Dalla “vechia” rinasce la vita
Quaresima è tempo di magro, di penitenza, di purificazione. Così vuole la tradizione cristiana per i quaranta giorni che preludono alla Pasqua, giornata di resurrezione. Prima della resurrezione, ovviamente, si è consumata la morte. Non una morte qualsiasi: naturale o accidentale; una morte sacrificale. Sacrificio, sacrum facere, significa sacralizzare, fare sacro.
La Pasqua, la quaresima, la morte sacrificale, i tre giorni che intercorrono tra il decesso e la resurrezione, infine la rinascita sono la riproposizione di un percorso iniziatico presente in molte ritualità, antiche e meno antiche, “primitive” o frutto di culture più complesse.
Il percorso iniziatico, sia esso quello di un fanciullo che si appresta a divenire adulto o di un adulto che desidera mutare il proprio status e divenire, ad esempio, sacerdote (colui che conduce al sacro), sciamano o adepto, comporta sempre un periodo, più o meno lungo, di preparazione e di riflessione da passare in solitudine (nel deserto, in una capanna, in una stanza buia, in un bosco). Alla fine di questo periodo avviene la morte rituale, ovvero l’abbandono da parte dell’iniziando della vita fino a quel momento seguita (la fanciullezza, l’interesse per le cose di questo mondo, il denaro, le passioni) e la sua presa di coscienza che il passaggio è doloroso come un nuovo parto. La discesa agli inferi e la risalita verso la luce non è altro che un ri-affacciarsi alla vita dopo aver sperimentato la morte. L’inferno dantesco è una continua discesa attraverso i vizi degli uomini. Una discesa che finisce con un passaggio strettissimo per superare il quale è necessario capovolgersi: diventare altri, mutare di segno, cambiare polarità, guardare verso l’alto anzichè verso il basso, trasformarsi. La passione non è ancora finita. Dante insegna che prima di godere pienamente della luce “Beatrice” (che bea) c’è il passaggio dal purgatorio, un periodo di purificazione, di presa di coscienza del proprio nuovo stato, di adattamento alla nuova forma mentis. Infine il Paradiso. La resurrezione è avvenuta, le tenebre lasciano il posto alla luce e inizia una nuova vita.
Che sia così lo dice anche la natura nel mese di Marzo, ormai uscita dalle tenebre del letargo e pronta a rinascere per fiorire e fruttificare. Il passaggio equinoziale è il segno inequivocabile dell’ultimo confronto tra tenebre e luce e della vittoria di quest’ultima; è primavera. La Pasqua è imminente, la resurrezione è vicina.
Quaresima dunque è tempo di passaggio, di iniziazione, di morte e di rinascita. E’ anche per questo che si brucia, a mezza Quaresima, la Vecchia, simbolo, come tutti, polivalente nei suoi significati.
Per un verso, infatti, il rogo è il sacrificio della Vecchia Natura, ormai secca, dalle cui ceneri, dopo la purificazione del fuoco, rinascerà la vita. Morte, purificazione, resurrezione. La Vecchia richiama riti di fertilità, cratofanie vegetali: l’eterna tensione tra vita e morte; il seme discende agli inferi per dare vita ad una nuova pianta. La Vecchia, ancora, è l’interruzione del digiuno, la ripresa del Carnevale, il tentativo del caos di riprendere il sopravvento sul nuovo ordine della vita. Tentativo represso nel fuoco. La Vecchia, infine, Befana, Strega, è l’inquietante simbolo della compresenza, in ogni manifestazione, del bene e del male. Quaresima è anche preparazione al giudizio, alla responsabilità, alla capacità di discernere e di scegliere. Una nuova vita, appunto.
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