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I “valentini”,
biglietti d’amore |
| San Valentino,
trascinato ai giorni nostri nella polvere del consumismo più mellifluo,
come molte festività del periodo che va dal solstizio d’inverno
all’equinozio di primavera, è un simbolo della vita che si
rinnova. La collocazione della festività nel calendario, infatti,
cade in una parte dell’anno nel quale la natura comincia a dare i
primi segni dell’incipiente primavera. Sugli alberi ancora spogli
e in qualche caso immersi nella neve cominciano a evidenziarsi i segni della
gemmazione. Qualche fiore fa capolino fra le zolle. La natura esce dal letargo,
distende le membra intorpidite dal sonno invernale, si riscalda ai primi
raggi del sole, che nel frattempo si è riconquistato un posto in
cielo. Non a caso San Valentino è stato raffigurato a volte con il
sole in mano. Primavera è la stagione degli amori, degli accoppiamenti, dai quali nasceranno i nuovi figli della natura, nel ciclo delle vite che si ripete incessante e metà febbraio è tempo di promesse, di fidanzamenti. Durante il Medioevo in Inghilterra e in Francia si diceva che il giorno di San Valentino gli uccelli cominciassero ad accoppiarsi, a scegliere la compagna con la quale nidificare e da allora il santo divenne il patrono degli innamorati, che sin dal quindicesimo secolo presero l’abitudine di scambiarsi i “valentini”, biglietti d’amore e di tenerezze. La festa dei fidanzati, dunque, ha radici ben salde nella tradizione dei cicli dell’anno e della natura e a San Valentino si potrebbe pertanto attribuire il valore di un simbolo, trasfigurato dalla religiosità cristiana in un santo. Di San Valentino, in effetti si sa ben poco. Si dice che vivesse a Terni, che fosse un taumaturgo e che sia stato decapitato per ordine del prefetto Placido. Il Martirologio romano lo colloca alla data del 14 febbraio, ma alla stessa data c’è un altro San Valentino, decapitato pare nel terzo secolo per ordine dell’imperatore Claudio il Gotico. Questo secondo San Valentino sarebbe stato in effetti un benefattore della Chiesa, avendo fatto edificare una basilica sulla via Flaminia. Le due storie ad un certo punto si sono fuse per dare origine ad un solo San Valentino, alla cui popolarità contribuirono in misura determinante i benedettini, i quali, essendo custodi della basilica di Terni nel primo medioevo, ne diffusero il culto in Europa, fino a raggiungere l’Inghilterra. Come si può facilmente arguire, la qualità di taumaturgo del primo Valentino, così come quella di benefattore del secondo, non giustificano la trasformazione del santo derivato dall’unione dei due in patrono dei fidanzati. Per trovare una giustificazione a questa credenza popolare bisogna necessariamente rifarsi alla collocazione calendariale della festa del santo e a quanto già s’è detto relativamente all’annuncio di risveglio che la natura comunica a metà del mese di febbraio. In questa accezione comunque il Santo Valentino evoca una valenza tradizionale importante e densa di significato, che andrebbe ricordata, approfondita e recuperata anche per togliere alla festa quel sapore melenso e artificiale che le è stato quasi a forza attribuito dalla follia consumistica. Non sarebbe male, nel giorno che si vuole dedicato all’amore, anziché regalare oggetti, porgere alla persona amata il nostro tempo e la nostra attenzione. Sono due regali inestimabili, per questo non acquisibili con assegni e carte di credito, eppure possono riportare il 14 febbraio ad essere davvero una festa e non una semplice, banale ricorrenza. Perchè il dies festus è per sua natura un giorno che torna, che si rinnova: appartiene al tempo ciclico; esorcizza la morte e rinnova la vita. |