Bran, il tempo che scorre
Con l’equinozio di primavera il calendario arboreo vede il passaggio dal dominio di Nion, il frassino, albero della rinascita, che ha scandito i giorni del primo risveglio della natura, a Fearn, l’ontano, dal legno incorruttibile e considerato l’albero del fuoco e del suo potere di liberare la terra dall’acqua.
L’ontano è un albero il cui legno non si lascia imbibere dall’acqua ed è quindi stato usato, sin dall’antichità, per costruire le palificazioni che sostenevano le abitazioni e i villaggi.
Queste qualità ne fanno il simbolo di un periodo nel quale il sole, alto nel cielo e forte di tutta la sua potenza, scalda la terra, la libera dell’acqua, la conduce verso la fecondità delle messi.
Il sole è principio maschile e l’acqua femminile e l’ontano rappresenta pertanto il gioco che nella stagione di primavera si instaura tra queste due entità simboliche per ridare origine alla vita.
Nelle popolazioni celtiche l’ontano era anche associato a Bran, la divinità corrispondente al Cronos dei Greci e al Saturno dei Romani. L’ontano è dunque albero che ricorda il trascorrere del tempo e la fecondazione originaria.
Con l’equinozio c’è il transito dal segno dei Pesci a quello dell’Ariete: da un segno d’acqua ad un segno di fuoco. Anche da un punto di vista astrologico, quindi, viene evidenziato il passaggio ad un periodo di dominio del sole, di piena maturità dell’astro dal quale dipende la vita.
L’Ariete è un segno d’azione e di volontà, di comando, di affermazione, in perfetta sintonia con lo stato equinoziale del sole, che domina la natura, le comanda di rimettersi pienamente in moto, la feconda con i suoi raggi. L’Ariete è anche il primo segno del ciclo zodiacale e quindi inizio di un nuovo periodo, un nuovo anno, che appunto con la primavera si rende evidente negli alberi che sbocciano e fioriscono, nell’erba che ricopre i prati, nel ritorno all’attività degli animali.
L’Ariete, segno di fuoco, occupa quasi interamente il mese dell’ontano, albero del fuoco, il cui periodo, iniziato il 18 di marzo, termina il 14 di aprile.
Passaggi, dunque: dall’inattività all’attività, dal femminile al maschile, dall’acqua al fuoco, per un nuovo ciclo di vita. Passaggi tra i quali c’è anche la Pasqua: passaggio, appunto, “saltar oltre” e passaggio è anche quello di Mosè quando attraversò il Mar Rosso, così come accadde all’ontano, albero-dio-Bran, dalla linfa rossa, il quale si gettò nella corrente di un fiume, cosicchè tutto il suo esercito potesse seguirlo, passando sulla sua schiena.
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