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Faustino,
Giovita e i Lupercali |
| I bresciani
esprimono, nella giornata del 15 febbraio, la loro devozione ai santi cristiani
Faustino e Giovita, dei quali la leggenda narra il martirio per decapitazione
nella località oggi chiamata Forca del Cane. I due santi sarebbero nati a Sarezzo: Faustino nell’anno 90 dopo Cristo e Giovita nel 96. Faustino sacerdote e Giovita diacono avrebbero operato numerosi miracoli, convertendo i pagani al cristianesimo e abbattendo gli idoli. Nella tradizione i due santi sono di sesso maschile, ma non mancano interpretazioni diverse, come quella di Usuardo secondo la quale Giovita sarebbe “Ioviae virginis”, una vergine giovinetta. Comunque sia, i due santi non ebbero vita facile, se fino al quinto secolo erano del tutto sconosciuti e per avere una loro definitiva fissazione è stato necessario attendere il nono secolo. Martiri e santi per la tradizione cristiana, Faustino e Giovita sembrano tuttavia ricordare i dui nobili giovinetti dei Lupercali romani, festività che cadeva appunto il 15 di febbraio. Nel vecchio calendario romano Febbraio, è opportuno ricordarlo, era l’ultimo mese dell’anno e partecipava della condizione fluidica, caotica che caratterizzava gli intervalli tra due cicli temporali: le norme erano sospese e i morti potevano ritornare in terra. I Lupercalia, festività di metà mese, erano purificazioni collettive, che avevano anche il valore di fecondità e che preparavano al rinnovamento universale simboleggiato dall’Anno nuovo. Il mattino del 15 febbraio nei pressi di una grotta al Palatino, denominata Lupanar, dove secondo la leggenda una lupa dopo aver allattato Romolo e Remo si sarebbe nascosta, una confraternita di celebranti, chiamati luperci, lupacchiotti, iniziava la celebrazione dei Lupercali. I celebranti erano divisi nei due gruppi dei Luperci Quinctiales e dei Luperci Fabiani ed erano diretti da un unico magister. La cerimonia iniziava con l’uccisione di alcune capre e la presentazione ai luperci di due giovinetti nobili (i nostri Faustino e Giovita?) ai quali veniva toccata la fronte con il coltello insanguinato che veniva poi pulito con un batuffolo di lana inzuppato nel latte. I due fanciulli scoppiavano a ridere. Poi i luperci tagliavano a strisce la pelle delle capre e correvano nudi, vestiti solo di un perizoma fatto con le pelli strappate alle vittime e cominciavano una corsa sfrenata lungo la via sacra, durante la quale con le corregge colpivano le donne che in tal modo avevano assicurata la fertilità. I Lupercali non sono nati dal nulla; si riferiscono ad un rito precedente, quando regnava nei boschi il dio Fauno, hircus, il caprone. Con il sopravvenire dei Sabini che avevano tra gli animali sacri il lupo, simboleggiante Soranus, dio infero purificatore e fecondatore, il rito si trasformò sincretisticamente, assumendo la forma che abbiamo appena descritta. Faustino e Giovita, dunque, sarebbero il rivestimento cristiano dei due giovinetti romani evocanti la nascita di Romolo e Remo? E’ un’interpretazione che ha un suo fondamento, così come la modalità della loro morte, per decapitazione, è probabilmente una metafora reinterpretativa di antiche credenze celtiche nel potere della testa. Ricorda Strabone a proposito dei nostri antenati: “Quando essi tornano dal combattimento sospendono al collo dei loro cavalli le teste dei nemici, e quindi le appendono, alla vista di tutti, sopra le porte della loro città.... Le teste più nobili sono unte di un prodotto estratto dal cedro; si mostrano agli stranieri di passaggio, e se qualcuno propone di acquistarle, si rifiuta, anche a pari di peso d’oro”. Aggiunge Livio: “Poi spolpato e ripulito il capo, com’è loro costume, incrostarono d’oro il cranio, sì che esso divenne per loro vaso sacro da usare nelle libazioni delle feste solenni, e fu ad un tempo coppa per i sacerdoti e per i capi del tempio”. |