Capitolo XIX
NEGLI SPAZI INFINITI

Taliesin partì all'imbrunire. Salutò con un lungo abbraccio la donna che lo aveva accudito e che in altri tempi era stata sua madre. A lei disse che sarebbe andato ad est, per raggiungere, sulle vie dei crinali, attraverso il territorio dei Sabbini, il lago nelle terre degli Etruschi. Avrebbe approfittato dell'ospitalità di Lars Laurinn. Disse che voleva andare da solo. Lo avrebbe guidato la "vista". Afferrò saldamente nella mano sinistra un lungo bastone; mise in spalla una bisaccia e l'arpa, che sempre lo aveva accompagnato e si incamminò.

La donna lo seguì con lo sguardo, fin quando scomparve nel folto del bosco. Dietro a lui, nascosti dalla vegetazione, si mossero i druidi locali, in ansia per la sua sicurezza. Taliesin percorse lentamente un lungo tratto di sentiero in piano e quando giunse ai piedi dell'erta salita che portava al crinale, improvvisamente si piegò sulle ginocchia. Lasciò l'arpa e il bastone. Un suono lugubre di corni che lui solo sentiva stava annunciando la fine. Il vecchio chiuse gli occhi, si mise il palmo delle mani sulla faccia e cadde riverso in avanti.

Taliesin era morto. Taliesin viveva. Dopo di lui un altro sarebbe venuto e poi un altro ancora; così nei secoli, affinchè potesse compiersi il mistero del Merlino. Non il fuoco per Taliesin, ma l'abbraccio della Madre Terra. L'abbraccio di colei che lo aveva accolto all'ombra di un tarassaco in fiore.

I druidi che avevano seguito il vecchio venuto da lontano, quando lo videro cadere riverso accorsero nel tentativo di aiutarlo. Lo sollevarono lentamente e lo adagiarono sul terreno erboso, nel vano tentativo di rianimarlo. Ben presto si resero conto che Taliesin aveva lasciato il mondo degli uomini e stava viaggiando negli spazi infiniti. Il suo viso era sereno. La stanchezza che ne aveva scavato il volto e infossato gli occhi era scomparsa.

Uno dei druidi andò a chiamare la gente del villaggio. La radura dove Taliesin era adagiato si riempì di uomini e di donne dai visi lunghi. Non c'era su quei visi disperazione per la morte, considerata niente di più di un passaggio verso un altro mondo, ma la tristezza per una separazione, per il venir meno di una presenza. Sarebbe avvenuto in ogni caso, dal momento che il vecchio druida aveva lasciato il villaggio per tornare da dove era venuto, ma ora quel viaggio sembrava a tutti molto lungo e la meta molto lontana.

Vennero apprestati dei fuochi, sui quali vennero bruciate erbe profumate. Il suono dei corni, ad intervalli regolari, diede per tutta la notte al cielo e alla luna la notizia che Taliesin era in viaggio. Gli artigiani, alla luce dei falò, costruirono con travi di rovere una portantina, sulla quale venne adagiato il corpo del vecchio druida.

La notte trascorse accompagnata dalle voci sommesse dei druidi e delle sacerdotesse, che cantavano, sussurrando, le lodi di Taliesin e recitavano le strofe di antichi versi che parlavano alla mente e al cuore della Grande Pianura, del Mondo dei Vivi, dell'Isola delle Vergini, del cammino luminoso intrapreso dal vecchio druida.

Al mattino alcune donne giunsero nella radura portando una veste bianca e un grande drappo, anch'esso bianco, sul quale era stato cucito, in rosso porpora e orlato d'oro, il simbolo sacro del rango druidico: due foglie di vischio, l'una verso l'alto e l'altra verso il basso, trattenute da una fascia dorata. Il più anziano dei druidi locali portò due bastoni di quercia sulla cui sommità erano fissati i simboli di potenza, una spirale ed un serpente, forgiati in uno strano metallo che non era oro, ma ne aveva il colore. Simboli della potenza della natura e archetipi di una geometria sacra che solo pochi intendevano nel loro vero valore, relativo alle vibrazioni fondamentali sulle quali era fondata l'armonia dell'Universo. I più riferivano quei simboli ai culti delle forme naturali con le quali i semplici rivestivano quotidianamente quanto rimaneva di grandi conoscenze giunte da un passato remoto, in gran parte dimenticato.

Taliesin fu rivestito con la bianca clamide. I due bastoni, recanti i simboli della potenza, vennero stretti nelle sue mani e collocati paralleli alle braccia, incrociate sul petto.

Sulla salma venne steso il drappo bianco ornato del simbolo del rango. Quattro giovani misero la portantina sulle loro spalle. Le sacerdotesse, vestite delle loro tuniche azzurre, si misero in fila davanti alla portantina, tenendo la destra della via. I druidi, dietro la salma, composero una fila bianca sul lato sinistro del sentiero. Dietro di loro seguiva la gente del villaggio. Una giovane sacerdotessa si spostò di pochi passi davanti a tutti e iniziò a percuotere, a intervalli regolari, un triangolo di metallo, ricavandone un suono nitido e argentino, che dava il ritmo alla recitazione alternata degli uomini e delle donne. Il corteo prese le mosse e percorse lentamente il tratto di terreno che portava al villaggio. Giunto su una radura piatta, il corteo si fermò. La portantina venne deposta su una grande pietra e druidi e sacerdotesse si disposero a semicerchio intorno ad essa.

Il druida più anziano prese l'arpa e cantò, improvvisando le terzine, le lodi di Taliesin e ne ricordò la coerenza agli insegnamenti del maestro della sua formazione, il druida Cadoc, del quale ricordò la saggezza, passata di bocca in bocca, nelle strofe dei file: "Prima di parlare, considera: in primo luogo ciò che tu dici; secondariamente perché tu lo dici, in terzo luogo a chi tu lo dici; in quarto luogo di chi tu parli; in quinto luogo ciò che risulterà da ciò che tu dici; in sesto luogo quale bene verrà da ciò che tu dici; in settimo luogo chi ascolta ciò che tu dici. Metti le tue parole sulla punta delle tue dita prima di dirle e girale per sette volte prima di dirle, e allora nessun male ne verrà mai dalle tue parole". Parole di saggezza erano sempre state quelle di Taliesin e parole di sapienza e di potere erano uscite dalla sua bocca quando egli parlava con la forza del Merlino.

La portantina fu rimessa sulle spalle di quattro giovani che diedero il cambio ai primi e il corteo riprese, lentamente, a percorrere le vie di Baar Ailt, toccando, nel tragitto, i luoghi sacri. Giunto sul colle che dominava la valle dove era stato eretto un osservatorio astronomico, il corteo si fermò. La salma venne deposta su un altare di pietra nera, posto a ovest del centro energetico del colle. Il corpo venne adagiato con la testa rivolta a nord ovest, nella direzione della terrà del Sid. Il silenzio divenne totale, rotto solo dal gracchiare di due cornacchie che volteggiavano nel cielo. Poco dopo il corteo riprese il suo cammino, piegando a est nella direzione della fonte sacra, che Taliesin aveva aperto battendo per tre volte sulla terra con il suo bastone. Giunto alla fonte il corpo del vecchio druida fu asperso per tre volte con l'acqua rossa come il sangue della Dea e riprese il suo viaggio verso la terra che lo aspettava, per accoglierlo nelle sue braccia.

La salma fu deposta in una buca profonda, a contatto con la terra, vestita solo della clamide bianca e accompagnata dai simboli della potenza: il capo rivolto a nord-ovest, verso la Grande Pianura. I druidi e le sacerdotesse, seguiti dalla gente del villaggio, si incamminarono sulle vie del ritorno. La cerimonia aveva occupato l'intera giornata ed era giunto il tempo di compiere l'ultimo atto. La luna, quella notte, sarebbe stata di nuovo nel cielo e al suo apparire il popolo di Baar Ailt si ritrovò davanti alla grande pietra dove era stato deposto il corpo di Taliesin e dove il druida anziano del villaggio aveva cantato le sue lodi. Druidi e sacerdotesse girarono in cerchio per tre volte intorno alle pietre, pronunciando parole di potenza. Il luogo venne in questo modo collocato fuori dallo spazio e dal tempo dei mortali. Il popolo avrebbe potuto rimanere ancora quella notte e poi il luogo sarebbe rimasto, per sempre, interdetto, sino a quando non fosse venuto dal nord un druida, chiamato dal suo stesso destino, per costruire sulla grande pietra un tumulo in onore di Taliesin.

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