Imbolc, la festa di purificazione
Il due di Febbraio è la festa della primavera, della fecondità, della natura che si ridesta. In epoca cristiana la festività, detta della Candelora, è stata dedicata alla Vergine Maria, ma essa corrisponde alla celtica Imbolc, la cui etimologia sarebbe data dal prefisso riflessivo imb e da folc, acquazzone e indicherebbe dunque il lavar-si. Imbolc dunque è festività connessa con l’acqua, con i riti lustrali di purificazione ed è stata nei tempi lontani nei quali Brescia era popolata dalla tribù dei Cenomani la festa di Brigid, figlia del Dagda (letteralmente dio buono o molto divino, dio dei druidi, signore degli elementi, della scienza, dell’amicizia e dei contratti, del tempo cronologico e atmosferico e dell’eternità; il dio con la mazza che uccide e che resuscita; il dio con la ruota cosmica), come Minerva lo era di Giove. Brigida è poi diventata Santa Brigida, infine sostituita dalla Vergine Maria nella Candelora.
Imbolc è la festa della fine dell’inverno, il periodo più oscuro del calendario dei popoli indo-europei, e l’avvio del rinnovamento del cosmo.
Anche nell’antica Roma il mese di Febbraio era un periodo di passaggio, di caos, in cui tutto si rimescolava per ritrovare un nuovo ordine; periodo nel quale è necessario purificarsi, per prepararsi alla primavera.
Febbraio deriverebbe da febbruarius e in latino februare significa espiare, purificare. Numa aveva dedicato il mese al dio Februus. Un chiaro segno, questo, di come spesso le divinità non siano altro che simboli, denominazioni di azioni che gli uomini ritengono di dover compiere per entrare in sintonia con la natura che li circonda, con la Terra, Grande Dea Madre, che rinnova il mistero della vita, seguendo il ciclo del Sole, aspetto maschile della divinità, mentre la Terra ne rappresenta quello femminile.
Febbraio, in quanto mese di passaggio, implica anche un contatto con il mondo infero e per questo motivo nell’antichità si celebravano riti funebri: si onoravano le tombe, si placavano le ombre degli avi.
Lustrazione, espiazione, il lavar-si di imb-folc (Imbolc) è contemporaneamente una purificazione del corpo e dello spirito.
Lo è del corpo in quanto il rito lustrale indica una strada quaresimale, ossia una dieta tesa ad eliminare i residui dell’alimentazione invernale, necessariamente grassa, spesso composta solo di alimenti conservati (insaccati, carni affumicate, farine, strutti, ecc.). Un’alimentazione funzionale al rigore invernale, ma che ha appesantito il corpo, costretto anche al rallentamento dell’attività dalla carenza di luce, e i cui effetti residui vanno ora rimossi per prepararlo ad affrontare il ritmo effervescente della rinascita primaverile.
Lo spirito trova nell’espiazione, nel lavar-si (Imbolc) il gesto che lo conduce a considerare la sua unità con il Tutto, il suo essere una scintilla di un grande fuoco che si sta riaccendendo e che fa risorgere la vita, con le infinite bellezze che la primavera suscita.
In questi tempi di demenziali suicidi “rituali”, di abbandono volontario dell’esistenza per inedia, per paura, per accondiscendenza a frustranti falsi obbiettivi, Imbolc, il lavar-si, il soffermarsi sulla natura che sta per sbocciare in un nuovo ciclo annuale è anche un modo opportuno ed efficace per riconsiderare il grande, inestimabile valore della vita. Di tutta la vita, nostra e di quanto ci circonda.
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