Capitolo XVI

Il cervello girava a vuoto. Aveva fatto il giro del mondo, scavato nei secoli passati, indagato nelle carte polverose degli archivi. Non era approdato ad alcuna meta. Una strada l'aveva trovata, ma ogni porta aperta conduceva ad un'altra, senza fine. Tentò di addormentarsi, ma il caldo soffocante di un'estate troppo umida gli impedì di abbandonare il rovello. All'ennesima giravolta nel letto, alla ricerca ossessiva di scampoli di frescura, si decise ad alzarsi. Nel salotto di casa un minimo di contr'aria c'era sempre. Prese dal frigorifero una bottiglia d'acqua gelata, se ne versò un bicchiere, accese il ventilatore e si sprofondò, rassegnato, nella poltrona. Avrebbe fatto mattina, tentando invano di combattere la calura. Al secondo sorso alzò gli occhi verso la porta finestra e nel chiarore lunare vide stagliarsi la lanterna del vicino cimitero centrale. La luce puntiforme e baluginante nella cappa umida della notte lo ipnotizzò lentamente. La guardava senza più vederla. La percepiva con l'intelletto, mentre, lentamente, le palpebre calavano sugli occhi. Nella mente sentì che si formava un'idea: un grumo di realtà che avvertiva sempre più nitido. Doveva cercare nella sua città, a quattro passi da casa.
Cacciò la testa sotto la doccia gelata e riprese coscienza.
Scese in studio, accese la macchina del caffè e cominciò ad ispezionare gli scaffali della libreria. "Andiamo con ordine", si disse, tentando di frenare la voglia di arrivare in fretta al bandolo della matassa.
La tribù dei Cenomani aveva valicato le Alpi nel IV secolo avanti Cristo e si era insediata ai piedi del colle Cidneo, ultima propaggine della montagna di casa, la Maddalena.
"La Maddalena, Maria di Magdala, la Notre Dame delle tradizioni gnostiche", esclamò ad alta voce. Perché non l'aveva pensato prima?
La città, nei secoli, era cresciuta attorno alla Maddalena e per i suoi abitanti la montagna era una compagna naturale. Sulle sue pendici si erano sviluppati gli orti. Dai suoi boschi si era ricavata per secoli la legna da ardere. In tempi più recenti, con l'affermarsi della civiltà tecnologica, fatta di rumori, di nevrosi, di miasmi, la Maddalena era diventata l'immediato rifugio dal caldo, dal chiasso e dal ritmo cittadino; era il primo e più prossimo contatto con la natura.
La Maddalena vegliava sulla città; ne aveva seguito i primi vagiti celtici, gli scontri con i romani invasori, il suo ergersi a libero comune, la dominazione veneta e austriaca, il passaggio degli eserciti, le tensioni religiose e civili: era la Grande Madre.
Tornò con la mente al saggio di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln dal titolo suggestivo: "Il Santo Graal", con quelle strane teorie su Maria di Magdala, sui Catari e sui Templari, sui Merovingi e il Priorato di Sion. Lui stesso aveva trovato le connessioni possibili tra antiche ritualità, i Celti, gli Egizi, i segreti dei Templari, la Massoneria.
La Maddalena non era stata chiamata così a caso. La montagna era un simbolo, un'indicazione, un segnale per chi voleva e poteva capire.
I Cenomani, giunti alle pendici della Maddalena, avevano scelto di fermarsi; si erano accampati sotto il colle Cidneo, in riva ad un fiume che avrebbe più tardi preso il nome di Celato.
Perché Celato? La spiegazione più immediata riguardava il suo celarsi a causa degli edifici e delle vie che ne hanno imbrigliato il corso. Celato perché celava le acque che dalla fonte giungevano in città. Celato, diceva qualcuno, perché con le sue acque si erano mossi in tempi antichi i magli per costruire le celate delle armature.
Tuttavia il Celato poteva anche essere un messaggio, forse l'indicazione che nei paraggi era stato nascosto qualcosa. Forse più che nascosto, mascherato, reso invisibile per conservare un segreto.


Il fiume, l'acqua. Doveva scomporre i vari aspetti dei messaggi che si trovava davanti e che cominciavano a mostrare di avere una loro concatenazione.
Nel linguaggio dei simboli l'acqua richiamava le forze ctonie, le profondità. L'acqua è simbolo femminile. Un'indicazione poteva esser quella che alle pendici della Maddalena, sotto il colle Cidneo, sua ultima propaggine, si nascondeva qualcosa? Cosa? E dove?.
Come raggiungere un'acqua celata?
Ma era chiaro, con un pozzo.
Cercò immediatamente sulla carta della città un toponimo che indicasse un pozzo. Lo trovò a pochi passi dal Celato: Contrada Pozzo dell'Olmo.
Il pozzo era sacro ai Celti, dunque la trama delle connessioni pareva reggere, ma l'olmo? Perché l'olmo?
Cominciò a scorrere le pagine dei testi sulla cultura e sulle tradizioni celtiche che occupavano un ampio spazio tra gli scaffali della biblioteca. Una chiave possibile, sicuramente suggestiva, la fornì un testo francese sul calendario celtico. Acquistato a Parigi molti anni prima, l'aveva più volte sfogliato distrattamente, di volta in volta per trovare le corrispondenze tra la data di nascita di qualche amico e gli alberi che, secondo l'autore, ne simboleggiavano il carattere.
Lesse con attenzione e con crescente stupore per le sorprendenti coincidenze. L'olmo rappresentava la giustizia e la tolleranza, due temi ricorrenti nella tradizione massonica. L'olmo conciliava l'individualismo con una solidarietà attiva.
L'olmo era inoltre indice della capacità di seguire il proprio cammino, la propria via e di prendere parte per coloro che escono dall'ordinario e amano l'inedito; non amava la classificazione, le etichettature, alle quali era allergico, per quanto prestigiose esse fossero.
L'olmo oggi è un albero malato, quasi in estinzione in Europa; è diventato una rarità.
"Non siate tristi. Al contrario - ammoniva il calendario celtico - vi si offre l'opportunità di aumentare le vostre buone intenzioni e di praticare la giustizia e la tolleranza, tanto più in quanto esse sono diventate così rare. Può essere, allora, che gli olmi guariscano e si moltiplichino di nuovo".

Olmo in francese si scrive orme. Gli venne in mente quanto asserivano, nella loro fantasiosa indagine sul Graal, i giornalisti inglesi responsabili del suo primo approccio con la Massoneria. Il libro avanzava un'ipotesi sconvolgente: Gesù non morì sulla croce, sposò Maria Maddalena, da cui ebbe alcuni figli e con la famiglia si rifugiò in Francia, presso una comunità ebraica. I suoi discendenti regnarono con il nome di Merovingi, creando successivamente il Sacro Romano Impero, maestoso disegno di un'Europa unita. Fallito sul piano politico, questo disegno si sarebbe invece alimentato grazie a sette religioso-esoteriche come i Templari, gli Albigesi, i Cavalieri Teutonici e a società segrete facenti capo al misterioso Priorato di Sion.
Il Priorato di Sion non sarebbe altro, rinominato e reso inaccessibile, che l'Ordine di Sion, fondato da Goffredo di Buglione, vissuto con i Templari sino al 1188, quando questi furono resi autonomi. L'Ordine si tramutò in Priorato, adottando un nome segreto: Ormus.
Orme e Ormus.
L'emblema di Ormus era una, simbolo astrologico della Vergine, che nel linguaggio medioevale significa Notre-Dame e Notre-Dame era la Maddalena.
All'interno del simbolo della Vergine si trovavano le lettere o u r s , a formare un acrostico simbolico.
Ours in francese significa orso. Ours, Ursus, era un riferimento a Dagoberto II e alla dinastia merovingia.
Ormus nel pensiero zoroastriano e nei testi gnostici è sinonimo di principio della luce. Inoltre, secondo gli insegnamenti massonici, Ormus era il nome di una saggio e mistico egizio, un adepto gnostico di Alessandria, che avrebbe vissuto nei primi anni dell'era cristiana. Un saggio egizio a conoscenza del segreto?
Contrada Pozzo dell'Olmo si stava rivelando in tutta la sua valenza simbolica.

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