Capitolo XII

La partenza fu movimentata. Gabriele arrivò in ritardo all'appuntamento ancora febbricitante. Silvio lo aspettava con la vettura già carica. Si infilarono sull'autostrada.
"Come va?".
"Non bene. Ho la febbre e la sensazione di avere tutto aperto: la mente, il cuore, tutto. Sono in una fase ben strana della mia vita e non capisco come uscirne".
"Sei andato a cercare il Mistero? Il Mistero ti è venuto incontro e ora devi fare i conti con una nuova dimensione. E' inevitabile per ogni iniziazione".
"Iniziazione?".
"Si. L'iniziazione non è solo un fatto rituale; è un'esperienza di vita. E non sempre le risposte ti arrivano per la via diritta, all'angolo dove ti aspetti di trovarle. Ilaria, ad esempio, non era prevista. L'hai incontrata e ti ha aperto un mondo".
"Lasciandomi poi da solo, in un deserto senza fine".
"Senza fine è la ricerca. Questa che vivi è una fase. Importante, ma una fase, solo un passo nel tuo viaggio. L'incontro con l'inconscio collettivo è un evento d'importanza capitale, di cui l'uomo non avverte alcun presagio fin quando non vi si trova coinvolto. A te è capitato grazie alle tue ricerche, alla tua disponibilità, ma soprattutto in conseguenza di un amore che ti ha fatto incontrare la tua anima. Lo scopo essenziale dell'opus psychologicum è la presa di coscienza, cioè il fare emergere alla coscienza i contenuti fino a quel momento proiettati. Non è un lavoro facile da fare, ma è necessario".
"E' un peso enorme, una fatica dolorosa".
"Devi sapere che l'integrazione di contenuti inconsci costituisce una seria lesione dell'Io. In te sta nascendo una nuova personalità. Prestami attenzione".
"E' quanto sto facendo".
"La ragione è l'ancora di salvezza. L'inconscio viene integrato comprendendolo e a poco a poco ne nasce un punto di vista superiore, che rappresenta l'una e l'altra cosa: ciò che è conscio e ciò che è inconscio. Il dominio esercitato dall'inconscio è simile ad uno straripamento del Nilo: accresce la fertilità del terreno".

Giunti a Andria si immisero sulla strada asfaltata che correva tra olivi, querce secolari, mandorli e distese di viti e che in circa 17 chilometri portava al castello. Volevano dare un'occhiata al maniero dall'esterno, prima che facesse buio.
"A cena ti presento un amico che conosce i segreti del castello. La visita la facciamo con lui".
Il castello venne loro incontro maestoso, sulla cima della collina, bagnato dagli ultimi raggi di sole. Dava, già al primo sguardo, l'idea di qualcosa di misterioso, quasi fosse stato messo lì apposta per una funzione segreta.
"Mi dà l'idea di un mandala", disse Gabriele.
"Ci sei andato vicino. Costruito in sei anni, dal 1240 al 1246, non è stato mai abitato, nemmeno da Federico II. E' un edificio simbolico, un libro di pietra che racchiude e rinnova segreti millenari, come la piramide di Cheope. A proposito, sai che il castello è a mezza strada tra la piramide di Cheope e la cattedrale di Chartres? Forse questo fatto non ti dice nulla, ma domani, quando faremo la visita, capirai le connessioni".
"Vuoi dire che c'è un nesso tra i monumenti? Un nesso esoterico?".
"Già, è così. Non voglio anticiparti altro, ma comincia a meditare sul fatto che la sua struttura è ottagonale e che il dedalo di disimpegni e il percorso obbligato al suo interno ne fanno un labirinto. Ti dico un particolare. Nel pavimento della cattedrale di Reims è disegnato un labirinto ottagonale".
"E' un richiamo continuo a luoghi sacri e a simboli, quasi ci fosse un filo che li collega tutti tra di loro, una sorta di messaggio sparso nella vasta biblioteca di pietra del mondo".
"Non solo. Secondo alcuni studiosi è stato scelto e progettato per essere il più grande osservatorio spaziale del Medioevo, come la piramide di Cheope o Stonehenge, altro luogo con il quale ci sono strette parentele"
"Per quale motivo?".
"Te lo dico domani".
Il sole ormai se ne era andato. Scesero verso Andria, presero posto in albergo e decisero di farsi raggiungere dall'amico di Silvio al ristorante.

L'appuntamento era per le venti e Matteo giunse puntuale. Da anni era affiliato ad una loggia che faceva capo all'Obbedienza di Silvio. Si salutarono calorosamente e Silvio presentò Gabriele come un amico con il quale si poteva parlare apertamente.
Si sedettero ad un tavolo sul fondo della sala. Ordinarono Rosso Castel del Monte, un vino robusto, dal sapore asciutto, armonico, con il quale accompagnarono salumi piccanti, carne di agnello al forno e formaggio di pecora stagionato.
Matteo si informò sulle ricerche di Gabriele.
"Sei sulla buona strada", disse. "Castel del Monte traccia un percorso che potrebbe portarti vicino a quel che cerchi".
"E' quanto spero. Sto vagando da tempo in lungo e in largo, ma non sono approdato a nulla di significativo".
"Il castello è senza fossato, senza ponte levatoio, senza postazioni per le armi. Non era stato concepito come una fortificazione militare. Questo è assodato. Al suo interno non ci sono scuderie, né cucine, né stanze di servizio; solo sedici stanze tutte uguali. Difficile pensare ad un suo uso abitativo".
"Direi di sì".
"E infatti non è mai stato abitato, nemmeno da Federico II".
"Chi l'ha costruito?".
"Questo è un altro elemento strano. Non porta la firma di alcun architetto. Vi lavorarono maestranze di monaci cistercensi francesi ed è costruito in modo da essere visto in ogni direzione nello stesso modo".
"Dicevo questo pomeriggio a Silvio che mi dà l'idea di un mandala, di un simbolo".
"Già. La forma a ottagono rappresenta il punto di incontro tra le due figure base del mondo geometrico-simbolico: il cerchio, ossia la perfezione di Dio, e il quadrato, ossia l'imperfezione umana. L'otto è ciò che lega l'infinito al finito, ciò che fonde l'imperfetto al perfetto. E' simbolo della rivelazione. Hai presente il bagatto dei tarocchi? Il suo cappello ha lo stesso significato. Induce a pensare all'Arte Reale, alla trasformazione alchemica".
Silvio li interruppe. "E' in arrivo l'agnello".
"Ottimo aspetto", commentò Matteo.
La conversazione riprese tra un boccone e l'altro.
"A Castel del Monte la forma ottagonale è ripetuta nove volte, ossia tre volte il numero perfetto tre, simbolo della trinità, della trimurti".
"Non solo, ma ci sono spiegazioni astronomiche ed astrologiche", interloquì Silvio.
"Certamente. A mezzogiorno dell'equinozio d'autunno il sole proietta a terra un'ombra lunga quanto è largo il cortile del castello. A mezzogiorno di un mese dopo l'ombra determina la lunghezza delle sale. Coll'entrata nel Sagittario l'ombra raggiunge la circonferenza teorica nella quale è inserito il castello e con il Capricorno si estende fino ad una recinzione ottagonale esterna al castello, esistita in origine".
"Mi pare di capire che il castello sia una sintesi in pietra di tutte le tradizioni iniziatiche".
"Ci sei vicino, ma c'è di più. Il castello è costruito secondo le regole del numero d'oro, il rapporto magico che determina le proporzioni del corpo umano, del mondo vegetale, marino, planetario. Gli antichi lo consideravano come il segno della creazione di Dio e lo chiamavano divina proiezione. Il sorgere e il tramontare del sole ai solstizi formano nel castello un rettangolo con i lati in divina proporzione: moltiplicando la lunghezza del lato corto per il numero d'oro otterremo la misura del lato lungo. Il numero d'oro, e qui siamo giunti alla tua ricerca e al tuo percorso, è presente anche nel misterioso complesso di Stonehenge, nella piramide egiziana di Cheope e nella cattedrale francese di Chartres".
"Mi diceva Silvio che il castello è a metà strada tra la piramide e la cattedrale. Dunque segna una linea ideale di ricerca, l'indicazione di un cammino".
"Esattamente. Inoltre, in alcune stanze del castello c'è una grande energia, come nella piramide di Cheope".
"Non credi ci possa essere una funzione che li accomuna? Non dico solo quella di osservatorio astronomico, ma anche di luogo dedicato ad un rito antico, come quello della rinascita di Osiride?".
"Come saprai, si sostiene che l'antico segreto dei culti stellari sia andato perduto e che ad esso se ne sia sostituito un altro. Pare che i Templari ne abbiano trovato traccia sotto il tempio di Salomone e che sulla base di quel segreto abbiano fondato le loro fortune terrene e spirituali, ammaestrando i costruttori del Medioevo, per edificare, in forme nuove, ma rispettose delle antiche regole, nuovi libri di pietra e santuari adatti a rinnovare il rito della rinascita".
"In ogni caso, però, l'antico segreto stellare è perduto definitivamente".
"Pare di sì, ma non è detto. Nulla va perduto. Bisogna continuare a cercare. Cogli i segni. Alza le antenne. Non badare solo alla logica, ma affidati anche all'intuizione e alle coincidenze".

S'era fatto tardi. Si salutarono e si diedero appuntamento per il mattino dopo.
All'indomani la visita al castello confermò quanto Matteo aveva detto la sera precedente. Gabriele in una delle sale avvertì la presenza di un'energia positiva, che gli dava forza. Stette a lungo in ascolto, sino a quando Silvio non lo sollecitò a partire. "Dobbiamo andare, vorrei essere a Roma prima che faccia buio".
Il ritorno fu breve. Una notte passata in albergo. L'aereo al mattino. Nel primo pomeriggio stava seduto tra i suoi libri, osservando un pacco di quaderni fitti di appunti.
Se quanto aveva visto e soprattutto sentito aveva un senso, sapeva di dover andare a Chartres e a Stonehenge. Aveva la precisa sensazione che la chiave o una delle chiavi del mistero che da tempo stava inseguendo stesse nascosta in quei templi di pietra.
Il sole era ormai al tramonto. Era ora di riprendersi, disfare le valigie, pensare alla cena. D'un tratto squillò il telefono. Era Ilaria. Sentire la sua voce gli fece vivere un'emozione profonda.
Lei si informò sui suoi viaggi. Non accennò alle decisioni prese. Si limitò ad un invito. "Vorrei vederti. Se ti va, possiamo incontrarci domani".

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