Il giorno delle vocali
Dopo la stagione della vite e dell’edera, nella quale hanno prevalso gli aspetti femminili e dionisiaci, con il 28 di ottobre si entra, secondo il calendario arboreo, con il quale segnavano il fluire del tempo i nostri antenati, nel tempo del sambuco selvatico. Il 25 di novembre il tempo sarà quello del sambuco, comprendente il giorno del solstizio.
Il 23 dicembre è giorno supplementare, che non appartiene né al periodo vecchio, ossia all’anno che muore, né al tempo che nasce e che con il solstizio d’inverno celebra il ritorno alla vita del sole e la ripresa del ciclo vitale. Nel giorno del 23 dicembre collocheremo idealmente le cinque vocali: Ailm, abete d’argento; Onn, ginestrone; Ur, erica; Eadha, pioppo bianco; Idho, tasso. Cinque vocali e cinque alberi sacri alla Dea Madre.
Il sambuco selvatico Peith e il sambuco Ruis sono invece le ultime due delle tredici consonanti arboree, che iniziano la serie con la B di Beth, betulla.
Peith, o sambuco selvatico o ebbio, è l’equivalente arboreo del giunco (Ngetal), pronto ad essere tagliato a novembre e simbolo di regalità.
Il tredicesimo albero, Ruis, è invece il sambuco, che conserva i suoi frutti sino a dicembre ed è associato alle streghe.
Al sambuco sono accomunati simboli funesti, di malattia e anche di morte, in quanto rappresenta il tempo del giudizio, ossia del passaggio attraverso la fase finale della vita del ciclo temporale annuale. Non lasciamoci tuttavia sviare. Nel simbolo è sempre presente il significato ambivalente. La morte dell’anno, la conclusione del periodo temporale che corrisponde ad un ciclo vitale a cui il sambuco presiede, è al tempo stesso una rinascita. Non a caso il solstizio d’inverno è contenuto nel periodo del sambuco, che così riscatta la sua fama funesta.
Val la pena di soffermarci ancora qualche riga sul giorno supplementare. Robert Graves, nel suo splendido testo: “La Dea Bianca”, lo colloca nel ventitreesimo giorno di dicembre, ossia tra le lettere R, Ruis, sambuco e B, Beth, betulla e collegandolo al termine inglese di origine celtica robin, che significa pettirosso, ne suggerisce un’interpretazione simbolica che trova alimento nella tradizione popolare britannica. Il Pettirosso, ossia lo Spirito dell’Anno Nuovo, armato di una verga di betulla, va ad uccidere il suo predecessore, il Regolo dal ciuffo, lo Spirito dell’Anno Vecchio, che è nascosto in un cespuglio d’edera. Il regolo, regulus, era “il piccolo re” e la tradizione della sua caccia con rami di betulla era praticata non solo al Nord, ma anche a Roma e in Grecia.
Ritorna il mito del Re d’estate e del Re d’inverno, ossia dei due solstizi, come passaggi cruciali da una fase nella quale il sole ascende nel cielo e vivifica la natura, uccidendo il vecchio Re, ossia il sole discendente, il Re d’estate, che aveva preso il sopravvento a sua volta, al solstizio estivo, sopprimendo il Re d’inverno.
Nel momento in cui il clima è più rigido e sembra prevalere la morte, comincia la vita e quando questa sembra dispiegarsi nel suo più vivo fulgore inizia la decadenza.
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