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La croce dell’adempimento |
| L’equinozio
di primavera segna l’inizio del Grande Anno per il mithraismo, una
religione che ebbe larga diffusione nell’impero romano e nel primo
secolo si radicò anche nella Gallia cisalpina e nel bresciano, dove
Mithra era denominato latinamente Sol Invictus (a Brescia) e Sol Divinus
(a Breno). A Mithra nella Gallia cisalpina era spesso associata la figura di Giove, anch’esso dio solare, e in particolare del Giove Dolicheno, rappresentato come un uomo barbuto cavalcante un toro il cui culto aveva rapporti con i popoli produttori di metalli dell’Asia minore e con le miniere. A Brescia la produzione dei metalli è antica e attuale e le miniere sono state per secoli un’attività non secondaria e lo sono ancora, se si considera l’escavazione dei materiali lapidei. Adorato in tutto l’impero romano, Mithra è una divinità alla quale è legata l’idea di un Re messianico. Per conto del Sole, Mithra, secondo il mito, aveva sacrificato un toro, ma lo spirito del male Ahriman avrebbe mandato contro di lui tutte le sue immonde creature per compromettere la sua essenza di fonte di vita. Un cane, simbolo delle forze del bene, avrebbe leccato le ferite, consentendo che il toro generasse dalle sue membra sacrificali erbe e piante salutari e animali utili. Dal midollo sarebbe nato il grano, spuntato sulla coda in forma di spiga; dal sangue sarebbe nata la vite e dal seme gli animali. Terminata la missione creatrice e salvatrice il Sole avrebbe banchettato con Mithra, consumando le carni sacrificali del toro. Un pasto rituale, che associato al grano e al vino, ambedue frutti del sacrificio salvifico, ricordano quello cristiano dove i fedeli mangiano nell’ostia il corpo di Cristo e bevono nel vino il suo sangue. Stando ai calcoli degli astrologi, relativi alla processione degli equinozi, quando a Babilonia l’astrologia era tenuta in grande considerazione l’equinozio cadeva nel segno dei Gemelli e nel cielo si stagliava netta la Croce del Sud. La croce era dunque il segno dell’adempimento, il passaggio dalla fine di un ciclo all’inizio di un altro e il dio appeso alla croce era il segno evidente della sacralità di questo rinnovarsi del tempo ciclico dell’anno. A Brescia, lo abbiamo accennato, Mithra era conosciuto e venerato, come ricordano le lapidi dedicate al dio con il suo nome latino di Sol Invictus e di Sol Divinus. La testimonianza più significativa è tuttavia quella di Santa Maria in Solario (complesso di santa Giulia) il cui corpo inferiore è a pianta quadrangolare, con quattro volte a crociera, impostate su arcate a tutto sesto che si riuniscono al centro su un unico sostegno: una grande ara di marmo di Botticino dedicata al Dio Sole e probabilmente proveniente da un tempio vicino. Il Mithra dei Romani, Sol Invictus deve aver trovato le porte aperte per entrare nella città dei Celti i cui numi tutelari erano il dio silvano Bergimo e la sorgente Brixia. I Celti, infatti, avevano in Lug, il dio dal lungo braccio, detto anche Samildanach, abile in molte tecniche, la loro principale divinità e Lug significa “luminoso” ed è per definizione “solare”. |