Capitolo V
L'AMICO DELL'ELMO

Nei giorni successivi gli amici tornarono più volte sull'evento straordinario che li aveva coinvolti. Gabriele aveva una discreta conoscenza della pubblicistica che trattava dei Celti. Nicodemo, oltre ad un'esperienza pluriennale nell'archeologia etrusca e della Magna Grecia, aveva affinato sensibilità particolari che ne facevano un vero e proprio sciamano. Sin da piccolo aveva imparato a convivere con fenomeni strani che lo circondavano e in molti anni di studio e di lavoro aveva acquisito una notevole sicurezza nel muoversi nel grande mare dei mondi paralleli.

L'esperienza a Cevo, tuttavia, lo aveva colpito per la sua portata e per la sua intensità. Il gruppo decise di proseguire il contatto. Una nuova spedizione venne programmata per la fine del mese di dicembre per misurare le pietre, fotografarle, costruire un dossier relativo alla parte archeologica. Gli amici, ovviamente, speravano di avere nuove esperienze, nuovi contatti. Li aspettava invece un periodo di duro lavoro per mettere assieme i pezzi di un complicato mosaico. Le misurazioni diedero risultati sorprendenti. I dati vennero inseriti nel computer e rivelarono che la disposizione delle pietre era tale da formare due cerchi, un'ellisse e due spirali: una destrorsa e una sinistrorsa.

Le pietre erano disposte in un prato leggermente declinante, lo stesso dove Nicodemo e Gabriele avevano "visto" la scena di massa, con druidi, sacerdotesse e molti uomini e donne festanti. Più in basso, al limitare del prato, alcune pietre piatte, disposte in verticale, formavano una sorta di mano: cinque dita, o meglio, cinque traguardi per l'osservazione del cielo. Ancora più in basso, muri di contenimento formavano un percorso lungo il quale era stato rinvenuto un dolmen. L'analisi del territorio diede molti segni convergenti nell'indicare nell'area del Molinello un luogo sacro: un osservatorio astronomico e, forse, un'area di culto.

Per giorni gli amici consultarono testi di archeologia, di archeoastronomia, di storia delle antiche civiltà che avevano popolato quei luoghi; studiarono gli allineamenti stellari e le possibili connessioni tra le stelle, le costellazioni e la posizione delle pietre. Cercarono di capire quale fosse il rito al quale avevano assistito, a quale ricorrenza si riferisse, a quale popolo appartenesse. L'idea era che quanto avevano "visto" appartenesse ad un'epoca nella quale Cevo era stato popolato da una tribù celtica, ma tutto rimaneva, ovviamente, nel campo delle ipotesi.

Nicodemo aveva da tempo contatto con una guida spirituale: un antico, del quale aveva rinvenuto, in una tomba, i resti mortali e un elmo. Nel tempo Nicodemo era diventato sempre più "l'amico dell'elmo". A volte il contatto era indiretto, fatto di segni e di eventi strani che Nicodemo sapeva, dopo lunga esperienza, sapientemente decodificare. A volte il contatto era diretto. Una voce, ben riconoscibile, "parlava" e Nicodemo poteva così avere delle informazioni che si erano sempre rivelate esatte. Gli amici decisero pertanto di chiedere alla guida di Nicodemo di aiutarli nell'impresa. Le comunicazioni avvenivano spontaneamente, senza nessuna pratica spiritistica. Il contatto per Nicodemo era naturale. Bastava chiedere e quando era il momento la risposta arrivava. A volte, la maggior parte delle volte, non era nemmeno necessario chiedere. Si trattava, dunque, di aspettare.

Una sera mentre gli amici stavano tranquillamente cenando, la "voce" si fece sentire e indicò due date: il 10-11 febbraio e l'8 marzo. Erano due date propizie per nuovi contatti con quel mondo che era apparso agli amici l'8 dicembre. Iniziarono subito le ricerche per capire quali fossero i riferimenti a festività antiche, ma le date non diedero grandi risultati.

L'appuntamento di febbraio, per motivi legati agli impegni della vita di ogni giorno, fu saltato. Ben presto, però, gli amici si resero conto, questa volta attraverso lo strumento del sogno, che anche quella data aveva la sua importanza.

Gabriele, proprio nella notte tra il 10 e l'11 febbraio, guarda caso in un tempo esattamente all'opposto, dal punto di vista astrologico di quello del suo compleanno, che cadeva l'11 di agosto, fece un sogno significativo.

Indispettito dai movimenti e dalle azioni di un uomo, Gabriele, nel sogno, sgozzava con un coltello, tagliando la gola con un colpo netto da sinistra verso destra, due uomini, dopo averli presi per la testa. L'azione avveniva su una lastra di granito. I due uomini cadevano sulla pietra. Dopo aver sgozzato i due uomini, Gabriele deponeva il coltello in una bacinella rotonda, colma d'acqua e si lavava le punte delle dita della mano destra, quella usata per azionare il coltello. Un rito, con sacrifici umani? La data dell'11 febbraio a che cosa corrispondeva? Gli amici non sapevano darsi una risposta. Decisero di non mancare all'appuntamento dell'otto di marzo.

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