Capitolo XI

Quando uscì all'aperto fu investito da una folata di vento gelido. Roma era sotto una pioggia battente e il contrasto con il clima del Cairo era scioccante. La febbre che si portava addosso lo fece rabbrividire. Alzò il bavero della giacca, piegò la testa per offrire minore impatto alle intemperie e a passo sostenuto raggiunse il bus che lo avrebbe portato al corridoio d'uscita. Nella sala d'attesa degli arrivi trovò Lorenzo che lo aspettava con un impermeabile.
"Ti trovo bene", disse Gabriele.
"Non posso dire altrettanto di te. La febbre? Passata? Non si direbbe. Ho un po' di novità da dirti. Prendiamoci qualcosa di caldo".
Raggiunsero, con il carrello stipato di bagaglio, un bar-ristorante, si accomodarono in un angolo accanto ad un termosifone e ordinarono due toast e del tè. Gabriele accese una sigaretta. La permanenza in Egitto e le cattive notizie su Ilaria avevano aumentato il suo bisogno di fumare.
"Allora, dimmi".
"Prima le brutte notizie. Come ti ho annunciato nella lettera, Ilaria ha deciso di chiudere la vostra storia. Non mi ha voluto dire di più. Scusami se sono crudo, ma l'unica cosa che ti resta da fare seriamente è di metterti il cuore in pace. Dimentica. Non ti nascondo che c'è qualcosa nella sua decisione che non mi convince, ma non saprei dire di più".
Gabriele era sbiancato. La notizia era annunciata, ma sentirla dalla viva voce di Lorenzo, che in quei giorni aveva avuto modo di vedere Ilaria, gli fece l'effetto di un collasso.
"Cameriere, per cortesia, mi porti un doppio whisky ".
"Ne ho bisogno - disse rivolto a Lorenzo -. Sento che la pressione mi è andata sotto le scarpe".
Trangugiò il whisky d'un fiato. Riprese colore.
"E le belle notizie quali sono?".
"Che la relazione con Deianira, anche se è iniziata da poco, direi nata nello stesso momento nel quale si è chiusa la tua, sta diventando molto bella e importante. Anche in questo fatto, della coincidenza di una fine e di un inizio, forse, c'è un segno da capire. Ilaria e Deianira sono molto amiche. Amiche intime. Tu sai che Deianira è molto sensitiva. Credo ci sia tra loro una sorta di travaso di emozioni, quasi una compensazione. Non so, è un'idea che mi è entrata nella mente e non mi abbandona".
Gabriele sorseggiava il tè bollente. Aveva bisogno di calore. Fissò lo sguardo sulla brace della sigaretta depositata nel portacenere e inseguì il serpente di fumo che saliva e svaniva. Ricordò i discorsi fatti con Deianira nelle rare occasioni nelle quali si erano parlati. Vide un caminetto, un ceppo acceso, le lingue di fuoco che si infilavano nella cappa. Davanti al caminetto un divano. Lui e Ilaria seduti. Lorenzo e Deianira che parlavano.

Lorenzo aveva conosciuto Deianira una sera a cena con Gabriele e Ilaria. Cena vegetariana, conversazione sul filo del fair play, in gran parte dedicata ad argomenti poco impegnativi, salvo quello strano discorso sul serpente.
Lorenzo amava scarpe inglesi, pantaloni dalla piega impeccabile, orologi da collezione, camicie griffate e personalizzate. Non era un dandy, ma a suo modo un esteta e un perfezionista.
Colpita dall'aplomb del risvolto del pantalone sulla scarpa immancabilmente lucida, Deianira da questa apparenza ricercata era rimasta attratta e al contempo irritata. Il suo snobismo si compiaceva nel tratto di Lorenzo, ma in lei c'era impellente la necessità di andare oltre, per scavare nella psiche, alla ricerca di una ragione nascosta.
La serata era proseguita piacevolmente, con Lorenzo sotto stretta indagine e Ilaria e Gabriele che si coccolavano sul divano.
Deianira si riteneva in possesso di un mistico potere di presentimento. Alle idee preferiva le sensazioni, alle quali dava spazio come elementi guida nelle sue scelte di vita.
"Scusa, ma com'è che vi siete messi assieme?".
"E' accaduto tutto all'improvviso. Dopo la cena nella quale ci siamo conosciuti, per qualche tempo ci siamo rivisti senza che ci fosse tra noi altro che reciproca simpatia. Abbiamo parlato molto di te e di Ilaria, della vostra relazione, degli ostacoli che incontrava. Qualche tempo dopo, tu eri già in Egitto, siamo usciti. Sembrava un incontro come gli altri, ma all'improvviso le mi ha preso la mano e mi ha detto: "Sento che in te c'è qualcosa di speciale. Sei uno dei nostri". La sera è venuta a casa mia e siamo finiti a letto. Sulle prime ero diffidente. Lei mi impauriva. Poi mi sono lasciato andare e mi sono innamorato. Si, la conosco da un soffio di tempo, ma credo proprio di amarla".
"E lei ti ama?".
"Credo di si. Stiamo bene insieme. Lei è travolgente, totalizzante, non mi lascia respiro. Mi ha stordito. Non mi era mai capitato di essere preso in un vortice di sensazioni e di sentimenti così caotico e affascinante".
Il cellulare di Gabriele cominciò a trillare. Era Silvio che lo informava di una sua visita a Castel del Monte. "Visto che sei a Roma potresti raggiungermi. Ci sono degli aspetti del castello che hanno molta affinità con i tuoi studi sulle piramidi".
"Vado in albergo, vedo come passo la notte e ti telefono".
"D'accordo, tieni conto che parto in mattinata. A presto".
"Era il mio amico Silvio", disse rivolto a Lorenzo. "Vuol fare visita al castello di Federico II. Sai, l'ho incontrato in aereo e abbiamo parlato a lungo. E' un uomo colto, conosce molte cose riguardanti il mondo esoterico. Forse qualche giorno passato con lui mi può servire a schiarirmi le idee. Tornare, del resto, a cosa serve? Ilaria ha deciso di lasciarmi e non ho voglia di affrontare una realtà insopportabile. Grazie di essere venuto ad accogliermi. Mi fermo in albergo. Domattina telefono a Silvio e gli dico che vado con lui".
Lorenzo si alzò, spense la sigaretta, raccolse l'impermeabile e si avviò verso l'uscita.
"Non ti capisco. Fossi in te andrei a Venezia, le parlerei, cercherei di capire. Non per riprendere la relazione, che mi pare chiusa. Per farti una ragione. Per te stesso".
"Non ci sono ragioni. La contatterò, stanne certo, ma prima devo riflettere. Vado con Silvio. Ci vediamo. Grazie".

>> indietro