| Capitolo
XXVII |
Il MERLINO
NEL CIELO |
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Il primo impatto con la cittadina bretone fu sorprendente. I messaggi avevano parlato di terre solcate e intrise d'acqua e in effetti, in quel punto, la bassa marea apriva alla vista una enorme pianura piena di alghe e di minuscoli granchi, raccolti da decine di improvvisati pescatori, armati di forchetta e di secchio. Una strada, che la bassa marea lasciava scoperta, portava ad una collina e le indicazioni dicevano: "Quasi sulla collina". Gli amici fecero una prima perlustrazione della collina, che nella sua prima parte era abbastanza bassa e ospitava spiagge e insenature, che l'alta marea ricopriva, lasciando in evidenza le barriere rocciose e le bellissime case a picco sul mare. La strada si inerpicava poi sulla parte più alta della collina, maggiormente edificata. Osservando l'orizzonte dal punto più basso, si vedeva da un lato la spiaggia lasciata libera dalla marea, con alcune collinette destinate, a ore alterne, alla loro funzione di isolotti e di fari di segnalazione. Volgendo lo sguardo a est, oltre uno stretto braccio di mare, si poteva facilmente vedere la costa del Tregor. "Oltre il mare il Tregor", avevano detto i messaggi, e anche questo particolare tornava. Gli amici fecero rientro in albergo. Era necessario studiare il corso delle maree e il cambiamento di fase della luna, poiché i messaggi avevano indicato come momento propizio per quanto era necessario fare l'ultimo quarto di luna calante. Il mattino seguente fu dedicato alla visita del Tregor, per verificare dall'altra parte dello stretto se la costa poteva dare qualche indicazione ulteriore, ma un'acqua battente aveva impedito qualsiasi approccio. Il pomeriggio fu dedicato ai preparativi. Gabriele si era portato con sé tre bacchette di ontano, ognuna segnata con un'iscrizione runica, arrivata a Pietro per via medianica. Gina e Luciana, all'approssimarsi della bassa marea raggiunsero a piedi la collina, per la via più lunga, lungo le spiagge che emergevano per prime. Gabriele e Irene seguirono di lì a poco in automobile, con la piccola cagnetta Lu, che appena approdata sulla spiaggia si scatenò in una serie di corse, inzuppandosi con l'acqua salmastra. La gioia della cagnetta sembrava essere in sintonia con il luogo, frequentato da pochissime persone, dal momento che i bagnanti, dopo il piovasco mattutino, avevano disertato il bagno quotidiano. La marea scese lentamente fino al suo punto più basso, lasciando in evidenza tutti i segni del terreno. Terre solcate e inzuppate dall'acqua e una baia, dalla quale si vedeva il Tregor, furono di nuovo i primi punti di riferimento. Una serie di rocce portava ad un piccolo promontorio, sulla cui destra si ergeva un'abitazione in pietra. Anche in questo caso le indicazioni e la realtà coincidevano. Sul promontorio si vedeva chiaramente un masso, dal quale era possibile osservare l'intero fiordo. Gli amici scalarono le rocce e raggiunsero l'altura. Il masso era posto su una piccola spianata. Alla sua destra una stretta striscia di roccia, larga un palmo, permetteva di girargli attorno. Oltre c'era un precipizio. Alla sinistra del masso una striscia di terra, l'unica presente sul posto, esattamente come era stato indicato dai messaggi. Gabriele aggirò il masso cubico e si trovò su di un piccolo gradino. Alla sua sinistra una pietra d'angolo impediva la vista piena del fiordo e anche in questo caso le indicazioni coincidevano perfettamente con quanto i luoghi offrivano. Non c'erano più dubbi, il luogo era quello indicato e a ulteriore prova Gabriele trovò una penna nera di una cornacchia. C'era solo da aspettare il cambio della luna, previsto per le 6.25 pomeridiane. Gabriele occupò il tempo restante a perlustrare il circondario, per essere sicuro di non sbagliarsi. All'incirca alle sei gli amici si posizionarono sul promontorio. Gabriele aveva avuto la sensazione che le bacchette dovessero essere poste sul masso e quando di apprestò a farlo vide che il blocco di granito era stato scavato sui lati con tre solchi profondi. Inserì nei solchi le bacchette, in un ordine che seguiva quello delle frasi runiche scritte in precedenza. Tutto era pronto. Orologi alla mano gli amici aspettarono il cambio della luna e quando fu il momento, Gabriele aggirò il blocco, si pose sul gradino di fronte al mare e pronunciò nell'ordine le frasi che erano arrivare a Pietro per via medianica assieme alle rune. Il tutto si svolse nella massima calma e nel silenzio più assoluto, rotto solo dallo stridio dei gabbiani e dall'abbaiare insistente di un cane che aveva visto, dalla spiaggia, quello strano uomo in piedi sul promontorio, che muoveva le braccia e si batteva la fronte con l'indice e il medio della mano destra. Il rito fu presto concluso e gli amici abbandonarono in fretta il luogo, non solo per riprendere la terra ferma, visto che la marea stava già montando, ma anche per seguire le indicazioni che nel frattempo erano arrivate e che parlavano di una forte energia che si sarebbe liberata e che avrebbe potuto avere degli effetti shoccanti su chi aveva compiuto il rito, se fosse rimasto nei paraggi. Il Merlino era di nuovo nel cielo. |
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