Capitolo XVIII
PAROLE SENZA SENSO?

"Caraigni scin ...". Le parole erano arrivate nella mente di Nicodemo e si erano dirette verso la mano, che aveva tracciato strani segni sul foglio. Non era la prima volta, ma gli amici riuniti intorno al tavolo rimasero esterrefatti. In precedenza erano arrivati suoni, nomi, qualche aggettivo qualificativo, l'indicazione di un ruolo. Nicodemo aveva sentito i primi suoni al ristorante e aveva chiesto carta e matita per fissarli. Allora quelle parole strane apparivano prive di senso e nulla lasciava intravedere la possibilità di darne uno qualsiasi. Già dal primo viaggio a Cevo Nicodemo aveva percepito "Aua" e subito dopo "Euia", accanto ad altri suoni meno chiari. A marzo al gruppo si era aggiunto Pietro e una voce aveva pronunciato all'orecchio di Nicodemo una frase, subito registrata, ma rimasta, come le altre, senza senso.

Nei giorni successivi l'invio di parole si era intensificato, sia nei viaggi a Cevo, sia a casa di Nicodemo. Il 30 maggio, dopo la presentazione alla stampa dei ritrovamenti relativi all'altare del
serpente e ai cerchi di pietre, era arrivata una frase più lunga e la sua scrittura era stata guidata a formare quattro righe ben distinte. La lingua era del tutto sconosciuta, ma a Gabriele venne il dubbio che avesse qualche parentela con il gaelico. L'esperienza di Baar Ailt era legata al mondo celtico e non era impossibile che i messaggi che arrivavano fossero composti nella lingua degli antichi abitanti del luogo.

Cominciò così un'avventura linguistica affascinante e al tempo sbalorditiva.
Le quattro righe, passate al vaglio di vocabolari reperiti su Internet, avevano un senso compiuto di alto significato. Il testo era sorprendentemente chiaro:
"Regola del tempo antico.
Il risultato si ottiene
Con la volontà e procedendo a passi leggeri.
La qualità è delicata".
Parole di saggezza, messe in rima in una lingua antica da qualcuno che stava guidando il gruppo di amici. Anche le frasi precedenti avevano senso. La voce aveva descritto Pietro come "nostro ospite" e "nostro fratello" e a Nicodemo che, preoccupato, stava pensando di interrompere l'esperienza, era giunto, sempre nella lingua antica, un incitamento che tradotto, suonava: "Che incominci a battere il piede", ossia: "Cammina, non fermarti".

Passato il primo sbalordimento collettivo, iniziò, nel gruppo di amici, una lunga discussione. Chi comunicava? Qual era lo scopo di quel contatto? Le frasi, a ben vedere, erano pronunciate in modo che fosse possibile rintracciare le parole sul vocabolario. Una pronuncia corretta avrebbe reso impossibile ogni riscontro, soprattutto in considerazione dell'assoluta estraneità dei componenti del gruppo alla conoscenza del gaelico. Era evidente che qualcuno voleva comunicare con il gruppo di amici, educandoli, via via, alla comprensione di messaggi sempre più complessi.

Di lì a poco, a conferma di quanto gli amici avevano pensato, giunse un nuovo messaggio, anche in quel caso in rima e ancora una volta la traduzione risultò avere un senso compiuto.
"Dell'oceano in nome,
antiche leggende suona la spuma
in tempeste di vento e di pioggia.
Così, liquida stilla,
il bel tempo,
del File narra la saliva".
Non vi era più dubbio. Era in atto una comunicazione complessa.
"Ca raigni scin ...", da questo punto di vista, rappresentò un nuovo capitolo. La traduzione si rivelò più difficile e mise in evidenza la possibilità di raggruppare i suoni in modo diverso, fino a fornire tre versioni. La prima evocava un'immagine di pace domestica. La seconda introduceva un elemento affascinante e in linea con la temperie culturale celtica, così come era stata ricostruita dalla copiosa letteratura sull'argomento, peraltro basata su fonti piuttosto limitate.
"Quando arriva il vecchio saggio
la mente brucia e ribolle.
La grande bellezza della comprensione, con il desiderio
vedrà la fascinazione dell'isola avvolta nelle nebbie
e la grande bellezza dell'incanto
della terra fatata delle vergini.
Così è il costume".
La terza aveva un contenuto filosofico.
"Vecchia mente amica,
saggia è la sua esperienza nella tradizione.
Vicino, la mente, fatata, zampilla
nel grande cielo con il Santo;
lassù, dove l'età esperta germoglia.
Come è piccola la sua grande età.
La sua non è saggezza
senza la sua mente fatata
con la tradizione".
Tre versioni e tre livelli di significato.
Un messaggio in italiano, giunto a Pietro nel bel mezzo della notte, avrebbe messo, di lì a poco, in chiaro il perché di tre versioni.
"I tre sensi sono sapori del cuore.
Uno è quello letterale.
Uno è quello che si schiude ai poeti che vedono le cose riposte nel mondo.
Il terzo si schiude ai veggenti che con il cuore percorrono i tre mondi.
Il mondo delle verità è un'alta montagna da scalare".

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