| Capitolo
XXIV |
"VAI
LIBERA NELL'ARIA" |
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"Ho sognato che nella notte tra il 3 e il 4 di luglio, quando la luna sarà nel cielo, sul colle avverrà un rito, che avrà degli effetti molto belli. Devi esserci". La telefonata di Nella era arrivata di sorpresa. La domenica precedente Gabriele aveva guidato Nella, Romeo, Lorena e Sara a visitare l'Androla, il Molinello, il percorso sacro del serpente, la fonte ferruginosa. Gli amici non erano avvertiti delle esperienze fatte da Gabriele, da Nicodemo, da Eva, da Irene e dagli altri componenti del gruppo. Sapevano solo che il luogo era "fatato", ma l'accezione del termine era ampia e poteva anche essere riferito alla bellezza della natura e alla singolarità delle scoperte archeologiche. La giornata, già piacevole per quanto c'era da vedere con gli occhi, lo era diventata ancora di più quando spontaneamente Nella, Lorena e Sara, sia pure con intensità diverse, avevano "visto" attorno a loro persone la cui descrizione corrispondeva a quella di "quel mondo" già incontrato da Gabriele, Nicodemo e dagli altri componenti del gruppo. Per Gabriele le nuove testimonianze avevano valore particolare, in quanto Nella, Lorena, Sara e Romeo non avevano sino a quel momento avuto alcun contatto con il luogo e non avevano alcuna cognizione relativa ai popoli antichi che lo avevano abitato. La telefonata, inattesa, di Nella ebbe subito una risposta positiva. Gabriele non era convinto che sarebbe effettivamente potuto accadere qualcosa. Pensava che il sogno fosse frutto delle emozioni della domenica precedente, ma l'idea di una serata in montagna era comunque piacevole. "Ve bene, vengo. Chi c'è con noi?". Nella rispose che aveva già sentito gli altri e tutti, Lorena, Sara e Romeo, avevano dato il loro assenso. Si dettero appuntamento a Pisogne. Il programma prevedeva una pizza e il proseguimento della serata sul colle. Non fosse accaduto nulla, avrebbero comunque goduto del fresco della montagna, più che mai gradito in un periodo nel quale la pianura era oppressa da un'afa asfissiante. Quando giunsero alla deviazione per Cevo, Sara sentì la presenza di qualcuno: era inquieta. Continuava a guardare dal finestrino dell'automobile, finchè trovò il coraggio di dire che le pareva di vedere sulla strada persone vestite con strane fogge che salivano verso il paese. Quando giunsero sul colle dell'Androla gli amici si predisposero ad aspettare che accadesse qualcosa, ma con il passar del tempo e il raffreddarsi dell'atmosfera, Gabriele, giunto al quarto sigaro, disse che non se la sentiva di aspettare oltre. Non c'era nulla da vedere, salvo la bellezza del paesaggio e, data l'ora, quasi le due di notte, era utile riprendere la via del ritorno. Gli amici, pertanto, anche se delusi, si incamminarono verso l'automobile e, messo in moto il veicolo, fecero qualche centinaio di metri. Fu a quel punto che la luna spuntò da dietro la montagna e Nella quasi gridò che quella era l'ora, quello il momento. Girata l'automobile il gruppetto fece ritorno sull'Androla, ma ancora una volta, acceso l'ennesimo sigaro, Gabriele dovette constatare che, quantomeno per quanto riguardava lui, non c'era altro che il paesaggio e il frinire dei grilli. In quel momento Lorena zittì tutti. Per lei era cominciata la strana sensazione di essere entrata in un altro mondo. "Vidi per prima cosa - raccontò poi, non appena ebbe recuperato la calma - una specie di tavolo rotondo fatto di pietra, porosa e scura, al quale si avvicinarono cinque donne dal volto vecchio, ma agili nei movimenti, con capelli lunghi e spettinati. Vestivano con abiti uguali, di colore blu scuro, con una strana cintura in vita e sulle spalle sembrava avessero un foulard dello stesso colore dell'abito. Ad un tratto presero a danzare attorno all'altare e dopo qualche minuto (o ora, visto che non avevo la cognizione del tempo), si misero tutte e cinque sul lato destro dell'altare e si inginocchiarono. Nello stesso istante arrivarono alcuni uomini, vecchi anch'essi, vestiti di marrone. La casacca era più scura dei pantaloni e la stoffa sembrava fustagno. Si misero dietro alle donne che aspettavano con loro in raccoglimento. Ad un certo punto una luce bianca e fortissima, ma non fastidiosa, è apparsa al mio lato sinistro e dalla luce è comparsa una figura d'uomo, con una tunica bianca, lunga fino ai piedi, con un simbolo color porpora contornato d'oro sul petto. Anche ai bordi delle maniche molto ampie c'erano dei ricami con gli stessi colori: porpora e oro. L'uomo era vecchio, ma quello che mi ha colpito di più è stata l'influenza che aveva su tutte quelle persone, un centinaio tra uomini e donne. Aveva un viso dall'espressione molto dura e severa". Gli amici ascoltavano il racconto con crescente stupore. Gabriele, pensieroso, si stava rendendo conto che ancora una volta il popolo di Baar Ailt si era mostrato. "Come l'uomo è apparso - proseguì Lorena - le cinque donne hanno alzato sul loro capo il foulard e sia loro che tutte le persone presenti hanno chinato il capo. L'uomo le fissava intensamente, sempre con quello sguardo che incuteva timore. Ad un certo punto la prima donna in ginocchio si è alzata venendo verso l'uomo; da dietro gli ha messo le mani sulle spalle come se lo volesse far avvicinare alle altre, ma lui era impassibile: non uno sguardo o un gesto, niente! Volevano qualcosa da lui che lui non dava! La stessa è tornata poi al suo posto, si è rimessa in ginocchio col capo chino e dopo pochi istanti mi ha guardato e allungato la mano verso di me (era una richiesta di aiuto) facendomi capire che ormai solo io potevo smuoverlo. Ho fatto esattamente i movimenti che aveva fatto lei, dicendogli di avvicinarsi a loro, di dire loro qualcosa. A fatica si è mosso, poi guardando una delle cinque donne ha pronunciato per tre volte una frase a me incomprensibile in una lingua mai sentita. A questo punto la donna ha alzato gli occhi verso di lui. Era giovane, con occhi stupendi dal colore blu notte/nero, aveva lacrime di commozione, capelli neri, lunghi, pettinati e un volto meraviglioso. Anche le altre donne ora erano ringiovanite, ma lei era la più bella. Anche il primo uomo della fila (alla mia sinistra) era commosso, anche lui aveva le lacrime agli occhi, ma rimaneva con il capo chino, non osava guardare l'uomo vestito di bianco. Ricordo a quel punto, non so per quale strana forza, di aver preso la mano di quell'uomo così solenne e burbero e di averla passata sul capo della donna. Ebbi l'impressione che fosse un un perdono ufficiale. Da quel momento si respirava aria di gioia. Un raggio di luce mi indicò un punto preciso dove dovevo portare quell'uomo maestoso; lo dovevo scostare da lì, il suo compito era finito. Non si dovevano voltare le spalle all'altare; conducevo quell'uomo nel punto camminando all'indietro e girando intorno al tavolo di pietra. Rimasi a guardare tutta quella gente che si allontanava divisa in due gruppi, ma la cosa più bella era che lui aveva ridato loro la gioia. La frase, ricordata successivamente aveva un significato coerente con la visione. Il druida vestito di bianco aveva detto, e per tre volte: "Ut vas, vetriel", ossia "vai libera nell'aria". Il racconto di Lorena riportò alla memoria degli amici le sensazioni avute la domenica precedente. Il gruppetto si era incamminato verso il vecchio cimitero e aveva avvertito i segni di presenze strane. Sara era arrivata sino in fondo al muro e ad un certo punto aveva sentito una strana forza e le gambe che le cedevano. Era scappata verso gli altri, impaurita. Nella aveva sentito alcune persone dietro di noi in processione. Arrivati alla fontana di pietra, Sara voltandosi, aveva visto le persone in processione che si dividevano in due ali. Al centro arriva un vecchio, con una veste lunga. Sara aveva poi sentito la presenza del vecchio anche al ristorante. Al Molinello, davanti alla pietra dolmen, Lorena aveva sentito particolari energie e Sara aveva visto sul dolmen un piccolo braciere. Arrivati all'altare del serpente Lorena si era bloccata. Non era l'effetto della rapida salita. Non le mancavano le forze e nemmeno il respiro. I piedi si erano incollati ed un metro dal masso. Gabriele si era messo accanto al serpente, sul gradino. Sara era dietro a Lorena e la spingeva. "C'è gente intorno" aveva detto Sara all'improvviso. C'era silenzio e tensione. Gabriele aveva allungato la mano invitando Lorena ad avanzare. La stessa cosa aveva fatto Nella, messasi nel frattempo dall'altra parte della testa del serpente. Lorena, tirata e spinta, si era piegata sino a toccare terra con la fronte, ma i piedi erano rimasti incollati al terreno; vedeva davanti a sé un burrone profondissimo, una voragine; aveva paura. Ad un certo punto, invitata a fare un passo, finalmente si era decisa ed era salita sul serpente. Era rimasta a lungo ferma. La paura tutto a un tratto era scomparsa. Il baratro non c'era più e Lorena sentiva una profonda pace. L'antica virtù terapeutica del luogo aveva rinnovato i suoi effetti? Poteva essere. Oppure Lorena, grazie a quel luogo, aveva superato la paura del salto nel vuoto, del tuffo in altre dimensioni? L'esperienza sull'Androla, il suo partecipare sicura e senza timore ad un rito che si sapeva in un'altra dimensione spazio temporale, pareva far propendere per la seconda soluzione. Le iniziazioni avvengono per gradi e Lorena si era incamminata su una via che non avrebbe mai immaginato. |
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