeutiche degli alberi, delle radici, delle erbe del bosco e del prato. La loro medicina, dopo la cristianizzazione, è stata tramandata nella cura dedicata all’erboristeria da molti monaci e, fuori dalle mura dei monasteri, nelle abilità terapeutiche di “streghe” e “stregoni”, guaritori e guaritrici che hanno accompagnato gli uomini delle nostre valli e delle nostre campagne sino all’avvento della farmacopea sintetica ed ufficiale; riprende oggi dignità riconosciuta con la medicina omeopatica e con l’erboristeria moderna. Di frassino erano costituite alcune verghe druidiche e Ygdrasill era usato da Odino come destriero. Sotto le sue fronde la Triplice Dea della tradizione scandinava dispensava la giustizia. I frassini in Irlanda erano alberi magici e alcuni di essi, fra i più noti, furono abbattuti ai tempi della cristianizzazione, a simboleggiare la vittoria sui pagani. Narra Robert Graves che gli emigranti irlandesi sbarcati in America portarono con sè, pezzo per pezzo, un discendente dell’albero sacro di Creevna: un frassino. La nostra Lucretana (o Lucretiana) Pauma, nel dedicare l’ara a Aburno e Aburna, non era dunque lontana da una tradizione radicata che attraversava e attraversa, ancora oggi, gran parte dell’Europa. |