| Capitolo
VII |
L'OROLOGIO
STELLARE |
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Il rito di Oimelc (Imbolc), che al tempo dei Celti si svolgeva il primo giorno di febbraio, era entrato nella consapevolezza degli amici l'8 di marzo, così come aveva indicato la guida. La prima esperienza, sorprendente e sconvolgente, dell'incontro con l'antico popolo, era avvenuto l'8 di dicembre, ma Samain, nel calendario celtico, era collocata al primo di novembre. La guida di Nicodemo aveva indicato oltre all'8 marzo anche l'11 di febbraio. Gli amici non capivano il nesso tra le date, anche se i risultati delle visite erano importanti e davano la netta sensazione che la guida sapesse bene cosa stava indicando e con grande precisione. Gli amici cominciarono a riflettere sugli avvenimenti e sulle coincidenze e giunsero alla convinzione che lo spostamento di date riguardasse le costellazioni. Iniziò così uno studio attento dei cieli del periodo del primo millennio avanti Cristo e di quelli attuali e gli amici si resero conto che la guida li stava inducendo ad andare a Cevo in periodi in cui le costellazioni e le fasi lunari, nel tempo attuale, erano simili a quelle riscontrabili nel primo millennio avanti Cristo. Nel frattempo l'orologio stellare si era spostato, a causa della precessione degli equinozi. L'elaborazione portò gli amici a identificare un differenziale di 37 o di 38 giorni. Differenziale che teneva conto sia della precessione, sia delle varie riforme dei calendari. Stabilito il differenziale, fu facile capire anche il senso dell'11 febbraio. Quella data, spostata indietro di 37 giorni, riportava il calendario al 5 di gennaio, giorno nel quale la tradizione, rimasta ferma alle date antiche, collocava la festività del serpente: il badilisc della sagra paesana di Andrista, il "divin biscio" del popolo di Baar Ailt. Di lì a pochi giorni la guida si fece risentire. Il prossimo viaggio a Cevo doveva essere programmato per il 6 di aprile. Anche in questo caso gli amici si chiesero il perché di tale indicazione e subito applicarono il metodo appena studiato, ma senza apparenti risultati. Si trattava, come ormai avevano capito, di un nuovo insegnamento. Dopo molte considerazioni, presero in esame la possibilità che il riferimento fosse all'equinozio di primavera, una data fissa, che segnava il passaggio del sole al di sopra dell'equatore celeste. In molti casi, anticamente, le festività, come spiegava la letteratura in proposito, non avvenivano nei giorni solstiziali o equinoziali o in corrispondenza della levata eliaca di una stella. Per calcolare la scadenza era necessario tenere anche conto delle fasi lunari. L'equinozio di primavera cadeva il 21 di marzo e nel 1999 il sesto giorno di luna calante successivo alla data equinoziale era proprio il 6 di aprile. Il sesto giorno di luna calante, stando alla letteratura, era un momento particolarmente indicato per lo svolgersi dei riti druidici strettamente connessi con la natura e con il rapporto con l'universo. Ancora una volta la guida aveva avuto ragione. |
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