| Capitolo
XXVI |
VERSO
CARANTEC |
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Era giunto il momento di partire. La luna era da poco entrata nella fase calante e il tutto doveva essere compiuto entro l'11 di agosto, giorno nel quale l'astro notturno, che in quella giornata era "nero", avrebbe coperto il sole. Strano giorno, quell'11 di agosto del 1999, compleanno di Gabriele e indicato da illustri veggenti come la fine del mondo e dalle congiunzioni planetarie, studiate dagli astronomi, come il tempo di passaggio dall'era dei Pesci a quella dell'Acquario. A rendere eccezionale l'11 di agosto del 1999, secondo gli astrologi, non era tuttavia solamente l'eclisse di sole, ma una ricca serie di eventi astrologici. "Nel cielo - dicevano i competenti - si formerà una croce perfetta il cui braccio orizzontale vedrà opposti Marte e Saturno, rispettivamente nei segni dello Scorpione e del Toro, mentre quello verticale opporrà Sole e Urano, rispettivamente in Leone e Acquario . I quattro segni zoadiacali coinvolti saranno quelli che l'astrologia considera "fissi", che cioè non sono duttili, non danno spazio ad aggiramenti e poiché si troveranno in opposizione, imporranno all'umanità una scelta decisiva nella trasformazione del pensiero. I segni citati, che corrispondono peraltro ai simboli dei quattro evangelisti, sono collocati nelle Case cardinali, che sono i pilastri di un oroscopo, quelli che indicano chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Le Case cardinali dell'11 di agosto 1999 sembrano ribadire il concetto che ci viene data la scelta tra "chiudere" ed "aprire", aprirsi al nuovo. Non a caso i segni Cardinali, Ariete, Cancro, Bilancia, Capricorno, segnano l'inizio degli equinozi e dei solstizi che "aprono" le stagioni. Ciascuno dei quattro segni appartiene ad un elemento diverso da quello degli altri: lo Scorpione all'Acqua, il Toro alla Terra, il Leone al Fuoco, l'Acquario all'Aria. Insieme esprimono il quaternario che costituisce il mondo, ogni cosa creata. I simboli dei quattro elementi, intrecciati, danno origine al sigillo di Salomone, che indica la forza che scaturisce dalla sintesi degli opposti". La croce è simbolo di luce. La fine del mondo, tanto temuta dai millenaristi e dai catastrofisti, era in effetti la fine di un mondo, segnata dallo scatto delle lancette del grande orologio della precessione degli equinozi, la quale segnalava agli uomini che nella primavera successiva il sole avrebbe superato l'equatore celeste in corrispondenza della costellazione dell'Acquario, dopo averlo fatto nella costellazione dei Pesci per oltre duemila anni. La luna nel periodo nel quale di notte non riceveva e non rifletteva i raggi del sole, avrebbe oscurato l'astro nelle ore del suo maggiore fulgore, creando un cono d'ombra lungo una fascia che avrebbe interessato anche la Bretagna. Il giorno più propizio sembrava essere il 4 di agosto. Alle 18.27 la luna sarebbe entrata nella fase del suo ultimo quarto e le indicazioni di chi aveva inviato i messaggi in gaelico sembravano, oltre ogni ragionevole dubbio, convergere su quel preciso momento. Gabriele era convinto della necessità di assolvere ad un compito. A confermarlo nella sua convinzione era arrivato un sogno, il cui significato era, a suo parere, esplicito. Sul letto di morte, posto su una terrazza a mare, stava un vecchio che Gabriele sentiva essere il nonno. Gli si era avvicinato e aveva visto non un uomo, un volto, ma una faccina minuscola, vetrificata. Aveva chiesto alla nonna dove fosse stato il nonno per tanti anni e lei, quasi infastidita, non aveva risposto. Gabriele era così ritornato una seconda volta a guardare il nonno, che nel frattempo aveva assunto una fisionomia simile a quella di un uomo, quasi si fosse sciolto dal vetro che lo comprimeva. Sul viso del morto, ancora troppo piccolo per essere del tutto umana, erano state tracciate dal padre di Gabriele, presente alla veglia, due righe blu. Ancora una volta Gabriele aveva chiesto alla nonna dove fosse stato il nonno per tanto tempo e non aveva ottenuto risposta. Gabriele era quindi ritornato una terza volta a guardare il nonno, il cui viso aveva finalmente assunto sembianze umane. Era il viso di un morto, ma di un morto da poco, con i lineamenti distesi e l'espressione serena. Ancora una volta, la terza, Gabriele aveva chiesto alla nonna dove fosse stato il nonno tutto quel tempo, ottenendone, per tutta risposta, una espressione infastidita. A quel punto il nonno aveva mosso un braccio, stendendolo, con un movimento lento, che indicava la difficoltà del gesto, come se l'arto fosse stato immobilizzato, pietrificato, per anni, forse per secoli. Gabriele aveva avuto l'impressione che il nonno avesse freddo e gli aveva porto un maglione. A quel punto la nonna si era precipitata sul vecchio che stava resuscitando, nel tentativo di un abbraccio, ma il nonno si era messo a sedere su una sponda del letto. Era un vecchietto dai capelli bianchissimi e ricciuti, con due occhi nerissimi dallo sguardo penetrante ed era vestito con una lunga tonaca bianca. Sorridendo aveva steso la mano verso Gabriele e lo aveva salutato con un ciao accompagnato da un tenero sorriso. Gabriele, a quel punto, aveva detto al padre che aveva assistito allibito alla scena: "Vedi? L'ho risuscitato". Il sogno sembrava indicare chiaramente un rito di liberazione; lo scioglimento di un incantesimo che aveva ridotto il nonno ad una morte apparente, vetrificandolo. La scena evocava le frasi giunte in gaelico che ricordavano il maleficio con il quale qualcuno era stato imprigionato in una casa di vetro, forse in una bolla di vetro, fuori dallo spazio e dal tempo e il richiamo insistente ad un rito di liberazione. Nicodemo aveva espresso molte perplessità sulla fase operativa, in quanto non riteneva si dovessero compiere gesti rituali o pronunciare frasi delle quali era ignota la reale portata. Le sue perplessità erano condivise da Eva e i due amici avevano deciso di non partire, confermati in questa decisione anche dall'arrivo, da poco annunciato, dei figli e dei nipotini. Nicodemo aveva detto a Gabriele: "Vai tu, vacci anche per me". Gabriele e Irene si misero pertanto pienamente nella fase degli ultimi preparativi. Le bacchette di legno di ontano erano state predisposte con cura, con la scrittura delle rune che erano arrivate dal cielo. Le frasi da dire erano chiare e anche la loro sequenza era stata definita. Gabriele, tuttavia, senza il sostegno di Nicodemo, non si sentiva sicuro, aveva paura di sbagliare nell'identificazione dei luoghi e dei tempi esatti. Fu a quel punto che giunse l'invito a pranzo da parte di Gina e di Luciana, le due amiche sensitive. Gina e Luciana, nei mesi di lavoro comune, erano diventate per Gabriele e Irene delle care amiche e nel sentire del viaggio avevano ipotizzato una loro partecipazione. Ipotesi che era diventata certezza dopo qualche giorno, quando era loro arrivato un messaggio che le invitava a recarsi al Tempio del Sole, a Nord e Carnac in Bretagna era con tutta probabilità la località indicata. La partecipazione delle due amiche fu per Gabriele provvidenziale, in quanto, con la loro esperienza lo avrebbero potuto certamente aiutare nella difficile impresa. La partenza avvenne di domenica e il lunedi successivo gli amici giunsero a Carnac nel primo pomeriggio, giusto in tempo per trovare l'albergo e per un primo giro di ispezione. Dopo alcuni tentativi rivelatisi vani, lo spirito di osservazione di Irene si rivelò prezioso. Le indicazioni arrivate per via medianica indicavano un luogo all'interno degli allineamenti vicino all'acqua. La lunga sequela degli allineamenti di pietre era completamente circondata da una rete che proteggeva i preziosi resti archeologici dalla mano, spesso insolente, dei visitatori. L'unico posto non cintato era una radura raggiungibile attraverso un piccolo sentiero che correva accanto ad un laghetto alimentato da una polla d'acqua sorgiva. La radura era completamente inerbata, ad eccezione di alcune strette strisce di terra che, incrociandosi, formavano due triangoli, la cui base coincideva e i cui vertici erano leggermente spostati l'uno rispetto all'altro. I vertici dei triangoli erano orientati verso il nord e, a ben vedere, con maggiore attenzione, puntavano nella direzione di Carantec, dove, secondo Gina e Luciana, c'erano il Tempio della Luna e le porte della Città sommersa. Carantec era la destinazione di Gabriele e gli amici ebbero la netta impressione che le due indicazioni fossero tra loro in stretta relazione. La sera, in un albergo posto accanto ad un tumulo dedicato a S.Michele, ossia al Dio Lug, che aveva tutte le caratteristiche di un osservatorio astronomico, gli amici si prepararono per svolgere, secondo le indicazioni pervenute a Gina e Luciana, un rituale che li avrebbe collegati con le forze degli Antichi. All'indomani mattina il bosco era fresco e il laghetto assolutamente tranquillo, sorpreso ogni tanto, nella sua incessante attività di effusione di acqua sorgiva, dal volo improvviso di qualche pesce, che provava, per un solo attimo, il contatto con il cielo, per poi rituffarsi nelle profondità della polla. Gli amici si posizionarono sui vertici del triangolo ed ebbero l'impressione molto evidente e quasi tangibile che accanto a loro ci fossero dodici Antichi, vestiti di bianco. Dodici uomini di altre epoche, usciti dalle porte dello spazio-tempo per accompagnare la celebrazione rituale che stava per svolgersi. La lettura di un testo di ringraziamento alle dimensioni più alte della Luce fu breve e accompagnato da una forte emozione. Poi le presenze svanirono, il bosco tornò alla sua normalità fresca e riposante e gli amici stettero a lungo a girovagare, godendo di quell'atmosfera molto terrena e, al contempo, così impregnata di un sapore antico e di presenze straordinarie. Eseguito il primo dei compiti prefissati, il gruppo prese la via di Carantec. |
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