| La febbre lo tormentava. L'esperienza del deserto l'aveva
messo in ginocchio. Sul collo aveva, evidente e fastidioso, il segno di
una puntura. Sentiva che qualcosa stava andando storto. Forse era solo
la suggestione del luogo. Aveva letto dello scopritore della tomba di
Tutankamen, punto da un insetto e morto in un albergo del Cairo divorato
dalla febbre. Pensieri angoscianti gli attraversavano la mente. Nel dormiveglia
sentì salire l'urlo di una folla in preda all'esaltazione. Vampe
di fuoco invasero la stanza. In lontananza udiva salmodiare: una nenia
ossessionante, che gli dava il senso del delirio. Una lingua di fuoco
lo investì, mentre il ghigno di un teschio fumigante lo fissava
quasi con stupore. Sentì una voce uscire dalle mascelle calcinate:
"Ma tu perché sei qui?".
Ancora quel sogno, quella presenza, quella frase. Quale era il messaggio?
Prese il bicchiere dal comodino. Bevve un sorso d'acqua e chiamò
la portineria. "E' arrivato il biglietto aereo?". "No,
signore. Ci sono due lettere per lei". Chiese di portargliele in
camera. La prima era di Ilaria.
"Rileggo parole d'amore che tu mi hai già detto, che tu hai
trovato per me, mi ci avvolgo, in questo manto magico che è reminiscenza,
la riconosco; ora ti riconosco. Per anni ho potuto dire soltanto: "non
questo, non quello", senza poter aderire all'abbraccio che ti porta
a distenderti sul fondo del tuo essere. Mi trattiene la storia, altrimenti
direi: "è questo" e ti chiederei: "resta".
Invece resta l'ombra di un altro legame, che non voglio rompere, né
affrontare e forse non sarà possibile se non che vada. Perdona
queste parole che hanno l'asprezza di spada, amore, so che anche tu sai
già che per me è così. L'esperienza che chiedo e
che chiamo è totale, inappellabile nella sua libertà e necessità
d'amore. Non ti chiedo di capire, di aderire o di avvallare nulla, non
ti chiedo di cambiare le tue idee, di distruggere le tue conquiste, di
capire il tuo limite, né di abbattere le tue paure. Semplicemente
non è possibile altrimenti. Pertanto lasciami ora e abbandonami
alla mia solitudine di strumento muto, perché non posso proprio
né ferirti, né accontentarmi. Non ti amo di meno per questo,
ma la mia anima e il mio corpo vivono il desiderio e l'impellenza dell'amore
che non può stare lontano e tu sei lontano .....
Canterò il vuoto spazio del cuore. Di questa esperienza avevo paura,
di te avevo paura, ecco, non può essere totale, qualcosa trattiene
e impedisce all'acqua di scendere fino in fondo. Amore, vorrei che fossi
tu, amore, amore, tu sei l'amore, l'amore mai vissuto prima, mai incontrato,
solo letto sui libri dei poeti d'amore, prima ...
Ho scelto questa esperienza per sentirmi ancora una volta prigioniera
del mio animus, altrimenti non spezzata, non spezzerei".
L'altra lettera, asciutta, essenziale, era di Lorenzo, un amico di lunga
data.
"Caro Gabriele, scusami per le cattive notizie che sto per darti.
Ho visto Ilaria nell'atelier di Deianira. Mi è sembrata molto triste
per la tua assenza. Abbiamo parlato a lungo e ho capito che è decisa
a chiudere la vostra storia. Sono sicuro che ti ama, ma credo non voglia
più vivere una situazione che la tormenta. Quando arrivi in Italia
telefonami. Ho delle cose da dirti, ma preferisco farlo a quattr'occhi.
Non disperarti. A volte il destino, quando sembra ingiusto, riserva sorprese
che preparano il futuro. A presto. Lorenzo".
Il contenuto delle lettere era più che sufficiente a far salire
la febbre se ancora fosse stato possibile, ma c'era nelle poche righe
di Lorenzo un accenno a Deianira che lo turbava.
Deianira era amica di Ilaria. Gabriele la conosceva poco; la stimava per
la sua intelligenza, il suo acume, ma avvertiva in lei qualcosa di inafferrabile,
di inquietante. Ricordava un singolare accenno a teorie sulla creazione
degli uomini e sul mondo, fatto durante una delle poche conversazioni
che aveva avuto con lei.
Una strana teoria davvero, secondo la quale gli Elohim avrebbero favorito
la creazione del primo ibrido umano proveniente dalla evoluzione biologica
di un dinosauro acquatico chiamato Serpente piumato.
Dallo spazio sarebbero arrivate, in tempi remoti, molte specie di colonizzatori.
Deianira parlava di uomini "contattati", di "inviati",
di esseri con un compito specifico.
Gabriele si chiese cosa avesse indotto Lorenzo ad approfondire i rapporti
con lei.
Alzò la cornetta e sollecitò il biglietto aereo. Doveva
partire immediatamente.
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