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Il 17 che
non porta male |
| Venerdì
diciassette. Che fare? Stare in casa armati di amuleti o, come diceva l’irruente
e non dimenticato Gino Micheletti, di “maìgole”, oppure
stringere i denti ed uscire ugualmente, sfidando gli eventi e la Sfortuna
che ci vede benissimo, a differenza della Fortuna, notoriamente cieca? Niente
di tutto questo. Venerdì è il giorno dedicato a Venere, simbolo della Dea Madre, dea dell’amore e della primavera. Venere è la greca Afrodite, dispensatrice di bellezza e fascino, la babilonese Istar, la sabea Beltis, la nordica Freia, da cui l’inglese Friday e il tedesco Freitag. A Venere, delle sacre essenze del bosco della tradizione celtica, è dedicato il melo, albero della conoscenza del bene e del male, della dualità e della presa di coscienza della manifestazione. Il mondo comincia quando l’uomo mangia la mela, ossia conosce l’altro da sè e prende coscienza che ogni realtà è contrassegnata dalla vita e dalla morte: due facce di una stessa medaglia. L’androgino si spezza in due, da Adamo si stacca Eva e prende avvio il desiderio della ricongiunzione, il mito del ritorno. Il desiderio, l’amore. Venere (Afrodite, Istar, Freia) sono divinità dell’amore e della vita. La Dea Madre presiede alla vita, quella terrena, complessa, multiforme, mutevole, tesa dal desiderio e dall’amore verso il mitico ritorno dal divenire all’essere, dalla molteplicità all’unità, dall’eccitazione alla pace. Venerdì, dunque, non è giorno di sventure: è il giorno della vita (nella sua complessità) e per secoli è stato considerato il più fortunato della settimana. Di Venerdì però, incidente della storia, è morto Gesù e così la fama d’amore si è tramutata in fama di passione e di morte: per secoli. Solo ora recenti studi sull’Ultima Cena e sulle usanze essene di Gesù hanno riabilitato il Venerdì, spostando i tempi della passione e della morte del Nazzareno. Il suo carico di sventura, tuttavia, gli è rimasto incollato addosso e non cessa di produrre effetti. Se al Venerdì associamo il numero diciassette pare che le probabilità di disgrazie e di lutti debbano aumentare a dismisura. Il sette è invece un numero da secoli simbolo di felicità e di perfezione. I giorni della settimana sono sette. Il settimo giorno Dio si è riposato dalle fatiche della creazione. Essere al settimo cielo significa essere sommamente beati. I Savi per antonomasia sono sette e sette sono le meraviglie del mondo. Dieci è simbolo della perfezione e della conclusione. Le dieci dita della mano sono state per molto tempo il metro di misura per far di conto: dopo il dieci il ciclo ricomincia. Aggiungere dieci a sette, per fare diciassette, significa in sostanza aggiungere un numero positivo ad un numero perfetto e sacro. Se chiamiamo in appoggio alcune regole della numerologia, antica arte divinatoria, possiamo vedere come la “somma teosofica” del numero 17 (1+2+3+4, ecc., fino a 17) sia 153 e la sua riduzione alle cifre fondamentali (quella che vanno dall’uno al nove) sia 9. La “riduzione teosofica” del numero 17 (1+7) dà 8. Inoltre 9 più 8 fa 17. Le due cifre fondamentali del 17 sono 9 e 8. Nove è il numero delle grandi realizzazioni mentali e spirituali, dell’iniziazione: è il tre volte tre, creativo per eccellenza. Inoltre il 9 è quel numero che quando lo si moltiplica per qualsiasi altro numero si ottiene un risultato le cui cifre, sommate fra di loro, danno nove. Ancora: la “somma teosofica” del nove (1+2+3, ecc.) dà quarantacinque, ossia 4+5=9. Nove, dunque, è l’immagine completa dei mondi; è il numero dal significato universale. L’8 è due volte 4 ed è quindi un numero che rivela l’interesse per la materia, ma all’interno di un equilibrio tra l’ordine terrestre e quello celeste. Il suo simbolo è l’ottagono, tradizionalmente considerato intermedio tra quadrato (ordine terrestre) e il cerchio (ordine celeste). Infine, il simbolismo dell’otto richiama il Caduceo, che sta racchiuso nel decimo arcano dei tarocchi: “La ruota della fortuna”. L’8 è il numero della conoscenza. Il 17, dunque, indica creazione e fortuna. Venerdì è il giorno della vita e dell’amore. Insieme, nonostante molte credenze avverse, formano una coppia positiva. |