Capitolo IX

La febbre lo tormentava. L'esperienza del deserto l'aveva messo in ginocchio. Sul collo aveva, evidente e fastidioso, il segno di una puntura. Sentiva che qualcosa stava andando storto. Forse era solo la suggestione del luogo. Aveva letto dello scopritore della tomba di Tutankamen, punto da un insetto e morto in un albergo del Cairo divorato dalla febbre. Pensieri angoscianti gli attraversavano la mente. Nel dormiveglia sentì salire l'urlo di una folla in preda all'esaltazione. Vampe di fuoco invasero la stanza. In lontananza udiva salmodiare: una nenia ossessionante, che gli dava il senso del delirio. Una lingua di fuoco lo investì, mentre il ghigno di un teschio fumigante lo fissava quasi con stupore. Sentì una voce uscire dalle mascelle calcinate: "Ma tu perché sei qui?".
Ancora quel sogno, quella presenza, quella frase. Quale era il messaggio?
Prese il bicchiere dal comodino. Bevve un sorso d'acqua e chiamò la portineria. "E' arrivato il biglietto aereo?". "No, signore. Ci sono due lettere per lei". Chiese di portargliele in camera. La prima era di Ilaria.
"Rileggo parole d'amore che tu mi hai già detto, che tu hai trovato per me, mi ci avvolgo, in questo manto magico che è reminiscenza, la riconosco; ora ti riconosco. Per anni ho potuto dire soltanto: "non questo, non quello", senza poter aderire all'abbraccio che ti porta a distenderti sul fondo del tuo essere. Mi trattiene la storia, altrimenti direi: "è questo" e ti chiederei: "resta". Invece resta l'ombra di un altro legame, che non voglio rompere, né affrontare e forse non sarà possibile se non che vada. Perdona queste parole che hanno l'asprezza di spada, amore, so che anche tu sai già che per me è così. L'esperienza che chiedo e che chiamo è totale, inappellabile nella sua libertà e necessità d'amore. Non ti chiedo di capire, di aderire o di avvallare nulla, non ti chiedo di cambiare le tue idee, di distruggere le tue conquiste, di capire il tuo limite, né di abbattere le tue paure. Semplicemente non è possibile altrimenti. Pertanto lasciami ora e abbandonami alla mia solitudine di strumento muto, perché non posso proprio né ferirti, né accontentarmi. Non ti amo di meno per questo, ma la mia anima e il mio corpo vivono il desiderio e l'impellenza dell'amore che non può stare lontano e tu sei lontano .....
Canterò il vuoto spazio del cuore. Di questa esperienza avevo paura, di te avevo paura, ecco, non può essere totale, qualcosa trattiene e impedisce all'acqua di scendere fino in fondo. Amore, vorrei che fossi tu, amore, amore, tu sei l'amore, l'amore mai vissuto prima, mai incontrato, solo letto sui libri dei poeti d'amore, prima ...
Ho scelto questa esperienza per sentirmi ancora una volta prigioniera del mio animus, altrimenti non spezzata, non spezzerei".
L'altra lettera, asciutta, essenziale, era di Lorenzo, un amico di lunga data.
"Caro Gabriele, scusami per le cattive notizie che sto per darti. Ho visto Ilaria nell'atelier di Deianira. Mi è sembrata molto triste per la tua assenza. Abbiamo parlato a lungo e ho capito che è decisa a chiudere la vostra storia. Sono sicuro che ti ama, ma credo non voglia più vivere una situazione che la tormenta. Quando arrivi in Italia telefonami. Ho delle cose da dirti, ma preferisco farlo a quattr'occhi. Non disperarti. A volte il destino, quando sembra ingiusto, riserva sorprese che preparano il futuro. A presto. Lorenzo".

Il contenuto delle lettere era più che sufficiente a far salire la febbre se ancora fosse stato possibile, ma c'era nelle poche righe di Lorenzo un accenno a Deianira che lo turbava.
Deianira era amica di Ilaria. Gabriele la conosceva poco; la stimava per la sua intelligenza, il suo acume, ma avvertiva in lei qualcosa di inafferrabile, di inquietante. Ricordava un singolare accenno a teorie sulla creazione degli uomini e sul mondo, fatto durante una delle poche conversazioni che aveva avuto con lei.
Una strana teoria davvero, secondo la quale gli Elohim avrebbero favorito la creazione del primo ibrido umano proveniente dalla evoluzione biologica di un dinosauro acquatico chiamato Serpente piumato.
Dallo spazio sarebbero arrivate, in tempi remoti, molte specie di colonizzatori.
Deianira parlava di uomini "contattati", di "inviati", di esseri con un compito specifico.
Gabriele si chiese cosa avesse indotto Lorenzo ad approfondire i rapporti con lei.
Alzò la cornetta e sollecitò il biglietto aereo. Doveva partire immediatamente.

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