Il tempo della follia dissolvente
Da Coll a Muin. Con il primo giorno di settembre il calendario arboreo segna il passaggio dal periodo che cade sotto il segno del nocciolo (Coll, nell’alfabeto celtico degli alberi), iniziato il cinque di agosto, a quello della vite (Muin), che prende avvio il due di settembre e si conclude il 29 dello stesso mese.
Il nocciolo, albero discreto e frugale, si protende verso la luce attraverso le vegetazioni più dense e sembra impaziente di offrire i suoi frutti, che proprio in questo periodo giungono a maturazione e ai quali le credenze popolari attribuiscono molte virtù. La bacchetta di nocciolo è la bacchetta del mago. Di nocciolo sono i rami biforcuti con i quali i radiestesisti cercano l’acqua e, secondo la leggenda, anche i tesori nascosti. Per i Celti la nocciola era il frutto della saggezza e la conoscenza delle arti e delle scienze era legata al suo consumo.
Il periodo di Coll è dunque stagione di saggezza, di maturità, mentre quello introdotto dalla vite è tempo di gioia, d’allegrezza e d’ira. A settembre giunge a maturazione l’uva e il vino novello segna la fine del ciclo estivo e dei raccolti. Settembre è anche tempo di maturazione delle more, bacche del rovo, dalle quali si ottiene un vino prelibato e il rovo, nella tradizione, è sostitutivo della vite laddove i rigori del clima non consentono a quest’ultima di attecchire o di fruttificare.
Il rovo e la vite, le more e l’uva. La raccolta. La vendemmia. I campi si riempiono di uomini e donne affaccendati a trarre dai filari le uve da mosto, a trasportarle nei tini, dove il succo fermenta e si trasforma in vino. La vendemmia, la pigiatura, l’assaggio del mosto sono momenti di coralità e di festa, ma anche, nella tradizione antica, di celebrazione di riti, di abbandono al delirio mistico. Riti come i Baccanali, festività dedicate al dio Bacco-Dioniso, a cui sono sacri la vite e il vino. Dioniso, figlio di Zeus e di Semele, figlia di Cadmo e di Armonia, strappato dal seno della madre morta atterrita dai fulmini che circondavano il suo celeste amante, fu affidato a Ermes (Mercurio), dio dalle molte abilità, messaggero degli dei, associato al commercio, al furto; guida dei viandanti e, alchemicamente, principio umido e freddo, catalizzatore della Grande Opera.
A Dioniso, dunque, erano dedicati i Baccanali, durante i quali le Baccanti percorrevano le campagne lanciando grida rituali e al suo culto erano legati i Misteri, noti solo agli iniziati, quali erano, ad esempio, i Technistes, o Artisti dionisiaci, le cui confraternite erano presenti ad Atene. Nella campagne e nelle grotte dionisiache si svolgevano, di notte, per meglio mantenere il segreto, danze sacre e banchetti rituali, la cui sopravvivenza, nonostante i veti del Senato romano e della sopravveniente religione cristiana, si è spinta fin quasi ai giorni nostri, generando in qualche caso repressioni violente e accensione di roghi.
Il transito da agosto a settembre, da Coll a Muin, è quindi anche il passaggio dal tempo della saggezza a quello dell’istintualità, del delirio mistico, della gioia e della sfrenata allegria. Al discreto nocciolo, che cela nel suo duro e austero rivestimento il frutto della saggezza, subentra l’uva morbida e succosa, che inebria. Dopo il coagula, il solve. La follia dissolvente ammantata dai pampini di Bacco, continuerà nel tempo dell’edera, per finire con il novembrino sambuco selvatico (giunco), simbolo di regalità, del principio maschile e di restaurazione del potere saldamente fondato.
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