Capitolo XXV
LA DONNA CHE NON C'ERA

Qualche giorno dopo le esperienze straordinarie di Lorena, Gabriele e Irene invitarono a una gita due amiche, Gina e Luciana, abituate a cogliere eventi straordinari, ma inconsapevoli del mondo fatato che stavano per vivere.

Arrivate in mattinata sull'Androla, Gina e Luciana avvertirono immediatamente vari punti di energia, ma soprattutto un vortice sulla sommità dell'Androla. Un vortice molto forte, la cui sorprendente
presenza non fu minore di quella suscitata dalla vista da parte di Irene di un altare rotondo, di pietra scura e porosa, che rifletteva la luce, nonostante la sua superficie fosse rugosa. Sull'altare era sospesa una pietra a forma piramidale, dalla quale scendevano raggi azzurri.

Scendendo dal colle, salutarono una signora con due bambini. Luciana chiese a Gabriele se il costume della signora fosse quello tipico del paese e se c'era una festa. "La signora vestita in giallo - rispose Gabriele - mi pare abbia un abito assolutamente normale".
"L'altra - ribattè Luciana - quella che è passata dietro". "Quale altra?".
"Aveva un vestito lungo blu, con una cintura in vita color cuoio chiaro e con una pettorina. La donna era giovane, con i capelli lunghi e neri. Le bordature del vestito erano fatte con ricami dorati, della forma della fontana vicino alla trattoria".

"Forse - commentò Gabriele - hai "visto" una signora dell'altro tempo".
A tavola, durante una pausa per il pranzo, la signora si ripresentò mostrando ad Luciana un anello, che teneva girato verso il palmo della mano: d'oro, con un pallino più grande e tre pallini più piccoli. Gina e Luciana, abituate ai fenomeni medianici, non si lasciarono sorprendere. L'altro mondo continuava ad essere prossimo e vivo.

Finita la pausa prandiale, il gruppetto si recò verso la chiesa e il cimitero. Luciana, ad un tratto, chiese cosa fosse la cupola d'oro che vedeva sul campanile, accompagnata da tre sfere più piccole. "Non c'è alcuna cupola d'oro - rispose Gabriele -. Forse sei ancora in un altro tempo".
Gina e Luciana, di lì a poco, sentirono il suono argentino di un triangolo, ripetuto più volte e con un ritmo costante, e il salmodiare di voci maschili e femminili. Una nenia con frasi e suoni ripetuti tre volte. C'era una processione con gli uomini davanti e le donne dietro. In mezzo c'era una portantina, sulla quale era adagiato un vecchio vestito di una tunica bianca. Le braccia erano incrociate sul petto. Nella mano destra stringeva un bastone, che finiva a spirale e nella sinistra un altro bastone, terminante in una forma che ricordava un serpente. Il vecchio era morto e la cerimonia era il suo funerale. La salma era ricoperta con un drappo bianco damascato, orlato d'oro, con al centro un simbolo color porpora orlato d'oro.

In quel giorno estivo Gina e Luciana, fino a qualche ora prima del tutto inconsapevoli di quanto le aspettava, avevano assistito alla cerimonia funebre in onore di Taliesin.
Le porte del tempo si erano riaperte per mostrare agli uomini del ventesimo secolo quanto era avvenuto in tempi antichi. O, forse, quanto stava avvenendo era contemporaneo?
Non era dato capire, ma rimaneva da compiere l'ultimo atto. I tempi erano ormai maturi.

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